L’immagine di Giordano Bruno assunta nel tempo non soltanto dalla massoneria è indubbiamente quella del “libero pensiero” non condizionato da dogmi. Soprattutto da quelli della Chiesa cattolica che di tale personaggio ne fece, suo malgrado, un martire e un simbolo. Quindi la rilettura di Bruno oggi soltanto nella griglia della scienza – fu l’ideatore degli infiniti mondi e sostenitore delle tesi di Keplero/Copernico -, del progresso e della laicità nella società odierna perde un poco di spessore.
Da sempre la Chiesa cattolica dovette lottare nei confronti dei suoi molteplici nemici, non solo contro le grandi eresie (calvinista e luterana), circoscritte con la Controriforma stabilita dal Concilio di Trento che durò tre papi, dal 1545 al 1563, e con la successive istituzioni della Santa Inquisizione, dell’Indice e della Compagnia di Gesù. Ma per giunta dovette contrastare e ancora oggi contrasta la così detta “gnosi spuria” di antiche ascendenze orientali e platoniche sempre affiorante sotto diverse forme e pensatori nei secoli a venire.
Citiamo uno per tutti: Pico della Mirandola (1463 – 1494) che con le sue 900 conclusioni , prontamente date alle fiamme da Innocenzo VIII aveva anche introdotto la qabbalah, primo scopritore cristiano di questa antica religione, il quale sottolineò come dietro l’albero sefirotico, quei dieci cerchi tutto fulgore e benedizione, vi fossero altrettanti tondi, altrettanto potenti che affogavano e distruggevano il “bene”, quindi l’umano. Il Concilio di Firenze (1431 – 1439) non fu scevro da colpe nell’aver introdotto attraverso il sapere di colti “maghi”, come Giorgio Gemisto Pletone, dottrine e studi orientali per lo più dimenticati o distrutti dalla civiltà occidentale.
Al deposito dell’ottimismo e dell’amore divino bastavano le peripatetiche discussioni dell’Accademia platonica, sempre più distanti dalla materia bruta, rilegate dai Medici nella loro villa di Careggi, simposio per pochi colti. E’ Pico che chiama Mala coordinatio denaria in Cabala ponendo l’accento sul “male” quale controcanto di Dio. E’ la riscoperta della gnosi spuria sempre avversa al dogmatismo della Chiesa cattolica, per cui l’avvento di Cristo nel mondo ripara e ristora l’uomo dopo “la caduta” del peccato originale e si erge a baluardo contro il male. “Io sono la Via , io sono la Vita”, cioè la salvezza:la gnosi pura in opposizione alla gnosi spuria, la quale ha la pretesa tutta umana di salvarsi da sola anche nel mondo moderno nelle Storie successive dei filosofi e degli intellettuali: L’Umanesimo, il Rinascimento, L’Illuminismo, l’ Idealismo, il Positivismo, il Marxismo, il Fascismo, la Psicoanalisi, il Nichilismo, tutti tesi a ricreare l’eden perduto, l’uomo nuovo, secondo la loro visione settaria, (chiamatela oggi, scienza, tecnica, progresso, benessere, consumismo, felicità…) con le sole forze umane.
Eppure la Chiesa spesse volte nelle menti più illuminate si è mostrata molto aperturista. Anche perché, ricordiamolo, la cultura, la scuola fino a tutto il Settecento se non oltre era in mano prevalentemente ad essa. Anche nel caso di Galileo Galilei e di Giordano Bruno fu abbastanza attendista. Copernico per esempio non ebbe grandi reazioni negative nel mondo cattolico perché l’opera (eliocentrismo) venne presentata secondo la categoria delle ipotesi, mentre nel mondo protestante, più legato alla lettura individuale della Bibbia vide comunque da subito una pericolosa confutazione della Genesi. Lutero condannò fermamente le tesi di Copernico. Nel mondo cattolico le teorie del movimento della terra di Bruno e Galilei non destarono critiche e persecuzioni finché rimasero nell’area delle ipotesi. La teoria copernicana, già accettata e sviluppata da Keplero, teologo evangelico, venne rapidamente accolta da Galilei che per le sue scoperte ottenne la cattedra di matematica nel 1592 a Padova e la poté tenere per ben diciotto lunghi anni, ove poté in tutta libertà proseguire i suoi studi. Galileo da principio ebbe l’assenso sul suo teorema eliocentrico anche dai dotti gesuiti del Collegio Romano e da Cosimo II che nel 1610 lo invitò all’Università di Pisa come primo matematico. Fu l’opera in generale dello scienziato che gli fece affermare:<< la scienza è completamente autonoma rispetto alla religione ed in più la scienza ha un primato nella ricerca della verità legato alla reale dimostrabilità del vero sperimentato >>. Roberto Belarmino che fu l’inquisitore di Bruno e suo assassino (1600) a causa delle sue teorie credute erroneamente pseudo panteiste e dei numerosi mondi (oggi per altro approfondite dalla scienza come ipotesi reali, le così dette “stringhe”), oltre che dell’eliocentrismo, sostenuto anche da Galilei, credeva opportuno che i due scienziati le facessero passare per ipotesi e non per certezze che avrebbero scardinato la Genesi biblica. Bruno non accettò, Galilei dopo una lieve tortura, in considerazione della sua veneranda età, abiurò (1633).
Belarmino, proclamato santo nel 1930 e festeggiato ogni 17 settembre, così lasciò scritto: << E’ con l’ignoranza e non con la conoscenza che la fede del popolo deve concretarsi. Gli basti credere quello che credono il Papa e la Chiesa. La sua obbedienza sarà tanto più completa quanto meno ragionata. Poiché che cosa diverrebbe ben presto la Chiesa se la lettura delle Sacre scritture fosse permessa ai calzolai , ai follini, ed ai conciatori? Ciò non sarebbe dare le cose sante ai cani e presto mutare i fornai in dottori e profeti e le loro mogli in altrettante profetesse? >>.
Ma la scienza progrediva inesorabilmente al di fuori della cura e protezione ecclesiastica.
Infatti la pubblicazione del Tractatus theologico-politicus del 1670 di Spinoza e quella del Systéme de la nature (1770) del barone Holbach sancirono in Europa il tramonto e l’alba di un epoca, quando la ribellione contro la teologia, da sempre latente nella cultura occidentale (la famosa gnosi spuria in lotta contro la pura dell’ortodossia cattolica) si stava dando una nuova visibilità. Tutti i filosofi al tempo sostenevano un principio originario dell’universo, una “causa prima” che poteva anche chiamarsi Dio o Grande Architetto dell’Universo, ma il discrimine era fra coloro che accettavano o negano che tale causa fosse intelligente e dotata di capacità progettuale. Da qui la ricerca e lo studio della natura svincolata dalla teologia.
La scienza e la tecnologia hanno allargato sempre più le conoscenze degli uomini restringendo ulteriormente il mistero dell’esistenza del cosmo e contemporaneamente in parallelo sembra essersi ridotto anche il desiderio di Dio negli uomini, sopratutto in quei paesi civilmente e tecnicamente avanzati. Forse, allora, la riscoperta del Dio interiore di Bruno potrebbe essere una valida alternativa per la rinascita di un’umanità meno feroce a somiglianza della Sua immagine.
Guglielmo Adilardi

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