
La parola “occupante” applicata a Israele viene spesso usata come se chiudesse da sola ogni discussione storica. Eppure nel 1948 la Transgiordania conquistò la Cisgiordania e Gerusalemme Est, espellendo o costringendo alla fuga le comunità ebraiche presenti nelle zone finite sotto il suo controllo. Nel 1950 Amman annesse quei territori, senza che quell’annessione ottenesse un riconoscimento internazionale significativo. Le linee del 1949 erano linee di armistizio, non confini definitivi.
Nel giugno 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni, Israele prese il controllo di Gerusalemme Est, Giudea e Samaria. Da allora il diritto internazionale prevalente considera quei territori occupati perché Israele vi esercita un controllo militare senza che la sovranità israeliana sia riconosciuta dalla comunità internazionale. È questa la base giuridica del termine “occupazione”.
Il problema nasce quando una definizione giuridica contemporanea viene trasformata in una ricostruzione storica. Dire che Israele esercita un’occupazione militare secondo l’interpretazione internazionale dominante è una cosa. Presentare gli ebrei come un popolo straniero arrivato nel 1967 a colonizzare terre con cui non avrebbe alcun legame è storicamente falso. Nel 1967 non esisteva uno Stato palestinese sovrano in Cisgiordania e le comunità ebraiche erano state eliminate da quelle aree appena diciannove anni prima.
Perché allora nell’opinione pubblica questa distinzione quasi scompare? Perché cinquantanove anni di controllo israeliano, insediamenti, checkpoint e presenza militare hanno prodotto un’immagine immediata molto più forte della memoria del 1948. La comunicazione politica vive di fotografie, non di archivi: chi controlla oggi viene percepito come occupante, mentre ciò che è accaduto prima tende a sparire.
Il paradosso è tutto qui. Israele può essere definito potenza occupante secondo il diritto internazionale senza che questo trasformi gli ebrei in stranieri in Giudea, Samaria o Gerusalemme
Una cosa è lo status giuridico contemporaneo di un territorio, un’altra è la storia di un popolo. Confondere i due piani non chiarisce il conflitto: serve soltanto a scegliere in anticipo chi debba apparire occupante e chi occupato.
Sempre due pesi e due misure quando si parla di ebrei e Israele…
Piero Terracina

Lascia un commento