La nostra avanzata età, non ci colloca, ahimè, nella categoria degli stagisti, per cui non possiamo “staggiarci” come ci ha invitato a fare un pezzo pubblicato su questo sito. Però, proprio la nostra “vecchiezza” ci permette di ricordare il mondo prima di Google, ovvero che cosa significava far ricerche prima dell’avvento della Rete. Ad esempio, ricerche per una tesi di laurea.
Dunque, il povero studente doveva armarsi di carta e penna, di un robusto paio di scarpe, di una dose di pazienza pressoché illimitata, e di una quantità di tempo impossibile da calcolare, sia pure per approssimazione. Equipaggiato di tutti questi strumenti, il suddetto studente entrava nei meandri della Biblioteca Nazionale e cominciava a cercare con lo stesso identico sistema usato dai rabdomanti, ovvero semplicemente guidato dall’istinto e dalle vibrazioni emanate dagli enormi schedari, il cui unico contributo alla ricerca era di essere messi in ordine alfabetico. Un indice per contenuti? Fantascienza. Un elenco aggiornato delle pubblicazioni? Follia pura. E non parliamo dell’Emeroteca, usufruibile solo se si disponeva già dell’esatta ubicazione – ovvero giorno, mese, anno e collocazione – del pezzo ricercato. Nel caso lo studente-rabdomante riuscisse a superare questa prima selezione naturale, dimostrando quindi doti da cane da tartufo provetto, veniva ammesso alla seconda parte del test di sopravvivenza per ricercatori, ovvero la richiesta dei libri necessari: che potevano essere momentaneamente in uso presso altri, oppure consultabili previa attesa di un’ora, causa il famigerato “turno” che veniva effettuato dai commessi per soddisfare le richieste. Una volta ottenuti i sospirati tomi, iniziava il meglio: la consultazione era possibile solo in loco, e naturalmente, tranne casi eccezionali, le fotocopie erano proibitissime – nel caso contrario, andavano ordinate e si ricevevano circa quindici giorni dopo – dunque bisognava leggersi tutto il tomo, magari per ricavarne solo tre righe, ovviamente da copiarsi a mano.
Ora, non neghiamo che questo addestramento, equiparabile per grado di difficoltà e doti richieste a quello degli agenti segreti del Mossad, sia stato certamente molto formativo – ma va anche detto che allora, come ora, chi non era attrezzato per forma mentale e per cultura generale a fare ricerche, era destinato ad annegare nel mare magnum delle opere a disposizione. E proprio qui sta il punto: uno strumento non è né buono né cattivo, è per l’appunto solo un mezzo che si può usare bene o male. Ma questo dipende da chi lo usa. Anche oggi, vediamo giovani stagisti che si perdono nei motori di ricerca perché non sanno fare ricerche, ma questo non dipende da Google, ci sembra. Chi fa analisi di mercato, rassegne stampa, chi ha necessità di reperire pezzi d’archivio o informazioni su un personaggio od un avvenimento, chi si occupa di marketing o di comunicazione in generale, benedice Google ogni giorno, esattamente con lo stesso trasporto col quale benedice l’inventore della posta elettronica. Perché sono due strumenti che ci permettono di compiere velocemente ed accuratamente un lavoro che, qualche anno fa, avrebbe richiesto tempi biblici.
Dunque, non demonizziamo il mezzo – impariamo ad usarlo, piuttosto, ed a sfruttare in modo intelligente le possibilità che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione. In modo che, oltre a “staggiarsi”, sia possibile anche migliorarsi.
Chiara Boriosi

Cara Chiara,
è una questione di italiano. Voglio dire: è possibile servirsi di uno strumento per negare con quello strumento l’itinerario che ha portato a lui? Non è possibile, e infatti non si riesce ad uscire dall’apologia del presente e della storia dei suoi strumenti, come appunto tu fai e come di fondo siamo tutti costretti. Ma è importante saperlo per non avere troppe illusioni. Antonio Dani
Siamo destinati a discutere perchè non ci capiamo. Che significa negare l’itinerario che ha portato ad uno strumento? E perchè il progresso che avanza con gli strumenti è irreversibile e fa paura? A parte il fatto che gli strumenti sono frutto dell’intelligenza applicata alla scienza, ma allora aveva ragione l’Inquisizione a condannare Galileo?! La negazione di sè e del proprio passato, è materia, laddove si presenti, da psicanalisti. Non credo che le nuove tecnologie siano negazione di qualcosa, viviamo in un continuum da quando è iniziata la storia dell’umanità della quale, credo, siamo tutti a conoscenza. Questo significa che le Biblioteche con gli incunaboli e Google possono non solo convivere ma fornirci due strumenti preziosi di consultazione invece dell’unico che avevamo prima e che, fra l’altro, per chi viveva lontano da una città dotata di Biblioteca, era molto difficile da usufruire.
