Caro Paulo Manuel Carvalho de Sousa, quando un allenatore comincia a parlare di torti arbitrali, quando chiama in causa la società reclamando protezione “nelle stanze del potere”, quando pensa di poter vincere le partite in base a quanti attaccanti manda in campo, quando si trincera dietro slogan scontati e ormai velleitari come “credo ancora di poter arrivare in Europa”, trascurando colpevolmente la realtà e le lacune che ripetutamente la sua squadra mette in evidenza, ebbene allora bisogna prendere atto che siamo davvero all’ultimo capitolo.
Eppure tutto era cominciato benino, anzi bene. La Sua prima Fiorentina appariva brillante e sbarazzina, faceva punti e divertiva tanto da toccare la vetta della classifica. Il calo di rendimento fu, almeno all’inizio, addebitato alla rosa ristretta, a talune incomprensioni interne, ad un mercato molto risicato e si sperava che con il tempo si riuscisse a migliorare e a costruire qualcosa di più.
Le Sue dichiarazioni, invece, si sono colorite, giorno per giorno, di un senso di sfiducia che man mano è apparso diventare un pessimismo quasi cosmico, come dire “qua non si potrà mai fare nulla di buono”. Certe battute come quella su Bernardeschi il cui futuro Lei vede lontano da Firenze, non hanno aiutato a superare questa impressione, anzi. Bernardeschi è una grande talento, forse è un campione ed è probabile che la tracimante ricchezza cinese lo attragga verso nuovi lidi ma l’inopportunità di quelle parole risaltò e risalta tuttora molto evidente.
Allora, tirando le somme, è chiaro che tutto è finito. Il Suo futuro è altrove. Grazie di tutto ma per favore ci risparmi le Sue moine, le Sue battutine e le Sue moraline che forse potevano andar bene nei calcio minore dove Lei ha fatto la più parte delle sue esperienze ma non sono assolutamente adatte al calcio importante, dove Le auguriamo di trovare altre occasioni, …lontano da Firenze.
Massimo Sandrelli

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