
Le comunicazioni sono previste per martedì 17 febbraio 2026 alle ore 13:30 presso la Camera dei Deputati. Tajani ribadirà che l’Italia parteciperà solo come paese osservatore a causa di incompatibilità tra lo statuto del Board (firmato a Davos a gennaio) e l’Articolo 11 della Costituzione, che limita la cessione di sovranità in assenza di condizioni di parità tra Stati. Saranno comunicazioni, secondo quanto si apprende da fonti di governo, quelle che farà martedì in Parlamento il ministro degli Esteri Antonio Tajani sul Board of peace per Gaza. Le comunicazioni prevedono la presentazione di risoluzioni e il relativo voto. Cipro ha annunciato la sua decisione di partecipare come osservatore alla prossima sessione del “Consiglio di Pace” su Gaza, prevista a Washington il 19 febbraio. Un portavoce del governo cipriota ha affermato che la partecipazione del Paese rientra nel ruolo regionale coerente e attivo che ha assunto dall’inizio della crisi, attraverso iniziative concrete e proposte presentate ai partner internazionali. Oltre a Cipro, l’Ungheria e la Bulgaria hanno accettato di aderire al Board of Peace con lo status di osservatore. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha chiesto la rimozione di “tutti gli ostacoli” che Israele sta ponendo all’attuazione della seconda fase del cessate il fuoco a Gaza. “Sottolineiamo la necessità di rimuovere tutti gli ostacoli imposti dall’occupazione israeliana all’attuazione delle disposizioni relative alla seconda fase dell’accordo, incluso il lavoro” del comitato tecnico palestinese, ha affermato il leader di Ramallah in un discorso letto dal suo premier Mohammed Mustafa all’apertura del 39esimo vertice annuale dell’Unione Africana ad Addis Abeba.
L’Idf annuncia su Telegram che è in corso un attacco nel sud del Libano. “A causa di violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah”. Manifestanti si sono riuniti a Tel Aviv per chiedere al governo israeliano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente per indagare sugli eventi del 7 ottobre 2023. Gli israeliani protestano ogni settimana chiedendo un’indagine apolitica sugli eventi del 7 ottobre, sostenendo che una commissione scelta dal governo di Netanyahu servirà solo i suoi interessi politici. Le credenziali di Netanyahu in materia di sicurezza sono state compromesse dal sorprendente attacco del 7 ottobre da parte dei militanti di Hamas nel sud di Israele, che ha causato la morte di 1.200 persone e scatenato la guerra a Gaza che ha provocato la morte di oltre 71.000 palestinesi e causato una crisi alimentare e lo sfollamento interno dell’intera popolazione di Gaza. Un cartello sollevato da un manifestante a piazza HaBima a Tel Aviv descrive che non è prevista la grazia per il nostro tiranno Donald Trump. Il cartello nasce in risposta a una crisi diplomatica senza precedenti tra Donald Trump e le istituzioni israeliane. “Our Mr. Trump, a pardon to tyrant is not on the table” (Nostro Sig. Trump, la grazia per un tiranno non è sul tavolo/prevista). Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto attraverso i suoi collaboratori al ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir di modificare e attenuare il testo della proposta di legge sulla pena di morte per terroristi, per timore di possibili ripercussioni internazionali su Israele. Lo riferisce Ynet spiegando che fonti vicine al primo ministro hanno confermato i dettagli, mentre dall’ufficio di Ben-Gvir non è arrivata alcuna risposta. I collaboratori dell’ufficio del premier si sono rivolti a Ben-Gvir, che si oppone alle modifiche, sostenendo che Israele non può permettersi di approvare una legge più severa della pena di morte vigente negli Usa.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto al ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di rappresentare lo stato ebraico alla riunione inaugurale del Board of Peace a Washington, DC, in programma la prossima settimana. Lo ha riferito una fonte diplomatica alla stampa israeliana. Netanyahu si trovava a Washington la scorsa settimana e ha deciso di non tornare per l’incontro di giovedì 19 febbraio. Primo Ministro Benjamin Netanyahu, me lo immagino cosa pensa lei sulla pena di morte eccetera. Ma, vede, certi giudizi dipendono dal tipo di educazione che s’è ricevuto, dalla cultura, dal clima, e non si deve partire dal presupposto che ciò che va bene in un paese vada bene in tutti i paesi.
Giuseppe Basilico

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