Come scongiurare la possibilità di un tracollo del sistema italiano.

L’intervento di Francoforte è però a sua volta subordinato ad una riforma della politica monetaria europea la cui prospettiva è incerta e con tempi troppo lunghi per la situazione italiana. La riforma infatti prevede, oltre ad una severa “disciplina dei bilanci pubblici” degli Stati dell’Unione, un controverso ed inedito modello di governance monetaria duale nel quale la BCE conserverebbe il compito di finanziare le banche commerciali, mentre l’intervento sui debiti pubblici sarebbe affidato al “Meccanismo europeo di stabilità finanziaria” (ESM). In attesa e nella speranza di una garanzia monetaria europea, esiste per l’Italia un’altra strada per allontanare nel frattempo il rischio di insolvenza del debito pubblico e ridurre quindi i tassi d’interesse? Lo Stato potrebbe rinforzare la difesa dei propri titoli offrendo altri due tipi di garanzie, fiscale e patrimoniale. Attiverebbe una garanzia fiscale attribuendo ai sottoscrittori la facoltà di utilizzare i BTP di nuova emissione come mezzi di pagamento delle tasse (e di altri debiti verso la pubblica amministrazione) a partire, ad esempio, dal terzo anno dall’emissione (con eventuale perdita degli interessi maturati nel primo biennio). I nuovi titoli acquisterebbero così la caratteristica di quasi-moneta e potrebbero essere collocati a tassi d’interesse più bassi. La garanzia patrimoniale presuppone, invece, la creazione di un Fondo (o più Fondi) per la gestione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare e mobiliare dello Stato. Il Fondo dovrebbe essere quotato in borsa ed ai BTP con garanzia fiscale potrebbe essere concessa, alla scadenza o dopo un certo numero di anni, anche l’opzione della conversione in azioni del Fondo.
Questi due provvedimenti, volti a ridurre i tassi d’interesse, dovrebbero essere integrati da un terzo, volto a sostenere il tasso di crescita del PIL. Come già proposto dal Ministro Passera e da molti altri, lo Stato potrebbe rimborsare con titoli del debito pubblico i crediti accumulati dalle imprese nei suoi confronti. Si tratta di una cifra ingente (circa 90 miliardi di euro) che darebbe all’economia un impulso positivo pari, in valore assoluto, all’effetto negativo di tutte le manovre approvate nel 2011 dai governi Berlusconi e Monti. All’UE si potrebbe far presente che tale rimborso non creerebbe nuovo debito pubblico, ma semplicemente trasformerebbe un debito già esistente; sarebbe un provvedimento una tantum limitato al 2012 e non comprometterebbe, anzi faciliterebbe, il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013. I tre provvedimenti suggeriti potrebbero rappresentare l’anello mancante tra la fase 1 della manovra “salva-Italia”, che ha effetti certamente recessivi nel breve termine, e la fase 2, che avrà, si spera, effetti espansivi, ma nel medio-lungo termine. E’ in ogni caso evidente che tali provvedimenti avrebbero una validità limitata e non potrebbero sostituire, a lungo andare, il firewall della politica monetaria europea. E’ quindi essenziale ottenere che nella riforma del Trattato sull’Unione, in corso di discussione, il principio della convergenza fra gli Stati dell’eurozona riguardi tutti i parametri previsti dal Trattato di Maastricht: in particolare, il protocollo sui criteri di convergenza di cui all”articolo 109 J del trattato prevede all’art. 4 che “il tasso d”interesse nominale a lungo termine di uno Stato membro non ecceda di oltre due punti percentuali quello dei tre Stati membri, al massimo, che abbiano conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi”. L’articolo in questione non è ben formulato, ma in ogni caso è chiara l’intenzione del legislatore di porre un tetto massimo allo spread tra i tassi d’interesse sui titoli di Stato.

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