
La battaglia politica negli Stati Uniti si combatte anche sulle carte geografiche. Per questo, da oggi, oltre 50 deputati del Texas sono ufficialmente ricercati dopo essersi resi irreperibili per sventare il piano voluto da Donald Trump per preservare la maggioranza repubblicana al Congresso dopo le elezioni di midterm del novembre 2026. Il senatore statunitense John Cornyn del Texas ha chiesto all’FBI di aiutare le forze dell’ordine del Texas a localizzare e arrestare i democratici fuggiti dallo Stato per ritardare, o meglio per boicottare il voto. All’esame del parlamento di Austin c’era un progetto volto a ridisegnare la mappa dei collegi elettorali dello Stato in modo da favorire i candidati repubblicani. Di fronte a un’aula semivuota – evidentemente il numero legale per la sessione non era stato raggiunto – la reazione del governatore Greg Abbott è stata furibonda: ha spiccato un mandato di arresto per ogni legislatore assente e una multa da 500 dollari per ogni giorno di assenza. E ora il ricorso ad agenti federali per arrestare i legislatori del Texas, che hanno cercato rifugio a New York, Illinois e Massachusetts, rischia di creare uno scontro tra i governatori democratici di quegli stati, che proteggono i legislatori in fuga, e l’amministrazione Trump. La vicenda rischia di innescare un’escalation da una costa all’altra degli Stati Uniti: mentre i leader repubblicani valutano la possibilità di ridisegnare le mappe anche in Missouri, Indiana e Ohio, i vertici dem di California, Illinois, New York e Maryland minacciano di fare lo stesso a proprio vantaggio.

Che cos’è il Gerrymandering?
La partita in corso è tanto più accesa perché una ridefinizione dei collegi elettorali non avrebbe implicazioni solo a livello statale. La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti è composta da 435 legislatori eletti ogni due anni, che rappresentano circoscrizioni i cui confini sono determinati dai rispettivi governi statali. Al momento, la Camera è in bilico tra 219 repubblicani e 212 democratici e quattro seggi vacanti saranno probabilmente vinti da tre democratici e un repubblicano in elezioni anticipate che si terranno in autunno. Quindi, alle elezioni di midterm – che si terranno a novembre 2026 – basterebbe poco perché i Democratici riprendano il controllo della Camera. Un rischio che Trump e il partito repubblicano vogliono scongiurare ad ogni costo: da qui la decisione di ridisegnare le circoscrizioni del Texas favorendo l’elezione di candidati repubblicani. La pratica è nota come ‘gerrymandering’. La parola è una fusione tra “Gerry” – come Elbridge Gerry, all’epoca governatore del Massachusetts – e “salamander”, salamandra. Questo perché il collegio occidentale del Massachusetts, da lui ridisegnato, aveva una forma così irregolare da ricordare proprio una salamandra. Da allora sono passati due secoli ma la pratica è stata ampiamente utilizzata sia dai democratici che dai repubblicani con lo scopo di manipolare i confini dei collegi elettorali per il proprio tornaconto politico.
Chi vince davvero con il gerrymandering?
Martedì sera, il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott, ha annunciato di aver presentato una petizione alla corte suprema dello Stato per chiedere la rimozione dall’incarico del rappresentante statale Gene Wu, presidente del caucus democratico della Camera, che ha cercato rifugio in Illinois. “I democratici della Camera del Texas hanno abbandonato il loro dovere nei confronti dei texani e ci devono essere delle conseguenze”, ha affermato Abbott a cui Wu ha replicato che era suo dovere “morale e costituzionale” sottrarsi al tentativo di Abbott di favorire i repubblicani al Congresso. “Negare al governatore il quorum non è stato un abbandono del mio incarico” ha detto Wu. “È stato un adempimento del mio giuramento”. Negli Usa, i confini dei distretti vengono ridisegnati in genere ogni 10 anni, dopo un censimento nazionale, per riflettere gli spostamenti della popolazione all’interno e tra gli stati. Tuttavia, come accaduto spesso negli ultimi anni, le assemblee legislative possono invocare la necessità di intervenire sulla mappatura dei collegi indipendentemente dal calendario e se in alcuni stati il processo è definito da commissioni indipendenti, in altri sono i legislatori locali a dover tracciare i confini, e i risultati possono spesso essere manipolati dal partito al potere a proprio vantaggio. Come avvenuto in Tennessee dove dopo l’ultima riorganizzazione dei collegi elettorali, l’area urbana di Nashville – numerosa e a maggioranza democratica – è stata smembrata in tre, disperdendo il suo peso elettorale in distretti a solida maggioranza repubblicana. Il risultato è che quei voti, pur numerosi, sono diventati politicamente irrilevanti.
Democratici alla riscossa?
Stavolta però la posta in gioco non potrebbe essere più alta e i democratici non sembrano avere intenzione di restare a guardare. In ballo c’è la maggioranza alla Camera nella seconda metà del mandato presidenziale di Trump e la possibilità per i dem di arginare in parte la sua agenda legislativa. Così il governatore democratico della California Gavin Newsom, potenziale candidato alle presidenziali del 2028, ha promesso di “combattere il fuoco con il fuoco” chiedendo agli elettori di ignorare la commissione e approvare nuove mappe che favorirebbero i democratici della California se il Texas andasse avanti con il suo piano di gerrymandering. In una conferenza stampa di lunedì, Newsom ha affermato di sperare che i repubblicani del Texas si ritirassero, ma che la California non esiterebbe a rispondere in un modo che avrebbe “profonde implicazioni nazionali” per gli equilibri di potere a Washington. La battaglia rischia di estendersi ad altri stati prima delle elezioni di medio termine, trasformandosi in una lotta senza quartiere per il potere, riducendo il numero di distretti elettorali contendibili, e dando più potere alle frange ideologiche di entrambi i partiti mentre il sistema elettorale americano affronta l’ennesima crisi strutturale. “Questo non è il Partito Democratico di vostro nonno, che porterebbe una matita in una rissa con i coltelli”, ha dichiarato in una conferenza stampa in Illinois il Presidente del Comitato Nazionale Democratico Ken Martin: “Questo è un nuovo Partito Democratico. Porteremo un coltello in una rissa con i coltelli”.
Il commento
Di Matthew Wilson, ISPI Senior Associate Research Fellow
“Lo stallo sul ridisegno dei collegi tra Democratici e Repubblicani in Texas rischia di trasformarsi in una resa dei conti politica su scala nazionale. Stati a guida democratica come California e New York minacciano infatti di rispondere a qualsiasi manovra repubblicana in Texas con nuove mappe elettorali ancora più faziose nei propri territori. A loro volta, stati repubblicani come Florida e Ohio minacciano di procedere con un proprio ridisegno dei collegi per contrastare quelle mosse, dando il via a un’escalation di ritorsioni partigiane che potrebbe estendersi a tutto il Paese. In Texas, il conflitto rischia di diventare particolarmente aspro. I funzionari statali repubblicani hanno emesso mandati d’arresto nei confronti dei legislatori democratici che hanno lasciato lo Stato per far mancare il quorum necessario ai lavori parlamentari, mentre il governatore ha minacciato di dichiarare vacanti (di fatto abbandonati) i loro seggi e di indire nuove elezioni. I Democratici, dal canto loro, hanno accusato i colleghi repubblicani di razzismo e hanno cercato rifugio nell’Illinois, uno Stato a guida democratica che – ironia della sorte – presenta una mappa elettorale ancora più sfacciatamente manipolata a favore del proprio partito rispetto a quella proposta in Texas che stanno contestando”.
Alessia De Luca

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