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Francia o Spagna purché se “magna”

di Fabrizio Binacchi | 30 Settembre 2013

Francia o Spagna purché se magna ma un conto è mangiare pane vecchio e un po’ ammuffito e un conto è mangiare una brioche per rimanere in storiche metafore su  come accontentare il popolo.

franciaspagnaitaliaDov’è la sorpresa? Che prima o poi Telecom Italia finisse in mani spagnole era piuttosto prevedibile. Che prima o poi nuova Alitalia finisse nelle mani della vecchia e sempre potente Air France era più che prevedibile, e quasi prevedibile, per alcuni augurabile. Che noi italiani non sappiamo neanche speculare sugli affari e sui passaggi di capitale lo dicono gli stessi finanziari internazionali. Dov’è la sorpresa? In fondo è nella storia del nostro Paese la dominazione francese e spagnola, in passato non certo solo per vie finanziarie od economiche, ma di dominio del territorio e di governo. Nei secoli in molte italiche regioni ed allora stati e staterelli della nostra baldanzosa penisola ci eravamo abituati a dire “Francia o Spagna purché se magna”. Comandi il “franzoso” o  l’iberico l’importante è aver la pancia piena o almeno sopravvivere al meglio. In attesa del prossimo conquistatore. Ma qui in verità una sorpresa c’è, a ben guardare. E cioè che Telecom Italia sarà più spagnola e cioè sarà acquistata e gestita da Telco che è la scatola finanziaria dell’azienda per una manciata di milioni di euro. Shopping europeo a buon mercato. Quello che era stato valutato a 10, facciamo un esempio prossimo, adesso viene comprato a uno e rotti. Questo porta a chiedersi che cosa sia realmente successo sul valore dei nostri asset strategici, chi abbia speculato e  chi abbia svenduto, perché le telecomunicazioni in qualsiasi paese del mondo sono uno degli asset più strategici della nazione. E poi chiedersi  come abbiano fatto ad amministrare questi beni nel corso degli anni i vari gestori e amministratori delegati per conto di quali interessi e via domandando. Ce lo ripetiamo e va ridetto: siamo in Europa e quindi nessuna sorpresa se nel mercato europeo libero una azienda privata è più spagnola che slovena, siamo nell’economia di mercato e quindi nessuna sorpresa se i pacchetti passan di mano, ma sorpresa e preoccupazione se tutto questo svantaggia un sistema nazionale ed un livello occupazionale. Per questo, al di là dei passaggi economico finanziari, vanno valutate le ricadute politiche e di sistema: rete scorporata, garanzie su qualità e quantità occupazionale, strategie di sviluppo in un settore a forte condizionamento tecnologico. Adesso si alzano un po’ di paletti, anche in forza della sicurezza nazionale dei dati. Francia o Spagna purché se magna ma un conto è mangiare pane vecchio e un po’ ammuffito e un conto è mangiare una brioche per rimanere in storiche metafore su  come accontentare il popolo. Vale per la futura Telecom Italia e vale quando e se sarà per la futura Nuova Alitalia sulla quale si gioca la mobilità dall’Italia al mondo e dal mondo all’Italia. Anche qui al di là delle geografie proprietarie e dai mercati e dalle tariffe il problema sarà vedere e definire come si arriverà in Italia e si partirà dall’Italia in un nuovo contesto di rotte e priorità internazionali. Per fare un esempio “non è che nel nuovo assetto per fare Roma New York si passerà sempre da Parigi? butta là provocatoriamente il segretario della Uil Angeletti. E noi Italia saremo una regione delle regioni? L’importante adesso, dopo l’abbuffata di inglese e angloamericano,  è perfezionare la lingua francese (alcune pronunce di “Air France” nun se possono sentì ndr) e imparare bene pure lo spagnolo e pronti -ad ogni drin- a rispondere “hola, que habla”

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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