“Abbiamo l’invasione dei magistrati, ma anche dei prefetti, nel campo della gestione della cosa pubblica. Tutto questo è una degenerazione patologica”.
Prendo a prestito, postata su Facebook, una considerazione del mio amico Giampaolo Pagliai, già vicesindaco socialista di Pistoia: “nel 1964 Pietro Nenni sentiva un tintinnio di sciabole. Oggi io sento un frusciar di toghe ed un calpestio di prefetti. Dunque prima avevamo la tripartizione dei poteri, ora abbiamo l’invasione dei magistrati, ma anche dei prefetti, nel campo della gestione della cosa pubblica. Tutto questo è una degenerazione patologica”.
Ha ragione da vendere Giampaolo. E la cronaca di questi giorni ci dice quanto sia, quella denunciata da Giampaolo, una degenerazione che non risolve i vecchi problemi e ne crea di nuovi. Abbiamo avuto le sconcertanti dichiarazioni di Raffaele Cantone, uscito (momentaneamente?) dai ranghi della magistratura per andare a presiedere l’Autorità nazionale anticorruzione. Ha messo in contrapposizione Milano e Roma. Secondo me lo ha fatto estemporaneamente, senza riflettere, tanto che poi è stato costretto a penose precisazioni. Tal quale ad un politico avventato o troppo furbo. Milano con gli anticorpi che vincono la corruzione, Roma, no. Ma quando mai? Non li legge i giornali Cantone? Non lo sa che a Milano sono aperti procedimenti penali che riguardano pubblici amministratori, in misura tutt’altro che minore rispetto a Roma? E che solo una “intesa cordiale” e non dichiarata, ha fatto sì che non venisse “macchiato” da brutte notizie di cronaca nera il cammino glorioso di quella sagra universale che è stata l’Expo?
Del resto Cantone, al pari di molti altri magistrati, prefetti e burocrati proiettati in posizioni di primo piano, appare un fiume in perenne esondazione per le sue continue esternazioni sui giornali e per le apparizioni in TV. E rischia, al di la del lavoro, anche serio, svolto in ragione del suo alto incarico di guardiano anticorruzione, di essere ricordato come l’ennesimo “banal grande” (non è mio il copyright). Cioè, come uno dei tanti che, abbagliati dalle luci della ribalta, diventano preda di una sorta di loquacità compulsiva che li spinge a commenti tanto universali quanto zeppi di luoghi comuni.
Sulla sua strada si è già avventurato il prefetto di Milano, Tronca, prima ancora di insediarsi nell’incarico di Commissario al Comune di Roma. E già lo avevano fatto tanti altri che la debolezza della politica aveva proiettato dalle funzioni di semplici servitori dello Stato al rango di Salvatori della Patria.
Meglio sarebbe che i partiti, in particolare, il PD, smettessero di coltivare l’illusione di cercare all’esterno la soluzione di problemi che più appropriatamente potrebbero risolvere ripristinando un minimo di discussione e di confronto al proprio interno. Nessuno fa miracoli a questo mondo. Nemmeno se glielo chiedono i partiti.

Caro Nicola ti ringrazio, ma continuo a non capire. Andare al governo non eletto ma appoggiato dalle minacce della canaglia finanziaria internazionale non è molto diverso da accerchiare con i carri il Parlamento tremebondo. Il problema è che siamo condizionati da immagini della morte e della violenza che oggi non hanno riscontro emotivo. Ci sono nell’aria una nuova morte e una nuova violenza, non meno letali della morte e della violenza che ci fanno orrore, io penso che dovremmo imparare a riconoscerle senza chiudere un occhio solo perché all’apparenza non fanno spettacolo. Quanto al mio fantasioso paragone tra Cadorna e Renzi, come i poveri fanti non si sono cercati quel generale da operetta tragica, così noi non abbiamo cercato l’ometto di Rignano. Stiamo subendo e basta, e addossargli solo sbagliate riforme costituzionali mi sembra troppo poco. L’individuo di Palazzo Chigi sta portando all’acme il vizio più cupo del paese, la menzogna come strumento di esistenza collettiva, in puro stile gesuitico. I tanti “mussolini ” della Chiesa non hanno mai avuto bisogno di andare a un balcone e sparare idiozie. E vedi alla fine come i conti tornano e tutto converge nel problema delle personacce che ci troviamo tra i piedi?
