
Cominciata male, l’operazione dei Paesi che sono militarmente intervenuti in Libia per appoggiare la ribellione contro Gheddafi è finita peggio, con la spettacolare esecuzione del colonnello.
Gheddafi è stato per quaranta anni il dittatore che ha tenutola Libiain un pugno di ferro e represso ferocemente ogni dissenso.
Ma dire che l’intervento della Nato sia stato motivato dal desiderio di instaurare un regime democratico è una colossale mezza verità o mezza bugia.
Del restola Francia, paese che più di ogni altro ha spinto per l’intervento armato, ha sostenuto una buona parte dei peggiori dittatori che hanno insanguinato l’Africa e non è stata estranea ai moti rivoluzionari della scorsa primavera.
Si è visto subito che la rappresentazione di una Libia tutta in rivolta contro Gheddafi non era corrispondente al vero. Quella libica è una società tribale. C’erano tribù che fino all’ultimo hanno appoggiato il dittatore e ci sono tribù che pur avendolo combattuto non sono d’accordo tra loro. Inoltre le ricchezze derivanti dal petrolio avevano consentito al colonnello di acquisire consensi, almeno fra i libici che ne beneficiavano.
Tutto ciò ha reso l’impresa delle forze Nato più difficile e lunga del previsto.
Molti aspetti sono oscuri sulle reali ragioni e sulle modalità dell’intervento militare e dovranno essere chiarite nei prossimi giorni.
E molti segnali e comportamenti delle forze ribelli vittoriose contraddicono la volontà di instaurare una autentica democrazia: sono state scoperte fosse comuni e sono emersi crimini a sfondo razzista.
Se non sarà instaurata, da subito, una autentica democrazia, l’operazione della Nato passerà alla storia come una delle peggiori mai avvenute in Africa. Una guerra tardocoloniale.

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