Tutto quanto si sta dicendo in questi giorni e negli ultimi tempi sfugge al
nocciolo centrale della questione GIUSTIZIA.
Sono d´accordo sulla abolizione della obbligatorietà dell’azione penale,
sulla separazione delle carriere dei magistrati, sulla riduzione della
lunghissima sospensione feriale e su quant´altro, ma evidenzio che il male
primo, ed assorbente su tutto, del nostro ordinamento GIUSTIZIA è che esistono
innumerevole norme non chiare sia del diritto sostanziale che processuale, sia
del diritto civile che penale che amministrativo.
Si è evidenziato che in Italia vi sono 9 milioni di processi in atto.
La cifra è impietosa ed indica, da sola, la forte difficoltà a fronteggiare
il fatto.
Nel penale l’indulto da solo non ha risolto il problema così come i Giudici
di Pace non hanno risolto il problema nel civile.
Nella legislazione attuale vi sono molte norme, sia nella legislazione penale
che civile, sia nella legislazione processuale che sostanziale, che non sono
chiare e che, pertanto, sono rimesse ad una elaborazione interpretativa del
Giudice.
Questo produce, tutti i giorni ed in tutte le sedi di Giustizia, una
legittima diversa interpretazione da parte di più Giudici di fronte allo stesso
argomento.
Il paradosso pratico, e di lettura elementare, è che nello stesso Tribunale
due persone a fronte dello stesso problema possono ricevere un trattamento
opposto se la rispettiva causa viene assegnata a due diversi Giudici (o a due
Collegi Giudicanti) che la interpretano – lo ripeto, legittimamente – in modo
diverso.
Ciò produce altresì che, di fronte a norme poco chiare, vengono articolate
(altrettanto legittimamente) difese in giudizio, anche in posizioni disperate,
in un tentativo di aver fortuna nel vedere la propria causa assegnata ad un
Giudice che potrebbe interpretare una norma poco chiara in senso favorevole.
Qui si spiega uno dei motivi del proliferarsi del numero delle cause.
Ciò è mortificante per la sola idea di giustizia.
Inoltre produce nel cittadino anche di media istruzione, che ha scarsa
dimestichezza degli ambienti Giudiziari, una diffidenza verso il Giudice
personalmente e complessivamente verso lo stesso mondo Giudiziario.
Per uscire da questo caos la petizione proposta dal PS è insufficiente.
Occorre invece arrivare al cuore del problema con una precisa e coraggiosa
scelta politica.
Tecnicamente è possibile insediando un organismo di studio presso la
Presidenza del Consiglio o presso il Ministero della Giustizia per elaborare un
libro bianco di tali norme, dividerle in branche e segnalare le diverse opzioni
risolutive.
Tale organismo deve essere aperto alle segnalazioni degli addetti ai lavori,
magistrati, avvocati e funzionari della pubblica amministrazione, ma aperto
anche al singolo cittadino che vuole segnalare una norma non chiara cui magari
è incappato.
All´esito di questo lavoro, cui necessiteranno non meno di 8-12 mesi, il
Governo, fatte scelte risolutive su ogni punto, potrà emettere 5 decreti legge
al ritmo di 2 mesi ciascuno.
Spetterà poi al Parlamento dare il tocco finale ad un lavoro che reputo
salutare ed epocale.
Gino Di Maro

Gino di Maro ,da buon addetto ai lavori ,ha pienamente ragione nell’evidenziare la confusione legislativa dei nostri codici ,pieni di norme,normine,normette che si intromettono in ogni spazio possibile ,si sovrappongono ,si contraddicono,giocano al ” ‘ndo’ cojo cojo “. Sembra quasi che la filosofia ispiratrice del nostro Legislatore ( ma sicuramente anche di molti amministratori locali), sia la seguente : più norme ci sono ,più probabile è la violazione delle stesse da parte del cittadino ,più facile reclamare potere personale e corrispettivi economici per la violazione.E questo fenomeno è effettivamente gravissimo . Anche perchè facilita (passando dal piano giuridico a quello personale ) l’aggregazione di cosca e quella di parte (c’è una magistratura che si autonomina “democratica”,ad imitazione di quei sistemi dittatoriali oligarchici che si autodefinivano “Demo-crazie popolari”) ; con l’oblio completo ,da parte dei nostri signori Giudici ,di quella caratteristica fondamentale della Magistrartura la quale ,secondo il nostro ordinamento certamente,ma in via di logica per evidenza problematica ,dovrebbe essere soggetta “soltanto alla Legge “. Alla legge di parte ,mi par di capire. La vedo dura ,caro Gino !