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Francia Grecia e Italia: Prima se ne va il Governo Tecnico meglio é

di Nicola Cariglia | 6 Maggio 2012

Non per attribuirgli responsabilitá, riguardo alla gravitá della situazione, che non sono sue. Ma per consentire di prospettare agli elettori due diverse opzioni di politica economica. 

E ora? Con la vittoria in Francia di Hollande, la situazione instabile che si è determinata in Grecia, in bilico sulla permanenza fra i paesi dell’Euro, c’è ancora qualcuno in Italia che non si rende conto del vicolo cieco in cui siamo stati cacciati dall’operazione “governo tecnico”?

Francia e Grecia sono un duro colpo all’asse Merkel-Sarkozy, che ha dominato questi ultimi anni, quelli della grande crisi. E’ la richiesta di una politica alternativa, vale a dire il superamento delle difficoltá in modo equo, non secondo le teorie darwiniane della dura selezione.

Ma che in Italia il governo Monti fosse al capolinea lo si era giá visto. Dopo sei mesi di annunci roboanti, il bilancio è deprimente. A parte il torchio fiscale, facile perché ha colpito i piú indifesi, il i risultati non si vedono. Riforma del lavoro, sviluppo, tagli agli sprechi, giustizia: non c’è settore nel quale l’azione del governo non si sia impantanata nei giochi dei veti incrociati e delle inversioni di marcia. Da rimpiangere i momenti piú neri delle manovre sulle leggi finanziarie, esposte alle pressioni delle lobbies, ogni anno sempre piú scatenate.

Alla fine, il presidente del consiglio si è ritrovato a navigare a vista, ricorrendo a stratagemmi dilatori quali la nomina di supertecnici addetti ai tagli, che sono altrettante manifestazioni di impotenza. La Patria non è stata affatto salvata dai tecnici: nella migliore delle ipotesi è al punto di partenza, ma si sono persi molti mesi.

Il presidente della Repubblica, Napolitano ha meriti innegabili, acquisiti nella prima parte del suo settennato. Ma il mancato scioglimento della Camere, dopo le dimissioni di Berlusconi, rischia di azzerarli tutti. Ha toppato alla grande e in buona compagnia, assieme a gran parte del mondo economico e finanziario, in nome di dubbi e complessi interessi: da un lato la resa incondizionata al binomio Merkel- Sarkozy, alla euroburocrazia e alla eurofinanza, nella illusione che questa fosse l’unica salvezza. Dall’altro lato in nome di un disegno torbido: una svolta autoritaria, “nobilitata” dalla competenza dei tecnici. Per essere chiari: il disegno era di mandare a casa la categoria della politica, non i politici che se lo meritano e in maniera trasparente e democratica.

Si dice che con Monti l’Italia ha riacquistato credibilitá internazionale. E’una mezza veritá, del tutto priva di effetti pratici. Il nostro presidente del consiglio, nelle sedi internazionali e presso i suoi colleghi, sará pure stato ricevuto con maggiore, personale, rispetto di quanto ne ottenesse Berlusconi. E allora? Quanti passi indietro ha fatto Angela Merkel o l’euroburocrazia in nome di questo rispetto? Nemmeno mezzo. In  politica, soprattutto a livello internazionale, nessuno fa la caritá. Se tendi una mano per chiedere, tutti guardano cosa hai nell’altra per dare.

Ora, i nodi sono al pettine. E’chiaro che Monti non ha risolto e non risolverá i problemi ed è bene che vada a casa prima possibile. Non per attribuirgli responsabilitá, riguardo alla gravitá della situazione, che non sono sue. Ma per consentire di prospettare agli elettori due diverse opzioni di politica economica. E mettendoli in grado, direi costringendoli, a scegliere, come è avvenuto in Francia con Hollande e Sarkozy.

Perché la via democratica non è solo giusta, è anche conveniente. I cittadini avranno meno da recriminare sui sacrifici che inevitabilmente dovranno sopportare con l’una o l’altra ricetta.

E se i partiti saranno i soliti, con i soliti difetti, ció significherá che nessuno è stato in grado di prospettare o realizzare qualcosa di nuovo. Ed anche questo, obtorto collo, dovrá essere tollerato.

