
Un romanzo autobiografico, il cui protagonista e’ il cambiamento. Un cambiamneto, o progresso a seconda del giudizio che ne vogliamo dare, che non ha eroi, ma e’ collettivo; che nel corso degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta tocca, come una bacchetta magica, cose e oggetti di uso quotidiano, modi di vestire, panorami e, soprattutto, l’ anima di quelli che furono giovani in quei decenni di grandi speranze che finirono per infrangersi, forse definitivamente, con l’ assassinio di Moro, con il quale, forse non a caso, si chiuse il romanzo.
“Il terrorismo degli anni Settanta – osserva Paola Martini – ha finito per omologare un intero movimento giovanile alle frange piu’ estreme, di fatto criminalizzandolo, cancellando la memoria di tutto cio’ che e’ stato il portato positivo di quel periodo. Ho voluto scrivere questo romanzo per recuperare la memoria di quegli anni che furono forti, per intensita’, impegno, speranza e cambiamento”.
Il percorso di crescita accomuna una intera generazione. Una generazione con basi solide, che aveva conosciuto i racconti della guerra e lo stile spartano del vivere degli anni immediatamente successivi, quando tutto veniva riciclato e riutilizzato e la parola spreco sapeva ancora di peccato. Paola, figlia di democristiani benestanti, inizia il suo personale percorso con l’ avvicinamento a Gioventu’ Studentesca, movimento cattolico nato per iniziativa di Don Luigi Giussani, da cui presto si allontana, scoprendone la dimensione “gerarchica e maschilista”, per approdare al Manifesto. Quindi il volontariato nel doposcuola, per dare una mano ai figli degli immigrati dal Sud. Poi la scoperta della propria femminilita’, la liberazione dal tabu’ della verginita’ prematrimoniale.
Qualcosa si rompe nel ’69. In piazza Fontana s’ infrangono certezze e speranze. Alcuni di coloro che volevano cambiare il mondo si convincono che lo Stato borghese non puo’ essere cambiato, puo’ solo essere abbattutto. Qualcuno sparisce di scena ed entra in clandestinita’, altri si rifugiano nell’ irrealta’’, attratti da paradisi artificiali, altri ancora si disperdono nella vita adulta con il suo inevitabile carico di impegni. Ma il seme gettato in quegli anni ha comunque germogliato un cambiamento, tangibile nella scuola senza piu’ sbarramenti di ceto, nello Statuto dei lavoratori, nelle conquiste delle donne e della classe operaia. E il romanzo do Paola Martini e’ li’ per ricordarcelo, in tempi in cui speranza e progresso suonano ormai come parole prive di senso. Non un amarcord, ma una sferzata di energia, capace di risvegliare la voglia di un rinnovato impegno, in chi quegli anni ha vissuto, e di spingere i piu’ giovani ad abbattere muri, reali e virtuali, che impediscono di gettare il cuore oltre l’ ostacolo.
Grazia Carifi

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