
Dalla Glasnost e dalla Perestrojka impariamo che il socialismo tecnologico richiede democrazia economica e trasparenza radicale: il controllo centralizzato soffoca l’innovazione, mentre un’infrastruttura digitale gestita dai lavoratori previene il monopolio algoritmico e massimizza l’equità sociale.
Le parole d’ordine lanciate da Michail Gorbačëv negli anni ’80 – Perestrojka (ristrutturazione) e Glasnost (trasparenza) – vengono spesso relegate alla memoria storica della dissoluzione sovietica. Tuttavia, se analizzate attraverso la lente della modernità, queste due direttrici offrono un quadro concettuale straordinariamente attuale per ripensare l’assetto del socialismo tecnologico e della moderna economia digitale.
La Perestrojka fu concepita per superare la stagnazione economica attraverso il decentramento e l’autogoverno. Applicata all’era contemporanea, questa riforma ci insegna che il socialismo tecnologico non può semplicemente sostituire i consigli di amministrazione delle Big Tech con direttive calate dall’alto da uno Stato burocratico. Al contrario, la “ristrutturazione” deve avvenire alla radice, introducendo nuove forme di proprietà digitale. La risposta socialista al capitalismo di sorveglianza risiede nel cooperativismo di piattaforma (platform cooperativism), dove i lavoratori e gli utenti possiedono, progettano e governano collettivamente le infrastrutture.
I mezzi di produzione digitale (algoritmi, server, database) cessano di essere monopoli privati e diventano veri e propri beni comuni. Dall’altro lato, la Glasnost nacque per abbattere la censura e promuovere una limpida circolazione delle informazioni. Nel contesto tecnologico odierno, la segretezza è lo strumento principale con cui i giganti del web esercitano il proprio dominio. Gli algoritmi di raccomandazione e i meccanismi di determinazione dei prezzi rimangono scatole nere inaccessibili. La Glasnost si traduce quindi nella richiesta di una trasparenza algoritmica radicale.
Un socialismo tecnologico efficace deve garantire ai cittadini il diritto di verificare le logiche del software. La trasparenza non è solo un correttivo etico, ma il prerequisito per una pianificazione democratica dei servizi digitali. L’esperienza storica ci impone di apprendere anche dagli errori del passato. La Perestrojka fallì perché attuata in modo disordinato, aprendo la strada a privatizzazioni selvagge. Oggi, le alternative digitali necessitano di tutele legislative, sovvenzioni pubbliche e reti di solidarietà per non essere fagocitate dal mercato capitalista globale. Rinnovare il socialismo nell’era digitale significa fondere l’autogoverno dell’economia con l’apertura totale dei dati, costruendo un ecosistema orientato ai bisogni sociali e non al mero profitto.
Raffaele Amendola

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