
A pochi giorni dal nuovo anno scolastico sta facendo scalpore la decisione del governo francese di vietare l’abaya nelle scuole perché violerebbe il principio di laicità del Paese. Il Ministro dell’Istruzione nazionale e della gioventù Gabriet Attal ha annunciato il divieto di indossare l’abaya, la tradizionale tunica di colore nero utilizzata dalle donne musulmane nonché studentesse di fede islamica tra i 6 e i 18 anni. Tale divieto si applica anche all’uso del qamis , la versione maschile dell’abaya.
Secondo Attal questa decisione è stata presa per sostenere la laicità dello Stato francese, principio evidenziato dal primo articolo della Costituzione francese, pertanto tale tunica non potrà essere più indossata a scuola.
Per il Ministro la laicità è intesa come libertà di emanciparsi attraverso la scuola descrivendo tale indumento puramente come gesto religioso volto a testare la resistenza della repubblica verso il santuario laico che la stessa scuola deve costituire.
Nel 2004 sempre in Francia in tutti gli istituti di istruzione primaria e secondaria era stata vietata l’esposizione di simboli religiosi come crocifissi, il velo islamico le kippah ebraiche e gli hijab islamici.
Attualmente questa misura soddisfa il Sindacato nazionale degli insegnanti in quanto per molto tempo chiedeva al ministero dell’Istruzione di decidere in un senso o nell’altro per far in modo che la responsabilità di accettare o meno l’abaya a scuola non ricadesse più sugli insegnanti e dirigenti scolastici.
Secondo le stime il Pease è risolutamente laico ma con una massiccia presenza di comunità islamiche almeno sei milioni.
In seguito a questa decisione non sono mancate le critiche portando ad una divisione politica tra i partiti di destra favorevoli al divieto e quelli di sinistra che hanno invece manifestato una preoccupazione per i diritti delle donne musulmane. Soprattutto Mélenchon che si è scagliata contro la nuova assurda guerra di religione , poiché definita una scelta piuttosto crudele. Il dibattito si è concentrato sulla possibilità di indossare un abito tradizionale e non religioso, mentre per altri l’abaya ravvisa l’ostentazione del segno religioso che viola la laicità dello stato.
Il Consiglio francese del culto musulmano, l’organismo nazionale che riunisce molte associazioni musulmane, ha affermato che i capi saldi di abbigliamento inclusa l’abaya non sono un segno religioso.
La Francia come altre nazioni europee sta cercando un giusto equilibrio tra la conservazione dei propri valori e l’accoglienza della diversità culturale, ma sul Ministro Atal e sul governo cadono sempre più numerose accuse di intolleranza e soprattutto di islamofobia.
Durante un intervista Il Presidente Emmanuel Macron si è espresso proponendo di adottare in via sperimentale le uniformi per alcuni istituti scolastici.
Nonostante il fulcro del dibattito ruota attorno alla laicità, occorre intuire che in questa direzione c’è il rischio di non avere un incontro fra culture inteso come occasione di conoscenza, ma un disagio sociale che non lascia spazio alla libertà di espressione.
Dolores di Mambro

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