
Non si può parlare dell’arte di Chopin senza tenere presente la sua origine polacca. Quando Chopin nacque, la Polonia non esisteva più sulle carte geopolitiche dell’Europa dopo le spartizioni del territorio polacco da parte di Russia, Austria e Prussia nel 1772, 1793 e 1795 e la decisione del Congresso di Vienna di assegnare la regione centrale della Polonia alla Russia. Sotto il regno dello zar Alessandro I la Polonia godette di una certa autonomia, ma il regime autocratico del successore Nicola I, salito al trono nel 1825 col proposito di russificare le minoranze e imporre l’ortodossia, anche in Polonia fece sentire i suoi effetti provocando insofferenze e la rivolta del 1830 repressa sanguinosamente nel 1831.
Siamo in piena età romantica, il sentimento di nazionalità e la scoperta del folkgeist si diffondono in tutta Europa, laddove erano nazionalità oppresse si affermavano movimenti patriottici che nel corso del XIX secolo portarono alla formazione di nuovi stati, dal Belgio alla Grecia, dall’Italia alla Germania. Ma il Romanticismo aveva portato anche all’esaltazione del sentimento e quindi dell’arte in tutte le sue espressioni. All’equilibrio e alla simmetria dell’arte classica si sostituivano forme espressive nuove, di rottura dell’ordine tradizionale, si esaltavano eroi che come Prometeo osavano porsi con passione contro l’ordine costituito pur sapendo di andare incontro alla sconfitta. Così l’Ottocento fu il secolo delle rivoluzioni e di esuli che in terra straniera portavano il dramma della loro patria oppressa.
Grazie alla madre, una pianista che ebbe grande influenza sull’amore che il figlio ebbe fin dalla più tenera età per la musica, e al padre, di origine francese, che era un precettore di rampolli di nobili famiglie, Chopin era vissuto in un ambiente di cultura cosmopolita e aveva tenuto con successo il suo primo concerto all’età di otto anni. Aveva poi frequentato il conservatorio diretto dal suo maestro, Jósef Elsner, perfezionandosi nella tecnica musicale e nella composizione. Il giovane Chopin non partecipò direttamente all’attività politica che si proponeva di dare vita a una nuova Polonia liberata dallo straniero e dai vincoli feudali, ma nel 1831, quando a Stoccarda venne a sapere che Varsavia era caduta, compose lo Studio in do minore,op.10, n.12, detto Sulla caduta di Varsavia o Della Rivoluzione. Mentre i russi normalizzavano la situazione a Varsavia, non rientrò in patria, ma da Vienna si trasferì in Francia dove poi morì di tubercolosi nel 1849.
Il pianista esule in Francia a causa dei moti di Varsavia era quindi già conosciuto per la sua sensibilità di interprete e a Parigi, il contatto con un ambiente molto vivace, gli permise di mettere ancor più in evidenza la peculiarità del suo modo di intendere la composizione musicale. Indubbiamente le dolorose vicende amorose, delle quali la più famosa e la più significativa fu la relazione con George Sand, influenzarono non poco le composizioni del musicista polacco incline alla malinconia e all’inquietudine. A parte due concerti per pianoforte e orchestra, Chopin predilesse composizioni brevi per pianoforte, a differenza di altri musicisti del suo tempo come Schumann autori di sonate e sinfonie. Chopin comprese forse più di altri che l’ampia gamma di tonalità del pianoforte poteva esprimere in pieno il pathos dell’anima romantica e nella sua breve vita si espresse con un linguaggio musicale nuovo in piccoli brani pianistici dove la forma è determinata dal libero moto della fantasia. Una forma libera da condizionamenti stilistici era in grado di esprimere meglio l’anelito dell’anima verso l’Assoluto come possiamo sentire nei Notturni e nei Preludi. Contemporaneamente lo spirito patriottico di Chopin si manifestava nella composizione delle Mazurke e delle Polacche. In esse la rielaborazione di forme espressive della sua terra non rappresenta solo la riscoperta del patrimonio folklorico polacco, ma derivando da un’intensa, commossa nostalgia per la patria lontana, comunica a chi le ascolta un vibrante sentimento di amore per la libertà. Nel 1843 mentre gli esuli delle patrie oppresse predisponevano programmi di lotta sentendo come propria la lotta di ciascuna nazione oppressa, fu composta la Polacca N. 12 op. 53, che esprime con tanta forza la speranza di una Polonia libera e indipendente grazie alle lotte dei suoi figli che Edouard Ganche (Baulon 1880 – Lione 1945), il più grande studioso dell’opera di Chopin nel ‘900, la definì “un quadro formidabile di una nazione in armi”.
La profonda sensibilità e la ricerca di nuove forme espressive del linguaggio musicale che caratterizzarono la sua vita di uomo e di artista, continuarono a far sentire la loro forza per molto tempo dopo la sua morte. Nei primi decenni del XX secolo Edouard Ganche raccolse in più volumi le composizioni di Chopin, dedicandosi con grande amore a promuovere la sua musica. Nel 1911 fondò la Société Frédéric Chopin insieme con Maurice Ravel, che ne divenne il vicepresidente, e Camille Le Senne allo scopo di onorarne la memoria e raccogliere materiale documentario. L’attività di questa associazione, tuttora presente sulla scena culturale francese, ha mantenuto vivo l’interesse per il linguaggio e la tecnica musicale di Chopin con manifestazioni di vario genere. Non stupisce quindi che tra i grandi musicisti del ‘900, oltre a Ravel anche Debussy sentì la sensibilità romantica del musicista polacco affine alla sua. Oltre alla edizione critica del patrimonio musicale a Ganche si deve la pubblicazione nel 1923 di una fondamentale biografia, Frédéric Chopin. Sa vie et ses oeuvres, Parigi, Mercure de France, 1923.
Alessandra Campagnano

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