Pubblicato in : Editoriale

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    7 Maggio 2012 alle 16:13

    Condivido certamente l’ analisi panoramica ,ma sulle conclusioni mi sembra …cascare l’asino ! Che è solo un modo di dire,ovviamente! Come sarebbe a dire “E se i partiti saranno i soliti, con i soliti difetti, ció significherá che nessuno è stato in grado di prospettare o realizzare qualcosa di nuovo. Ed anche questo, obtorto collo, dovrá essere tollerato.”? Una “democrazia” che tollera questo sarebbe proprio al capolnea . Ed allora? Oltretutto ,senza un meccanismo elettorale efficente , trovarsi punto e daccapo sarebbe automatico…

    Rispondi
  2. puccio cartoni

    7 Maggio 2012 alle 16:11

    Condivido certamente l’ analisi panoramica ,ma sulle conclusioni mi sembra …cascare l’asino ! Che è solo un modo di dire,ovviamente! Come sarebbe a dire “E se i partiti saranno i soliti, con i soliti difetti, ció significherá che nessuno è stato in grado di prospettare o realizzare qualcosa di nuovo. Ed anche questo, obtorto collo, dovrá essere tollerato.” Una “democrazia” che tollera questo sarebbe proprio al capolnea . Ed allora? Oltretutto ,senza un meccanismo elettorale efficente , trovarsi punto e daccapo sarebbe automatico…

    Rispondi
  3. Luca Bagatin

    7 Maggio 2012 alle 16:04

    Caro Nicola,
    il prof. Monti sta tentando di rimettere in sesto un’Italia letteralmente rovinata da vent’anni buoni di partitocrazia parolaia.
    Con l’aggravante che, il suo governo, è disgraziatamente sostenuto proprio da quelle forze politiche che hanno mal governato il Paese.
    Oltretutto si ritrova il fucile puntato della Cgil, che impedisce a lui ed all’ottima Fornero, di mettere mano al mercato del lavoro (con riforme che, sino a ieri, auspicavano e proponevano solo i Radicali di Pannella e Bonino).
    In tutto ciò mi pare che le elezioni, ovvero il ritorno in gioco della partitocrazia parolaia, sia quanto di meno auspicabile possibile.
    Sarebbe cosa buona e giusta, diversamente, io credo, se il Presidente Napolitano conferisse pieni poteri all’attuale governo (che, peraltro, essendo Tecnico, non ha tutti i difetti dei politici, i quali rincorrono consensi con promesse vane) e che tale governo durasse almeno cinque anni o sin tanto che non si sia raggiunta stabilità economica e politica.
    Ricordo che il nostro caro Ernesto Rossi auspicava una “sospensione della democrazia” dopo il fascismo, sin tanto che non si fossero messe a posto le cose.
    Non fu ascoltato e si spianò la strata alla partitocrazia (che oggi ha raggiunto livelli insopposrabili).

    Un altro piccolo appunto: la Francia non è l’Italia.
    In Francia il sistema elettorale è forte: il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dai cittadini ed ha poteri effettivi.
    In Francia esistono forze politiche serie e non effimere.
    Il PS di Hollande non è il ridicolo PD di Bersani.
    L’UMP non è quella macchietta giuidata dal sosia di Gigi d’Alessio.

    Rispondi
  4. Simona Gori

    7 Maggio 2012 alle 13:16

    Caro Nicola, come hai centrato il problema! La sospensione della democrazia operata da Napolitano da una parte non ha portato ai risultati sperati e dall’altro fa crescere movimenti, come quello di Grillo, che si possono definire tutto fuori che democratici e pacifici. Aizzano le persone: quelle più forti scenderanno in piazza sempre più spesso fino a ricordare tempi passati, che noi, della nostra età, abbiamo salutato come positivi e che, invece, hanno portato al terrorismo; quelle più deboli (con un po’ di vigliacceria, perché non si rendono conto di come lasciano familiari o dipendenti) si suicidano. Fallimento su due fronti, con gli italiani che sono stati tartassati, ma non responsabilizzati, come avrebbero fatto le elezioni. E per finire: tutti i problemi che avrebbe dovuto fare Monti e che, invece, non ha toccato, e che tu enumeri, non li toccherà mai perché non è in grado di farlo e perché, cosa non ultima, essendo tutti “bocconiani” in una maniera o nell’altra fanno parte pure loro della “casta” e, si sa, i lupi difficilmente si aggrediscono fra loro, ma cercano prede più indifese.

    Rispondi
  5. nadia

    7 Maggio 2012 alle 11:18

    Caro Direttore,
    approvo e condivido il Suo editoriale.

    Rispondi
  6. Trevigiano

    7 Maggio 2012 alle 10:26

    Caro Nicola,
    Approvo completamente che Governo e Presidente, che hanno violato la Sovranità popolare, se ne vadano: In galera.

