Il Papa non fa politica. Ma questo Papa, venuto quasi dalla fine del mondo per risvegliare le coscienze, non fa sconti. Neppure a coloro che, appena qualche giorno fa con qualche intervista di troppo e, sopratutto, con uno stile di comunicazione politica assai poco affine al Santo di Assisi, avevano avventuristicamente osato auto proclamarsi i “nuovi francescani”.
Il Papa -questo Papa- non fa politica, ma non le manda a dire! Così sulla reale questione di questo nostro tempo: il lavoro, di fronte ai 3500 dipendenti dell’Ilva di Conigliano ha usato -come nessun altro- parole di verità. Parole ultimative dall’enorme valore culturale oltre che, squisitamente, sociale: “la dignità dell’uomo risiede nel lavoro non in un reddito foss’anche per tutti”. “Ogni sforzo della politica non deve essere indirizzato verso un reddito di cittadinanza (di inclusione o come lo si voglia chiamare), ma verso un «reddito di dignità»: il reddito che proviene da un lavoro vero, senza sfruttamento.”
Il Papa non fa politica, ma l’urgenza e la bruciante verità del suo pensiero dovrebbe far riflettere una politica nazionale talmente sclerotizzata da non riuscire neppure ad immaginare soluzioni alternative da contrapporre alle ricette -spesso “da bar”- che l’ondata populista (e, per contro, la cieca tecnica economica) offrono a problemi colossali. Problemi derivati e connessi ad un nuovo cambio di paradigma socio-economico come avvenne nell’Italia del secondo dopo guerra in cui la propaganda del mito dell’industrializzazione regalò a molti una disperata disoccupazione e l’imperativo di una emigrazione (interna) di sopravvivenza.
Anche allora, e per diverso tempo, la parola dignità fu, per molti, sospesa. E riconquistata, spesso, solo dopo lunghi ed estenuanti sacrifici.
Oggi l’Italia, come tutto l’occidente industrializzato, è ad un nuovo bivio: puntare sulla finanza o tornare all’economia reale. Rassegnarsi alla speculazione; ovvero all’impoverimento dei più per l’arricchimento di pochi, o disegnare un’economia “sociale ed integrale di sviluppo” che -nel solco dell’ecologia integrale promossa da Francesco- possa ridare speranza, vitalità e strumenti di dignità ad un mondo -il primo- sempre più annichilito dalla paura della perdita di quel benessere che, nonostante tutto e paradossalmente, giorno dopo giorno, sfugge dalle mani dei più.
Il Papa dell’anti-speculazione, il Papa del lavoro e degli imprenditori-lavoratori, è il Papa dell’uomo di ieri e di quello di domani.
Oggi, la politica, ha nelle parole di un Papa che non fa politica ma traccia le linee guida per un “nuovo umanesimo”, una decisiva possibilità di riscatto. Una scelta di campo s’impone prima nelle coscienze e poi nelle politiche.
Daniele Marchetti

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