
Non sono esperto in materia giuridica ma, come ho scritto qualche giorno fa, la sentenza della giudice di Catania, Iolanda Apostolico, che ha disapplicato il decreto del governo Meloni perché in contrasto con la Costituzione e con le direttive Europee, mi pare fondata, a difesa di principi di garanzia elementari in uno Stato di diritto.
In ogni caso, toccherà alla Cassazione, a cui il governo ha fatto ricorso, pronunciarsi in materia.
Ma ecco che Matteo Salvini mostra un video in cui la magistrata appare in una manifestazione di 5 anni fa per chiedere lo sbarco di 137 migranti “sequestrati” sulla nave Diciotti dallo stesso Salvini allora ministro dell’Interno.
Dico subito che provo molta simpatia per questa militanza politica di Iolanda Diciotti, per il coraggio che ha avuto di esporsi, consapevole sicuramente dei rischi per la sua carriera ma evidentemente spinta all’impegno per ragioni morali e ideali.
Tuttavia, non si può non riconoscere che essa sia venuta meno a principi di comportamento su cui si è pronunciata anche la Cassazione, secondo cui “il magistrato può (…) partecipare ai partiti politici purché in maniera “non sistematica né continuativa”. Egli finché rimane magistrato, non può sottrarsi ai doveri inerenti alla sua posizione istituzionale; e, seppur collocato fuori dal ruolo organico della Magistratura, è tenuto a salvaguardare la propria indipendenza e la propria imparzialità, nonché la stessa apparenza di queste ultime, in modo da non compromettere la fiducia di cui – in una società democratica fondata sul principio di legalità – l’ordine giudiziario deve godere presso l’opinione pubblica”.
E ancora: «è incomprimibile il diritto dei magistrati a partecipare alla vita politica della società; ed è pura illusione immaginare la loro indifferenza ai valori, come la loro neutralità culturale. Occorre, tuttavia, tener distinta la “politica delle idee” – che, come tale, non contrasta con il dovere di imparzialità del magistrato ed è, perciò, ad esso consentita, sia pure col necessario equilibrio e la dovuta moderazione – dalla “politica partitica”, dalla lotta tra gruppi contrapposti, alla quale il magistrato, per la particolare collocazione costituzionale dell’ordine giudiziario cui appartiene, deve astenersi dal partecipare, a tutela di quella “immagine pubblica di imparzialità” che è coessenziale all’esercizio della funzione giurisdizionale che gli è demandata».
Insomma, un magistrato non solo deve essere ma deve anche apparire imparziale.
Proprio per questo, non mi piacciono tanti interventi di persone di sinistra che ho sentito ieri impegnati a difendere un comportamento che invece è criticabile e che se fosse stato compiuto da un magistrato di destra anche noi avremmo criticato aspramente.
Resta un ultimo punto da chiarire.
Dove e in che modo Salvini è entrato in possesso del filmato?
A parte l’aberrazione di un ministro della Repubblica che fa azione di dossieraggio contro una cittadina, c’è da chiedersi se non ci sia un abuso dell’ufficio pubblico a lui attribuito, cioè se il Ministro non si sia avvalso del suo ruolo per avere il video e usarlo poi a fini della lotta politica di parte.
Non saprei dire se questo comportamento configuri la violazione di una legge, sicuramente dal punto di vista politico rappresenta un uso delle istituzioni tanto abnorme che sarebbe sbagliato lasciar correre senza stigmatizzarlo nelle sedi appropriate e di fronte all’opinione pubblica.
Salvini agisce come un personaggio minore di un governo della Repubblica delle banane e con la responsabilità e la dignità di un ministro della Repubblica Italiana.
La Costituzione sancisce la necessità dell’imparzialità dei magistrati ma stabilisce anche che “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.
Enrico Rossi

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