Cara Chiara,
evidentemente siamo destinati a discutere. Voglio solo sottolineare la contraddizione logica: posso servirmi di uno strumento se volessi negare l’itinerario che ha portato a lui? Evidentemente no. E questo vale anche per Gutenberg, una storia fatta di conquiste attraverso strumenti è una storia irreversibile, e questo mi fa più paura dell’incendio di una biblioteca. O siamo liberi di rimettere tutto in discussione, e quando dico tutto dico Tutto, o siamo solo rotelline. Non auspico né lo scetticismo, né tantomeno il nichilismo, auspico il dubbio radicale che è altra cosa. Antonio Dani
E perchè mai, caro Antonio? Hanno dato fuoco alle Biblioteche? Hanno distrutto libri antichi? Che io sappia, non è accaduto nulla di tutto questo, e le opere sono tutte ancora consultabili laddove sono conservate. Non ho detto, nè pensato, che uno strumento possa sostituire l’altro, mi sono semplicemente limitata ad osservare che, in certi campi, la possibilità di utilizzare motori di ricerca costituisce un prezioso aiuto. Avverto un integralismo di fondo, in certe affermazioni, che in realtà mi preoccupa. Quando Gutenberg inventò la stampa, diede vita ad una diffusione del sapere che è paragonabile a quella oggi permessa dai motori di ricerca. E’stato un bene od un male per l’umanità? Io credo un bene, perchè penso che l’innovazione sia fondamentale alla nostra crescita. Basta capirla, e soprattutto capirne i limiti, possederla, invece di farsene possedere. Tutto qui.
Che la rete aiuti il povero studente rabdomante non c’è dubbio, e questo vale per l’Università dell’obbligo, italiana, europea e planetaria. Ma se io fossi così cattivo da voler dimostrare ad esempio che la rinascenza, cioè l’antenata della modernità e della rete, fu una pazzesca impostura, devo consultare le cinquecentine e precedenti incunaboli che sulla rete non stanno. Questo per dire che l’apologia di uno strumento cancella sempre le tracce che hanno portato a lui. E uno strumento di cui si perdono le tracce diventa ingovernabile, perché in pratica è sempre un’arma contro di noi, chiunque e comunque la si usi. Antonio Dani
Caro amico, stai sostenendo la mia tesi: il responsabile NON è il mezzo, ma chi lo usa. La libertà che garantisce la Rete va saputa usare, così come andrebbe certamente garantita in tutti i paesi del mondo. Ma la colpa non è di Google, ne converrai, che è solo un mezzo. E per chi lo utilizza facendo buon uso della propria intelligenza e del propiro libero arbitrio, è uno strumento prezioso. Perchè tanto livore? Pensi che non sappiamo distinguere fra semplici mezzi e responsabilità individuali?!
Non si può non condividere l’articolo di Chara per gòli aspetti positivi che ha rappresentato internet e dintorni. òla panoramica fatta “usando” le fatiche e le ricerche di uno studente, non giustificano lo sfascio in cui versa il mondo universitario dove baroni, e alcuni maiali in cambio di prestazioni sessuali ti rifilano prima..poi danno anche il trenta. A parte queste miserie umane e politiche, lo sfascio è dovuto ad una parte della casta che mediamente eè di sinistra, non si può trascurare Google in ordine al fatto che negli accordi commerciali vedi Cina, accetta di censurare diritti civili, norme democrati negate, tutele calpestate sull’altare del profitto e degli accordi con i comunisti cinesi. l’interesse della cina è conquistarsi un posto nel mercato mondiale ed essere la prima potenza industriale ed economica al mondo, però non si devono toccare i diritti, per ciu anche quelli dei più deboli, i nostrani vedono un branco di imbeccilii che violentano e picchiano un raggazzo con ngravi handicap. Sull’altare dell’intratteni,mento e del divertimento il video viene diffuso come se nulla intacasse i diritti, la privacy e il rispetto della persona. Ma l’importante è : non toccare google altrimenti gli studenti che fanno??? Vero Chiara!