Il giornalismo ha sempre avuto poche regole facilmente elencabili:
1) Sapere di cosa si scrive, quindi informarsi.
2) Scrivere la verità dei fatti, controllando bene i dati.
3) Scrivere comprensibile. Una volta si diceva: deve capire anche tua zia.
4) Raccontare, secondo estro personale, regolandosi sui quattro pilastri riassunti nella formula: come quando fuori piove. Ossia: chi, cosa, quando, dove e perché un fatto è accaduto.
Invece il nostro ordine dei giornalisti, imbevuto di politicamente corretto, la fa complicatissima e ci ricama come se il mestiere fosse un pranzo di gala. Per cui sente il bisogno di dedicare all’argomento quelli che chiama “corsi deontologici”, che in realtà sono lezioni molto ideologiche come prescritto dalla Carta di Roma formulata nel 2008 dal sindacato (FNSI) e dall’ordine dei giornalisti (CNOG).
Lo scopo, dice la Carta, è questo: “fornire delle linee guida che facilitino un’informazione equilibrata ed esaustiva su richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”. Dove, come si capisce, l’accento cade sul sostantivo “guida” e sull’aggettivo “equilibrata”. La parola chiave “verità” non c’è, è scomparsa. Se ne discute da sempre, ora i media pare che abbiano deciso di poterne fare a meno.
Ci pensano infatti i capataz della categoria a “guidare” la mano del cronista. Per cui i fatti possono anche essere pubblicati o meno, o comunque trattati in modo “equilibrato”, possibilmente educato ed elegante, così che argomento e tono non dispiacciano al mainstream politico-culturale e all’arcivescovo.
Questo infatti è quanto ormai leggiamo quotidianamente, sull’Ucraina, Gaza, femminicidi, migranti, religioni e film della Cortellesi. Tutto ciò che anche lontanamente può apparire o essere percepito come anti-atlantico, sessista, omotransfobo, razzista, inquinante e islamofobo viene purgato in redazione, pena reprimende dell’Ordine, processi e condanne sui social e agitazioni di turbe scalmanate sotto le finestre del giornale.
Il risultato di questo giornalismo, che piace alla gente che piace, è che di non pochi dei grandi temi di questi anni non fa capire nulla, oppure segue gli eventi come mucca guarda treno (cpt. Soncini) e altera tutto come nave sanza nocchier sballottata dalle onde. Salvo eccezioni, ovviamente. Auguri.
Riccardo Catola

Lascia un commento