• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Francesco Guccini, maestro di musica e parole

Un ricordo personale di Francesco Guccini attraverso le sue canzoni, i libri, le interviste e gli incontri: un viaggio tra poesia, memoria, impegno, ironia e quella profonda umanità che ha accompagnato tutta la sua opera.

di Gabriele Parenti | 7 Agosto 2026
Associazione Amici di Piero Chiara, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Poesia pura: con la musica e le parole; nelle canzoni, nei libri, che suscitano emozioni, sensazioni. Per il suo grande talento artistico e per l’altrettanto grande spessore umano. Per molti versi, come la madeleine di Proust ci portano alla ricerca del tempo perduto.

Altre volte, ispirandosi a Borges esplorano sogni, mondi immaginari, ma sempre con lo sguardo ai mutamenti della società e del costume. E sempre richiamando valori universali. Da Auschwitz, a Il vecchio e il bambino, Amerigo, Don Chisciotte, Dio è morto. E non dimentichiamo l’apocalittica Noi non ci saremo (Si era negli anni in cui era forte la paura di una guerra atomica).

Altre canzoni danno un’immagine incisiva del quotidiano. In Samantha la vita che “può far male” anche se avrà un destino da modella, oppure cruda come in Piccola storia ignobile o desolata come ne Il Pensionato. Ma si veda anche la sottile angoscia di “Canzone della vita quotidiana”. Canzoni che ti scavano nell’anima.

Gabriella  Fenocchio  curatrice del libro “Francesco Guccini – Canzoni”  scrive nell’introduzione: “le canzoni del  cantautore-mito di Pavana possono autonomamente e a buon diritto collocarsi nel panorama poetico del Novecento italiano”.

“Le parole del testo” – sottolinea la Prof. Fenocchio – “risuonano  della musica  con cui si sono impresse nella memoria. Come se l’avessero incorporata in sé, assimilata fino a farne la propria sostanza sonora”.

Guccini è sempre stato una voce indipendente, libera, non si è mai lasciato etichettare né ha ceduto alle mode del momento. Per questo parla a tutte le generazioni. Ha affrontato una pluralità di temi e ha sottolineato alcuni stati d’animo che sono ricorrenti nella sua produzione artistica. L’amore per la montagna – Pavana – era già presente all’inizio della sua carriera artistica nell’album Radici del 1974. Poi i sogni giovanili, fra la Via Emilia e il West a cui si legano momenti di malinconia come nella Canzone delle Osterie di fuori porta, e in vari brani di Stanze di vita quotidiana. Ma sono solo momenti perché lo stato d’animo prevalente è legato piuttosto a una “nostalgia del futuro” a quel mondo nuovo che i giovani auspicavano ma non era sorto.

Emblematico Dio è morto scritta nel 1965. Esprime con forza il desiderio di un cambio d’epoca. I primi versi si ispirano alla poesia l’Urlo di Allen Ginsberg. Ma, a differenza di questa, non è pervaso di pessimismo, anzi è un inno alla speranza: “nel mondo che faremo Dio è risorto”. Un Dio laicamente inteso come simbolo dei valori di giustizia e di solidarietà ma c’è spazio anche per il Dio cristiano che questi valori annuncia e propugna.

È noto che Dio è morto fu censurata dalla Rai ma trasmessa dalla Radio Vaticana ed ebbe subito un’eco straordinaria anche nel mondo cattolico.

La resurrezione come palingenesi. Ma il vecchio mondo era coriaceo e il nuovo stentava a nascere. All’onda lunga del ’68 sarebbe seguito quello che fu denominato “il riflusso”. In Eskimo del 1978 Guccini ormai quasi quarantenne canta: “Perché a vent’anni tutto ancora intero/ perché a vent’anni è tutto chi lo sa”.

