
Per secoli Venezia è stata la regina dei mari (almeno del mar Mediterraneo) eppure il suo viaggiatore più conosciuto e universalmente citato è Marco Polo, viaggiatore di terra. Una sorta di ossimoro storico.
Per la stragrande maggioranza degli italiani i nostri navigatori sono Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, colui che ha dato il nome all’America e all’iconica nave scuola.
Solo i più istruiti (o i genovesi) conoscono Andrea Doria, che era un ammiraglio e non un navigatore. Quasi nessuno conosce il nome di un navigatore o ammiraglio veneziano.
All’inizio di Via Garibaldi, all’angolo con la fondamenta dei Sette Martiri, c’è un palazzo che porta sulla facciata interna un leone alato e una lapide dedicata a Giovanni Caboto e suo fratello Sebastiano.
Giovanni Caboto fu il primo europeo a mettere piede sul continente Nord Americano. Colombo nei suoi quattro viaggi si limitò alle isole caraibiche mai scendendo in Messico o in Florida. Caboto invece sbarcò in Labrador dopo aver scoperto Terranova (e il nome dice tutto) che però è anch’essa un’isola.
Infatti, sotto la grande targa, c’è una targa più piccola posta dalla comunità di Newfoundland (Canada).
Parlo con gruppo di quattro persone che sta osservando la targa e il leone. Confessano di aver sempre pensato che John Cabot fosse inglese (come loro) perché Newfoundland era colonia inglese fin dai tempi di Enrico III, il re per il quale Caboto lavorava. Rispondo che la maggioranza, semmai conoscesse Cabot pensa lo stesso.

Dalle parti di Rialto, con affaccio sul Canal Grande, c’è il bel palazzo dei Da Mosto, recentemente ben ristrutturato in albergo di lusso (suggerisco un caffè nella loggia d’acqua che da sul canale):
Alvise Da Mosto, esplorò per il re portoghese Enrico il Navigatore, le coste dell’Africa occidentale, fino a golfo di Guinea scoprendo le isole di Capo Verde e risalendo i fiumi Gambia e Senegal, Di fatto fu un apripista per la scoperta delle coste africane da parte dei portoghesi e del viaggio di Vasco de Gama.
Infine Pigafetta che salpò assieme a Magellano per il giro del mondo come passeggero. Alla morte di Magellano (mangiato dai cannibali delle Filippine), grazie alle sue conoscenze astronomiche, divenne il principale collaboratore di Elcano, il timoniere che riportò l’unica nave rimasta in Europa (nel linguaggio dell’odierna Coppa America Elcano sarebbe lo skipper e Pigafetta lo stratega). Pigafetta, cittadino di Venezia nato a Vicenza, al ritorno si accorse che in Europa erano un giorno indietro rispetto al suo accurato diario di bordo, innescando i primi sospetti sui fusi orari e quindi sulla latitudine (problema risolto solo a fine ‘700).
La Venezia del ‘400/’500 aveva dunque sia le competenze marinaresche che le capacità tecniche (le navi dell’arsenale solcavano da tempo l’oceano per andare nelle Fiandre, in Inghilterra e in Norvegia) per inserirsi nella competizione mondiale della colonizzazione dei nuovi mondi ma non lo fece. I suoi traffici mediterranei le davano troppa ricchezza e questo la rese miope. Perché cambiare, cercare pericoli quando la vecchia strada porta ancora buoni frutti?
E’ la sindrome del vincente che porta alla conservazione.
Ne abbiamo un chiaro esempio anche in questi giorni. Chi ha sconvolto il mercato automobilistico non è stata la Mercedes, la Toyota o la Ford ma la Tesla, una marca nuova, prima inesistente, che ha scoperto la sua America mente le altre hanno continuato a navigare nel loro ancora ricco Mediterraneo (ma per poco).
Francesco Pellizzari

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