“Questo è un affare della Baiona” si diceva in Piemonte negli anni 30, dopo che l’importante Banca Agricola saltò per aver concesso al finanziere Gualino troppi finanziamenti garantiti da obbligazioni della Cassa di Risparmio di Bayonne (località turistica francese sull’Atlantico ai confini con la Spagna), obbligazioni risultate false e prodotte dal truffatore Stavisky (su cui è stato fatto un bel film). Il fallimento dell’Agricola, che aveva sportelli in tutto il Piemonte e in Liguria, fece decollare il San Paolo, che aveva solo 2 sportelli ma grandi riserve, e Bankitalia ordinò il trasferimento degli sportelli e dei depositanti.
Adesso ci troviamo di fronte a bidoni molto più ingegnosi, costruiti dalle grandi banche angloamericane con la complicità delle conterranee società di revisione: dopo la vergognosa vicenda dei subprimes, cioè la vendita in giro per il mondo di pacchetti di crediti al consumo inesigibili, mischiati con rate scadute da tempo di mutui fondiari, il tutto certificato dalle società di revisione per confezionare quello che i nostri nonni chiamavano “truffa all’americana”, e venduto alle credulone banche europee come moderni “prodotti finanziari” (la Deutsche Bank è per questo sull’orlo del fallimento, e il governo tedesco che tuona contro gli aiuti di stato in sede UE non sa come farvi fronte), sono entrati sul mercato altri ingegnosi prodotti, tutti basati sulla confusione tra un normale contratto tra due operatori e le successive quotazioni di un mercato specifico, non regolamentato nè controllato da nessuno: parlo dei “derivati” sui prestiti, dei futures sui contratti di borsa merci (in genere Chicago) e adesso dei bitcoin, emessi sostanzialmente da ignoti: una non valuta che viene quotata, quasi sempre in aumento, non si sa bene dove e da chi: il fai da te dei ragazzini col computer.
Adesso sembra che la maggior parte delle banche non si presti più a trasferimenti di fondi verso gli emittenti dei bitcoin (era ora). Ma per i derivati è appena cominciata la battaglia, con una sentenza della corte di giustizia europea che autorizza i debitori a richiedere indietro gli interessi pagati, perchè non specificati nel contratto ma determinati dall’andamento di un mercato non regolamentato, quello degli euribor. Cosa che stava scritta negli allegati in inglese tecnico dei contratti che da noi son stati firmati dal Tesoro, dagli enti locali, dalle coop e dal Montepaschi, ma evidentemente i firmatari non avevano tempo di leggerli perchè impegnati a contare la mancia che ottenevano…Da notare che la sentenza è stata emessa più di due anni fa, ma gli onnipotenti bidonisti son riusciti a rinviarne la pubblicazione fino a qualche mese fa. Dei futures, per ora non se ne parla nemmeno, anche se è legittimo chiedersi cosa ci sta a fare sul mercato una massa di futures sul petrolio pari a 150 anni dell’attuale produzione…
Claudio Bellavita

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