
Nello stesso studio (come riportato in un articolo de “Il Manifesto”), si legge anche che donne, bambini e anziani rappresentano quasi il 60% delle vittime, colpiti indiscriminatamente dalle armi israeliane; tale dato, scrivono gli autori della ricerca, deve <sollevare gravi preoccupazioni sulla condotta delle operazioni militari a Gaza, nonostante Israele affermi di minimizzare le perdite civili>.
Insomma, una catastrofe d’altri tempi che, sterminando prevalentemente donne e bambini innocenti, può essere tranquillamente assimilata a un genocidio.
Ma ciò che dovrebbe far riflettere ancora di più è che l’attore protagonista di questa tragedia è proprio lo Stato di Israele, che ad oggi pare aver completamente dimenticato la sua storia e quella del suo popolo.
A tal proposito, vi lascio con una splendida poesia di Edith Bruck (pseudonimo di Edith Steinschreiber), poetessa ebrea deportata tra Auschwitz, Dachau, Christianstadt e Bergen-Belsen, resa orfana dalla guerra e testimone vivente della Shoah.
Quel Pensiero di Edith Bruck
Quel pensiero di seppellirti
te l’hanno tolto con almeno trent’anni di anticipo!
Abbiamo avuto una lunga festa d’addio
nei vagoni stivati dove si pregava dove si facevano
i bisogni in fila dentro un secchio
che non profumava del tuo lillà di maggio
e anche il mio Dio Sole ha chiuso gli occhi
in quel luogo di arrivo il cui nome
oggi irrita le coscienze, dove io e te
rimaste sole dopo una selezione
mi desti la prova d’amore
sfidando i colpi di una belva umana
anche tu madre leonessa a carponi
per supplicare iddio maligno di lasciarti almeno l’ultima
la più piccola dei tuoi tanti figli.
Senza sapere la tua e la mia destinazione
per troppo amore volevi la mia morte
come la tua sotto la doccia
da cui usciva un coro di topi
chiusi in trappola.
Hai pensato alla tua piccola con quel frammento
di coscienza risvegliata dal colpo
del portoncino di ferro
con te dentro mio pane amato mio pane bruciato!
O prima ancora
sapone paralume concime
nelle mani parsimoniose di cittadini
che amano i cani i poeti la musica
la buona letteratura e hanno nostalgia
dei familiari lontani.

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