Ci sarebbe da essere soddisfatti per la piega che stanno prendendo i rapporti tra politica e giustizia in Italia.
A Catanzaro un pubblico ministero viene messo sotto accusa perché si sospetta che usi metodi un po’ spicci nel condurre le sue indagini e che, come se non bastasse, abbia l’abitudine di servirsi dei giornalisti che frequentano la procura come di una sorta di ufficio stampa cui affidare ogni genere di notizie che dovrebbero restare riservate. Per dirla con altre parole, si fa strada l’opinione da noi manifestata più volte che non sempre le garanzie per gli indagati vengano rispettate e che l’idea della esistenza di un circuito mediatico-giudiziario a danno di presunti colpevoli, a volte reali innocenti, sia tutt’altro che peregrina.
A Milano un giudice per le indagini preliminari, Clementina Forleo, chiede al parlamento di mettere sotto accusa alcuni importanti parlamentari DS, fra i quali D’Alema. Lo fa accompagnando la richiesta con considerazioni improprie che prefigurano una condanna preventiva. La “terribile e severissima” procura di Milano, soprattutto gli eredi del “leggendario” pool, ad eccezione di Di Pietro (attualmente leader politico e intento a procacciare consensi al suo partito) non si dimostrano troppo d’accordo con il GIP. Addirittura il burbanzoso Gerardo D’Ambrosio, coordinatore del pool e passato alla storia per essere stato l’unico PM che riuscì a trovare non le prove della colpevolezza ma quelle della innocenza di Primo Greganti (PCI), assume il ruolo di stopper per marcare stretta “ad uomo” la Forleo; comincia col negare ogni legittimità alla richiesta della GIP su D’Alema ed altri parlamentari per proseguire criticando ogni suo passo, in ultimo la presenza alla trasmissione televisiva Anno Zero. E così la stessa opinione pubblica può constatare che avevano fondamento anche i sospetti che il “mitico pool” e la Procura milanese pendessero a sinistra; ed, inoltre, che certe trasmissioni televisive nelle quali si spara alzo zero, in una sola direzione e senza possibilità di difesa non sono esempi di corretta informazione ma di linciaggio mediatico.
Dunque, se ora tutto è chiaro e la verità si fa strada anche presso coloro che non volevano riconoscerla perché l’uso distorto della giustizia nemmeno li sfiorava, c’è da sperare che la soluzione del problema sia più a portata di mano.
E, invece, no! Perché in tutti questi anni la situazione si è incarognita e aggravata. I magistrati sono disposti a discutere al loro interno dei mali della giustizia ma considerano attentato alle loro prerogative se ne parla qualcun altro. E, cosa più grave, non hanno alcuna fiducia nella giustizia (cioè nei loro colleghi) essi stessi.
Quante volte abbiamo sentito dire che occorre accettare di essere giudicati dai magistrati, sottoporsi ai processi, etc.?
E allora perché per il pm di Catanzaro De Magistris, che deve essere giudicato da suoi stessi colleghi, si organizzano in appoggio raccolte di firme, piazze televisive e si parla di tentativo di intimidazione? In questo caso non si ha fiducia nei magistrati che lo dovranno giudicare?
P.

Lascia un commento