    Rispondi
  7. Marzio Siracusa

    7 Maggio 2012 alle 08:18

    Non dimenticherei che la grande speinta a separare il capitalismo finanziario speculativo da quello industriale produttivo è data dall’inventare una crescita i cui presupposti sono calati dall’alto. La delusione e rabbia della massa dei risparmiatori di derivati e titoli simili spinge paradossalmente alla sinistra della crescita, che si risolve sempre in crescita del debito e quindi della speculazione, secondo la spirale viziosa dove rigore e crescita fanno a turno la testa e la coda del serpente. Quanto a Napolitano non vedo meriti nel suo settennato, se non un seguito cerimoniale di groppi alla gola scambiati per umanesimo presidenziale, in realtà frutto del rimosso autoritario. La chiamata di Monti fu la pennellata conclusiva nell’incomprensione totale della realtà sociale e politica poiché non siamo in una delle tante crisi da superare ma in una svolta storica dopo cui non sta alcuna previsione credibile.

    Rispondi
  8. Stefano Longo

    6 Maggio 2012 alle 22:43

    Adesso mi sento meglio. Ora che l’Europa comincia a ritingersi di RosSocialista, possiamo con fiducia sperare che anche in Italia la sinistra capisca definitivamente quale è la strada migliore per arrivare al Socialismo possibile: fare come in Francia! Altre scorciatoie già provate sarebbero diabolico come perseverare nella ricerca della sconfita. Noi lavoratori abbiamo dato tanto e tanto abbiamo ancora da dare ma come hanno fatto in Francia e non come da noi! Il comportamento quasi commuovente ma giusto è quello di Mèlechon ossia invece di fare come Sansone ha detto chiaramente ed immediatamente:”senza chiedere altro invito a votare senza esitare Hollande, prima di tutto battere la destra per la Francia”, così si fa, così si vince! Sempre Avanti!

    Rispondi
  9. beppe stilo

    6 Maggio 2012 alle 22:41

    Caro Nicola,
    più si va avanti e più la delusione è grande.E’ certo comunque che prima di andare a votare ci vuole una nuova legge elettorale.Con l’attuale regaleremmo asso,tre e regio a Casini.Pierferdy dopo la “batosta” al Senato della volta scorsa lo sa benissimo e questa volta gioca le sue carte in maniera più spregiudicata,anche se fa l’ecumenico .Sono d’accordo che non c’era bisogno di Bondi ,Amato,Gavazzi.Un azzecarbugli qualsiasi sa benissimo che basterebbe mano,in mnaiera seri,alla vendita,non alla svendita dell’enorme patrimonio “infruttifero” di tanto patrimonio dello Stato ,per risolvere non una ma 10 finanziarie.Basterebbe “obbligare” in maniera seria gli stessi Comuni,a vendere le lquote che hanno in tante Partecipate,per fare quadrare i loro Bilanci e farli smettere di piangere.Un piccolo esempio?Mi dici cosa se ne fa Gianassi ,il Sindaco di Sesto di 8 farmacie?E cosa se ne fa insieme a Scandicci,Campi e compagnia di giro del quasi 10% di Consiag?E’ compito dei Comuni vendere pannolini,preservativi,latte in polvere?E del gas -metano ,perchè non si fanno pagare e bene invece la rete del gas che l’ahhno data gratisi per anni a Consiag?Solo da due anni hanno cominciato a riscuoterla perchè Arezzo e Siena ,con la fusione in EXTRA,la riscuotevano.Potrei continuare a lungo e non voglio annoiare,ma sta in questo modo di fare politica dai Comuni in sù,una delle cause del disastro cui assitiamo.Nel mio piccolo,essnedo Consigliere Comunale,queste battaglie le faccio tutti i giorni e non demordo,ma sono una voce nel sacco.

    Rispondi
  10. Giuseppe Selvaggi

    6 Maggio 2012 alle 22:25

    Caro Direttore,
    ho appena terminato di ascoltare il discorso del neo eletto Presidente della Repubblica Francese. Del suo discorso mi ha colpito una frase: “L’austérité ne peut etre une fatalité”. Un pensiero che contraddice le “teorie darwiniane della dura selezione” e che finalmente rende giustizia di mesi e anni di propaganda a favore di una politica priva di passioni e di ideali in nome di una austerità che ha danneggiato solo i ceti più deboli e favorito i soliti furbetti.
    Sottoscrivo e condivido il Suo editoriale.

    Rispondi

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