Naturalmente nessuno può mettere in dubbio
l’intelligenza del professore. Un uomo con un CV di tutto rispetto,
educato elegante e colto ma sgusciante e pieghevole. Duttile e
malleabile come una moneta falsa.
Così come non si può mettere in dubbio il
suo EGO, e la sua supponenza. Specie nel momento in cui tratta con
superiorità arrogante una giornalista, quella del parmigiano, che, pur
avendo avuto un comportamento non consono istituzionalmente, forse
non meritava quel trattamento. Non da quel tipo di persona, che ha
continuato a polemizzare anche quando era già uscita di scena. Cosa che
un vero signore in quella circostanza non dovrebbe mai fare. E non in
quella sede.
Questo è soltanto un aneddoto, ma spesso
proprio da un solo gesto eclatante si recepisce carattere e
personalità di un individuo.
Dagli strani silenzi che lo facevano
apparire una marionetta uscita dalle maglie dei vaticanensi che lo
proteggevano. Dall’apparente provenienza dal nulla, dalle nebbie
dell’Università di Firenze, che comunque non è l’ultima arrivata, ci
piove addosso
una serie di scoperte che non fanno certo pensare a un parvenue, a
uno sceso dal monte con la piena, come tanti membri del suo governo.
Anzi, dei suoi governi.
Il suo acerrimo nemico, con il quale ha
governato fino a pochi mesi fa e verso il quale ha avuto parole di
fuoco , tanto da renderlo, almeno apparentemente, sgomento, sostiene che
ormai ha perso il controllo, per l’impegno a districarsi fra Renzi, gli
americani e le spie. In un’intervista al Mattino, il leader leghista
gli si scaglia contro togliendosi anche il famoso sassolino dalla
scarpa. Contro il premier che si è detto pronto a riferire al Copasir
sulla questione della visita del ministro Usa William
Barr a Roma e sul Russiagate.
“Conte può andare quando vuole, la sua
parabola la vedo bella che finita. È confuso, da cinque giorni dice
tutto e il contrario di tutto, ma evidentemente c’è qualcosa che non
torna”.
Ora, tutto si può dire di Salvini, di tutto e
di più, ma non che abbia tenuto nascosto il proprio carattere. Un’amica
aveva definito Giuseppi l’acqua cheta, da sempre. E nessuno può
dimenticare il detto famoso. Quello sui ponti rovinati. In questo caso
i Governi.
“Il patto Pd-M5S diventi un’alleanza contro
Salvini e Raggi non si deve dimettere” intanto esordisce con voce
chioccia e sguardo pendulo il segretario piddino. Senza rendersi conto,
evidentemente, che tanti dei suoi sodali hanno capito ormai che non
si fa sempre politica contro qualcuno, ma ogni tanto si fa anche pro
cittadino. Che altrimenti si scoccia di brutto. E che qualche volta è
anche necessario costruire e andare oltre il “tutti e di tutto contro
Salvini”.
M quanto durerà? Sarà il fuoco amico a far
fuori il premier, e non le opposizioni. Primo inquietante segnale
durante la votazione sul Def, quando Franceschini avrebbe chiamato i
grillini, apparentemente molto tranquilli:
“Ragazzi fate qualcosa, chiamate i vostri. Avete visto l’ Aula? Siamo sul filo dei numeri“.
Tutto ciò premesso, cresce la fiducia nel
governo, secondo il sondaggio Ipsos del Corriere della sera. Sale il
gradimento del premier e dei leader dell’alleanza giallorossa.
Se son rose fioriranno.
Nota a margine.
Intanto , facendo il conto della serva si
evince che mentre dal TAGLIO dei PARLAMENTARI, fatta la somma algebrica
il risparmio sarebbe di 100 milioni pro anno, e il condizionale è
d’obbligo, con ALITALIA, tanto per esemplificare, la perdita è
stata di 360 milioni di pro anno, da almeno 15 anni.
Cara Ceretelli
Giuseppi il megalomane silente
“Si può competere con l’Intelligenza, ma non con la stupidità. L’Intelligenza ascolta,
capisce e, anche se non condivide, accetta. La stupidità si dimena nell’ EGO,
pretende ragione e non guarda oltre a ciò che vede la sua convinzione.” (per citare un anonimo del web)

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