Forse non ci dicono tutto della gravità della crisi economica che ci sta investendo. Forse è meglio così perché -dicono- un po’ di santa ignoranza può far campare meno peggio. Mestamente allegro -chi può- si mette al volante della propria macchina e cerca di raggiungere il lido o la montagna dosando al velocità, non già per la paura dei limiti o dei punti sulla patente che scappano ma per stare dentro il pieno, sempre più vuoto. Stagione al nero spinto come il petrolio, senza dubbi. Futuro nero petrolio. I più ottimisti parlano di “bassa crescita”, in realtà la crescita non c’è e quindi i titoli più giusti sono quelli che usano la parla “fermo”. Stagnazione , appunto. Il Paese è ormai fermo, immobile, piantato come un masso in uno stagno senza corrente, bloccato dalla cosiddetta congiuntura internazionale ma anche da anni di immobilismo colpevole e talora doloso. Se la congiuntura internazionale negativa investisse un Paese al due o tre per cento di crescita certo ci sarebbe da preoccuparsi ma almeno si incontrerebbe uno zoccolo duro, un punto da cui partire, qui invece si rischia davvero di giocarci il punto di non ritorno. La cosiddetta crescita statisticamente calcolata allo 0,4 per cento è nella realtà una non crescita e un presupposto di recessione incombente per gli effetti di costo della vita e abbassamento del potere d’acquisto. Il potere d’acquisto è ormai sotto lo zero termico-economico e non riguarda più soltanto le fasce più sensibili, quelle della terza settimana a rischio, ma un intero complesso gruppo di popolazione. Un rappresentante dei Paesi Arabi produttori di petrolio ha detto ad un forum a San Marino che non è improbabile che entro l’anno, 2008, il petrolio raggiunga i duecento dollari al barile. Calcolando anche un euro più forte del dollaro, arriviamo sempre a cifre che possono sbalzare il costo del gasolio e della benzina a due euro al litro. Le prime conseguenze sono già nelle statistiche drammatiche di quest’estate da primati negativi. Calano i viaggiatori, calano i turisti, anno sempre meno in autostrada, calano ovviamente gli acquisti di benzina. Adesso se devi fare un viaggio ci pensi. E ci pensi anche se devi comprare pane e pasta e carne e un libro. E’ sviluppo questo? Probabilmente in un mondo al contrario sì, ma in questo mondo non si puo’ che chiamare decrescita patologica. Cioè quel fenomeno che dalla negatività principale irradia a negatività e criticità secondarie fino a contagiare i rami più periferici. Non lo dicono forte ma tutti gli operatori turistici -che sono il termometro del momento- sono particolarmente preoccupati. Se programmi un viaggio in aereo devi essere pronto a sborsare dai 20 ai 50 euro in più se cresce il carburante. Se fai un viaggio in autostrada parti al mattino con un prezzo e rischi di rientrare, non la settimana dopo, ma forse la stessa sera con un prezzo più alto. Certi addetti agli impianti si sentono talmente in colpa che ti lavano persino meglio il parabrezza, vetro lindissimo, senza una macchiolina, per forza con 80 euro puoi pagarti anche l’addetto al tergicristallo umano. Futuro nero petrolio. Ma perché il petrolio è così caro? Decine le cause e le concause dalle frizioni orientali ai mercati incontrollati, ma anche per le speculazioni. Ha ragione il re saudita Abdullah quando dice che bisogna fermare gli speculatori e combatterli. Si, maestà, bisogna fare assolutamente qualcosa. E adesso. Ogni giorno perso è un colpevole attacco allo sviluppo del mondo e alle nostre tasche.
Fabrizio Binacchi
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