• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Gaza, Israele e l’indignazione del mondo

A Gaza una donna uccisa ogni ora dall’inizio della guerra e l’Ue decide di rivedere gli accordi di associazione con Israele, spari delle Idf a ridosso di una delegazione di diplomatici in Cisgiordania: Roma convoca l’ambasciatore. Per la prima volta, dopo 20 mesi di guerra a Gaza, l’Unione europea valuta la revisione degli accordi di associazione con Israele. “La situazione a Gaza è catastrofica” ha dichiarato Kaja Kallas, Alto rappresentante per la politica estera del blocco, e ha aggiunto: “È necessaria pressione per cambiare la situazione”. Dal 2 marzo scorso Israele ha letteralmente sigillato la Striscia di Gaza in cui non entra più niente: né cibo, né medicinali né aiuti di alcun genere.

di Alessia De Luca | 22 Maggio 2025
Relatives of Palestinians those who lost their lives in Israeli airstrike, mourn at Nasser hospita Relatives of Palestinians those who lost their lives in Israeli airstrike, mourn at Nasser hospital in Khan Younis, Gaza on May 15, 2025. Photo by Doaa el-Baz apaimages Khan Yunis Gaza Strip Palestinian Territory 150525_Khan_Yunis_DB_0119.jpeg Copyright: xapaimagesxDoaaxel-BazxapaimagesxNo Use Switzerland. No Use Germany. No Use Japan. No Use Austria

Per la prima volta, dopo 20 mesi di guerra a Gaza, l’Unione europea valuta la revisione degli accordi di associazione con Israele. “La situazione a Gaza è catastrofica” ha dichiarato Kaja Kallas, Alto rappresentante per la politica estera del blocco, e ha aggiunto: “È necessaria pressione per cambiare la situazione”. Dal 2 marzo scorso Israele ha letteralmente sigillato la Striscia di Gaza in cui non entra più niente: né cibo, né medicinali né aiuti di alcun genere. Ai cinque camion autorizzati l’altro ieri – “per esigenze politiche e diplomatiche” e dunque per far fronte alle pressioni internazionali come ha tenuto a sottolineare il premier Benjamin Netanyahu – al momento non ne sono seguiti altri. E i cento camion, autorizzati ieri dal governo israeliano, sarebbero ancora fermi alla frontiera. L’Onu ha lanciato un appello disperato: 14mila bambini rischiano di morire per denutrizione nelle prossime ore se non saranno consegnati aiuti alla popolazione. Conteggi che alimentano un’indignazione crescente a livello internazionale, come quello di Un Women secondo cui sono almeno 28mila le donne e ragazze uccise negli attacchi delle forze israeliane dall’inizio della guerra, nell’ottobre 2023: in media una ogni ora. “Tra le vittime, migliaia erano madri, che hanno lasciato bambini, famiglie e comunità devastate – sottolinea Un Women – Queste cifre sottolineano il devastante bilancio umano del conflitto e delle vite e di un futuro persi troppo presto”. Intanto, oggi in Cisgiordania, l’esercito israeliano ha sparato in aria durante una visita di diplomatici a Jenin. C’era anche il viceconsole italiano Alessandro Tutino, rimasto illeso. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha protestato per l’accaduto con il governo di Israele: “Le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili” ha detto, dando disposizione di convocare l’ambasciatore di Israele a Roma per avere chiarimenti ufficiali sull’accaduto. 

L’Ue rompe un tabù?

La situazione nella Striscia è di una gravità tale da aver costretto la maggioranza dei paesi europei a votare per la revisione degli accordi di associazione con Tel Aviv fino a poche settimane fa considerati un ‘tabù diplomatico’. Eppure, all’articolo 2 “il rispetto dei diritti umani” e “dei principi democratici” sono considerati una precondizione necessaria per l’accordo di partenariato. La clausola era stata invocata già da tempo da Spagna e Irlanda, ma è stata l’adesione dei Paesi Bassi, da sempre sostenitori di Israele, a segnalare che qualcosa stava cambiando. Ieri, al Consiglio Europeo convocato per valutare la richiesta dell’Aja hanno votato favorevolmente 17 paesi su 27, incluse Austria e Francia, mentre tra i no spiccano Italia e Germania. Spetta ora alla Commissione valutare la revisione dell’intesa, alla luce dell’offensiva israeliana e dell’assedio in corso a Gaza. Per quanto tardivo, secondo molto osservatori, e dagli esiti tuttora incerti, l’avvio dell’iter da parte di Bruxelles ha comunque suscitato la vibrata protesta del portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein, per cui “riflette una totale incomprensione della complessa realtà che Israele sta affrontando”. E a segnalare un definitivo cambio di passo nell’Unione, anche la nomina di un commissario Ue per il Medio Oriente, incarico vacante da mesi. La scelta è caduta su Christophe Bigot, diplomatico francese di lunga data. Il suo compito sarà di favorire “la soluzione di due popoli due stati” a cui l’Europa dichiara di voler restare ancorata.

