Prendendo le mosse dal rilievo di Ciuffoletti della necessità che le forze liberali e socialiste, piuttosto che discutersi e piangersi addosso, si rivolgano direttamente alla società civile, osserva come non sia affatto esaltante constatare che una società laica, nella sua stragrande maggioranza orientata ad integrare i valori della libertà e dell’uguaglianza in una visione moderata e tollerante dello svolgersi dei rapporti sociali, veda espunta dai luoghi della rappresentanza politica proprio chi meglio ne interpreta i bisogni e le aspirazioni.
Ciò è da attribuirsi sicuramente all’anomalo evolversi del sistema rappresentativo nel nostro Paese, sempre più portato all’autoreferenzialità su basi disideologizzate; ma anche alla incapacità culturale di liberali e socialisti democratici di avvertire come le loro idee abbiano permeato profondamente il sentire del corpo sociale fino a rendere anacronistica la consolidata opinione che essi interpretino esigenze di nicchia e non generalizzate.
Tale presa d’atto impone il dovere di non assecondare la tendenza liberticida a coartare il contributo partecipativo del corpo sociale nell’ambito di un innaturale duopolio che espropria sempre più la terzietà dell’ordinamento, dilatando sempre più la divaricazione potenzialmente rivoluzionaria tra i cittadini e le esigenze della loro quotidianità e le istituzioni ed il loro asservimento a forze politiche autoreferenziali; donde nell’immediato il primo imperativo è dato dalla necessità di rendere il più eclatante possibile la consapevolezza sociale e della stessa forza politica dominante della scarsa democraticità e della profonda ingiustizia di un sistema elettorale che consente l’assunzione del potere con una presenza di consensi largamente minoritaria nel Paese.
Quanto ad una più incisiva presenza nel prossimo agone elettorale, essa è sicuramente auspicabile e va perseguita attraverso una confluenza meramente elettorale non incompatibile con forze moderate estranee al duopolio, condizionata alla prospettiva di un effetto leva attraverso la costruzione di una visibilità reale autonoma e collegata alle esigenze liberali e di solidarietà avvertite nel sociale. Ove tanto non sia possibile, è il caso di agire in tale prospettiva a titolo individuale per poi ritrovarsi il 15 aprile formulando per il futuro, in spirito di servizio, coerenti programmi per la valorizzazione e la rivendicazione di diritti ed interessi individuali e collettivi erodendo i margini di inefficienza delle istituzioni e di rendita parassitaria di tutte le caste.

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