Post Scriptum: Cadorna i disgraziati fanti italiani se lo sono trovato e non ci potevano fare niente. Lo stesso non si può dire per Renzi.
Caro Marzio,
io sono convinto di una cosa. Quando è stato “eletto” questo Parlamento, Renzi era solo il sindaco di Firenze. Dopo di che, questo parlamento, ha eletto per la seconda volta Napolitano alla presidenza della Repubblica e accettato Letta come capo di un Governo che nessuno aveva mai prospettato agli elettori.
Poi, ancora lo stesso parlamento ha dato la fiducia a Renzi che, peraltro, aveva sempre detto che senza passaggio elettorale non avrebbe mai accettato di andare al governo. Insomma, un comportamento, rispetto alla Costituzione, che assomiglia ad una sorta di circolazione extracorporea. Tutti questi passaggi in violazione delle regole democratiche, compreso il governo Monti che li aveva preceduti, sono stati giustificati con il bisogno di salvare la patria in pericolo. Ecco, Marzio: sono stufo di associarmi alle assoluzioni di chi aveva buone intenzioni, non c’era, oppure dormiva, che è una costante del nostro popolo. Le responsabilità di Renzi, secondo me, sono di gran lunga minori di quelle da addossare ad altri. A Renzi io imputo gli errori, nel merito, di alcuni provvedimenti. Sopratutto della legge elettorale e delle riforme costituzionali. Ma non mi risulta che abbia estorto il consenso al parlamento con le armi, nè, che a mano armata si sia guadagnato il coro di osanna che italiani e stampa gli stanno tributando. Ecco perchè sono convinto che tu, con la tua ostinazione a scagliarti contro il solo Renzi, sei troppo buono. Molto più di me, verso altri che sono altrettanto o più colpevoli. Ed è il motivo per il quale mi ostino a denunciare i processi politici più che concentrami sul prossimo capro espiatorio delle nostre secolari piccolezze.
Scusa Nicola, generico sarebbe criticare solo Renzi perché ha nominato Cantone? Come dire che a Caporetto la responsabilità non fu di Cadorna ma della filiera, dai generali di divisione ai caporali di plotone. A me sembra che si voglia stare volutamente in alto mare, in attesa non si sa di cosa. Ed ha ragione Paolo, l’unica opposizione ormai la fa Crozza, l’individuo di palazzo Chigi è un mentitore patologico e sta piegando alla menzogna sistemica non solo i suoi scagnozzi al governo, ma Banca d’Italia, Rai, Consob, Anci, Regioni, Quirinale, sindacati, Istat, tanto sappiamo bene che i numeri possono essere letti in mille modi, e le voci del dissenso non sono mai ai vertici ma isolate e senza potere. Ultima la pagliacciata dell’Expo sull’alimentazione: quanto è costata e quanto se ne è ricavato? E dei cosiddetti profughi nessuno sbarca più a Lampedusa? E sulla bestialità giuridica del canone Rai in bolletta Enel nessuno alza la voce nel paese dei legulei da due lire? E sullo spostamento temporale di spesa in bilancio da una voce all’altra? Sui giochi di bussolotto della contabilità? Chi sono i responsabili, i tecnici alla Cantone sparsi nei ministeri, o la ventata di spudorata menzogna collettiva con cui l’individuo di Palazzo Chigi inzozza la nazione minacciando sarcastico chi gli si oppone e che tiene a modello politico un disgraziato come Tony Blair?
Perché, Marzio, che ci piaccia o no (e non ci piace), Renzi non ha oppositori, né al suo interno, né fuori, anzi, la sua fiducia aumenta agli occhi della gente, forte di questo, farà solito inciucio col vecchietto arzillo, e Roma cadrà pure ai suoi piedi, se non ci sarà uno scatto d’orgoglio della gente.
La sola opposizione vera a Renzi è quella di Crozza.
Veramente l’articolo, ed è evidente, prende le mosse dalle continue e inutili esternazioni del dott. Cantone. Generico sarebbe lanciare strali solo su Renzi perchè lo ha nominato.
Continuo a non capire perché si insista a parlare dei problemi anziché chiamare in causa, nome e cognome, chi di quei problemi è responsabile e dovrebbe risolverli. Questo è un approccio che finisce sempre nella genericità di una critica che non muove nulla e non colpisce nulla. Sono le persone a dover essere criticate, solo e soltanto le persone.