Israele sempre più isolato?

La svolta europea per rompere il blocco degli aiuti a Gaza si accompagna ad altre iniziative in corso in queste ore in varie capitali europee. A Madrid il parlamento spagnolo ha avviato l’iter per imporre un embargo sulle armi a Israele mentre “sanzioni mirate” erano state minacciate in un comunicato congiunto di Regno Unito, Francia e Canada seguito nella serata di ieri dall’annuncio di Londra di aver sospeso i negoziati per un accordo di libero scambio con Israele. In un durissimo discorso al Parlamento di Londra, il ministro degli Esteri David Lammy ha descritto i piani israeliani come “ripugnanti, mostruosi e moralmente ingiustificabili”. E ha convocato l’ambasciatrice israeliana Tzipi Hotovely per informarla che il governo britannico considera il blocco “crudele e indifendibile”. Downing Street ha anche imposto sanzioni a Zohar Sabah, Harel David Libi e Daniella Weiss, esponenti tra i più oltranzisti del movimento dei coloni. Significativamente, dopo mesi di gelo, Bruxelles ha stanziato 82 milioni di euro ad Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi accusata dal governo israeliano di complicità con Hamas.

Il tempo sta per scadere?

Sebbene le manifestazioni di crescente insofferenza verso le politiche israeliane si moltiplichino, non è chiaro quale risultato riusciranno ad ottenere. Oggi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato il ritiro dei negoziatori israeliani dai colloqui con Hamas in Qatar. Le due parti hanno negoziato a intermittenza per mesi, ma mentre Hamas vuole un cessate il fuoco permanente e il ritiro delle truppe israeliane, Israele vuole ancora la possibilità di riprendere i combattimenti una volta rilasciati i restanti 58 ostaggi, 23 dei quali si ritiene siano ancora vivi. Inoltre, secondo la CNN l’intelligence americana ritiene probabile che Israele si stia preparando a colpire gli impianti nucleari iraniani, nonostante l’amministrazione Trump stia cercando un accordo diplomatico con Teheran. Un attacco del genere rappresenterebbe una sfacciata rottura con il presidente Usa, con cui secondo funzionari statunitensi i rapporti sono già piuttosto freddi. Donald Trump – osserva oggi il quotidiano israeliano Ha’aretz –  vorrebbe la fine della guerra, non tanto per pietà nei confronti dei palestinesi, ma perché rischia di intralciare i grandiosi piani per il Golfo e le possibilità di Trump di ricevere il Premio Nobel per la Pace. Ma le resistenze di Netanyahu, che rifiuta colloqui seri e che non può permettersi di far cadere il proprio governo, bloccano ogni via d’uscita politica al conflitto. “Quello che Israele sta facendo ora – ha ammesso oggi l’ex premier israeliano Ehud Olmert – è molto vicino a un crimine di guerra”. E più gli Stati Uniti, unici in grado di imporre uno stop a Israele, temporeggiano, più l’Europa inizia a capire che questa potrebbe essere l’ultima possibilità di fermare una probabile pulizia etnica.

Il commento

Di Ugo Tramballi, Senior Advisor ISPI

“È sempre più insostenibile il doppio standard che i governi Occidentali usano da tre anni con la Russia di Putin dopo l’aggressione all’Ucraina e l’Israele di Netanyahu e del suo governo di suprematisti a Gaza e Cisgiordania: vengono i brividi a pensare che possa esistere anche un suprematismo ebraico. Perché viene comprensibilmente ribadito che Israele ha diritto di difendersi dai suoi aggressori; mentre viene negato ai palestinesi il diritto di ribellarsi a un’occupazione che dura da 58 anni, e che diventa sempre più violenta? A Gaza l’occupazione israeliana non è mai finita, nemmeno nel 2005, dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche. È continuata in altri modi e con altri mezzi, trasformando la Striscia in una gabbia”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, bruxelles, capitali, commissione, De Luca, dichiarato, discorso, disposizione, euro, francia, futuro, germania, governo, italia, madri, madrid, ministero degli esteri, mondo, movimento, paesi europei, parlamento, premio nobel, putin, roma, scambio

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti