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Giorgetti e le Banche: uno sfogo da spiegare…

E’ inconsueto che, in un’Assemblea di categoria, sia la politica a recitare la parte del protagonista. E’ accaduto all’Assemblea ABI, Associazione Bancaria Italiana, con il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha assunto un ruolo critico verso le banche, in alcuni passaggi senza mezzi termini. E’ giunto a esortare il sistema a tornare a “fare il suo mestiere” di erogatore di crediti alle imprese e alle famiglie, visto che oggettivamente dal 2021 vi è stato un calo del 30%.  Sottolineando anche che occorre spendere di più in innovazione e tecnologie, questo con una certa perfidia perché il tema era stato davvero centrale nei precedenti interventi.

di Beppe Facchetti | 13 Luglio 2025

E’ inconsueto che, in un’Assemblea di categoria, sia la politica a recitare la parte del protagonista.

E’ accaduto all’Assemblea ABI, Associazione Bancaria Italiana, con il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha assunto un ruolo critico verso le banche, in alcuni passaggi senza mezzi termini. E’ giunto a esortare il sistema a tornare a “fare il suo mestiere” di erogatore di crediti alle imprese e alle famiglie, visto che oggettivamente dal 2021 vi è stato un calo del 30%.  Sottolineando anche che occorre spendere di più in innovazione e tecnologie, questo con una certa perfidia perché il tema era stato davvero centrale nei precedenti interventi.

L’uscita ha fatto colpo, anche perché le relazioni chiave della giornata, di Antonio Patuelli, presidente ABI, e appunto di Fabio Panetta, non potevano essere più istituzionali e calibrate.

E’ parso persino elegante non fare esplicito riferimento al risiko bancario in corso, che pure agita investitori ed azionisti.

Antonio Patuelli, in particolare, è stato propositivo e abile su una partita molto delicata, quello della crisi del MES, bloccato da anni da ingiustificati veti politici solo italiani. Anziché argomentare una critica motivata si è sforzato infatti di fare una proposta di riforma, che potrebbe sbloccare la situazione. E ha insistito sui temi di fondo dell’Unione Bancaria ancora lenta a procedere.

Anche Panetta è stato costruttivo, evocando con forza un meccanismo europeo di finanziamento che da solo potrebbe portare vantaggi all’economia continentale superiori ai pericoli rappresentati dalla tempesta sui dazi provocata dalle incursioni di Donald Trump.

C’è da chiudersi dunque perché Giorgetti abbia spezzato il clima ovattato e solenne di questa annuale convention della finanza nazionale. Che ne avesse voglia si è capito sin dalla lunga introduzione con l’elenco di tutti gli indicatori positivi dell’economia, senza neppure un dato negativo, omettendo ad esempio le responsabilità governative sulla crisi della politica industriale, aggravabile ulteriormente se non si troverà subito una soluzione del dramma della siderurgia a Taranto.

Ma è stato come dire: siamo bravi e possiamo permetterci di avere un atteggiamento critico, perché i numeri sono dalla nostra. Un atteggiamento che Giorgia Meloni non ha tenuto alle Assemblee di Confindustria e della Cisl, tutte rose e collaborazioni.

C’è un motivo politico, naturalmente. E’ fastidioso per un Governo che sta sul filo nazionalista e populista, sentirsi attaccare ogni giorno come amico delle banche, solo perché ha giustamente abbandonato la scelta punitiva sui cosiddetti extraprofitti. Con i 5Stelle che ignorano le ragioni giuridiche e costituzionali che rendono improponibili tali misure, e che usano il termine “folle” per qualsiasi cosa, dal riarmo alle misure economiche.

Ma ancor più politica è la ragione subliminale di un Ministro che ritiene di aver tenuto a freno le pressioni populiste della sua maggioranza, e ha saputo contraddire i proclami elettorali con l’oggettiva tenuta dei conti pubblici. Per questo poco amato dai suoi e desideroso una tantum di alzare la voce.

Sul risiko bancario, Giorgetti ha scelto la carta dell’ovvietà, dichiarando che non gli interessano le nazionalità dei banchieri ma la loro capacità.

Ma forse un accenno, magari soft all’intimazione tedesca perché Unicredit resti a casa sua, non sarebbe stata fuori luogo. Anche spiegare perché vada bene che una Banca salvata dai soldi dei contribuenti vada all’assalto di Piazzetta Cuccia e contemporaneamente si metta la golden share sulla scalata di una Banca italiana ad un’altra banca italiana.

Temi scomodi, naturalmente, ma tanto che c’era…

Resta il fatto che l’Assemblea ha avuto qualcosa di incompiuto. Nel silenzio generale, non un applauso durante il discorso, il Ministro ha chiuso e non vi sono state repliche, perché era l’ultimo a parlare. Saranno i fatti dei prossimi giorni a replicare?

Beppe Facchetti

Pubblicato in : Apertura

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

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