È un momento di malinconia in Canzone per Piero (un brano inserito nella prova dell’esame di Stato del 2004 sul tema dell’amicizia) con quelle frasi divenute iconiche come “ Ma d’illusioni non ne abbiamo avute/ o forse sì, ma nemmeno ricordo/tutte parole che si son perdute/ con la realtà incontrata ogni giorno”

È stata solo una breve parentesi. Già in quello stesso 1978 con Libera nos domine troviamo di nuovo un Francesco Guccini battagliero che chiede di essere liberato dai manichei che ti urlano: “O con noi o traditore” […] “dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti” e da altre categorie similari.

D’Altronde, già in Un altro giorno andato, scritta nel 1968 esortava a vivere nel presente, senza voltarsi indietro perché “il tempo passa e fermalo se puoi”. C’è, tuttavia, sempre un “bilanciamento” perché nel presente troviamo anche “giornate senza senso, come un mare senza vento”.

Note nostalgiche emergono in brani come Incontro del 1972 e in Radici. Un album, questo, caratterizzato dalla mitica Locomotiva con cui ha chiuso tutti i suoi concerti.

Già! La locomotiva. Un Guccini barricadiero sull’onda del ‘68? Assolutamente no. Come ha scritto e come spiegò anche a me è un racconto di fantasia (ma tratto da una storia vera) che ci riporta all’atmosfera lato sensu romantica, utopica, dell’anarchismo di fine ‘800. Ma con nessuna implicazione politica o ideologica. Bensì una grande forza narrativa.

Nella mia prima intervista, nel 1983 (o 1982?) arrivai nella mitica Via Paolo Fabbri 43 con una certa trepidazione perché la mente mi si affollava di domande ma non sapevo quanto tempo avrebbe avuto per me il celebre cantautore. Invece, mi dedicò l’intero pomeriggio con una conversazione che spaziò dal suo recente viaggio in Argentina fino a Borges e a Swift, l’autore di Gulliver. Naturalmente parlammo del suo ultimo album “Metropolis” e, in particolare, di Bisanzio un brano che è stato definito onirico in quanto è un viaggio nello spazio, nel tempo e nelle ragioni profonde dei cambi d’epoca. Conoscevo il contesto storico di cui parla la canzone ma Guccini mi spiegò alcune metafore e immagini evocative come l’allusione alla precessione degli equinozi esortando però a non cercare troppi significati riposti, come, d’altronde mi hanno detto anche altri cantautori.

Tornando a Bisanzio, si tratta di un brano non certo facile. Basta pensare a quel “dove si perde la terra dentro al mare fino quasi al niente / e poi ritorna terra e non è più Occidente”. O quel criptico “Bisanzio è un sogno che si fa incompleto”.

Poi in un’altra occasione parlammo di Shomèr ma mi-llailah? (1983). Il titolo è una frase tratta dalla Bibbia (Isaia 21, 11-12) e tradotta con “Sentinella, quanto resta della notte?”  di cui mi dette un’interpretazione non politica ma esistenziale.

Tra l’altro, l’allusione alla notte ancora lunga ma che prelude all’alba è un invito alla speranza e fa giustizia di un preteso pessimismo gucciniano. E questo appello alla speranza lo dimostrano lo sferzante Cyrano, brano clou del memorabile concerto di Firenze del 1997, l’idealismo di Don Chisciotte (2000) ma anche le emozioni, i sogni che possiamo trovare nel quotidiano. Come il lirismo di Farewell (la città addormentata non era mai stata così tanto bella. [….] ci sembrava d’avere trovato la chiave segreta del mondo).

Mi soffermo un attimo sulla delicata Autogrill che racconta di un incontro casuale in un Autogrill – tipico non-luogo – tra il narratore e un giovane barista.

Bella d’una sua bellezza acerba
Bionda senza averne l’aria

(Notare l’incisiva metafora del secondo verso). Giovane ma con una tristezza di fondo evocata dallo splendido paragone con i fiori e l’erba “di scarpata ferroviaria”. Un sogno ad occhi aperti, forse una storia che sarebbe potuta nascere. Ma poi arrivano altri clienti e l’incanto si spezza. Per motivi di sintesi ho purtroppo banalizzato ma è un “affresco” avvincente, di rara eleganza.

Avendo avuto il privilegio di conoscerlo e di frequentarlo in occasione di varie interviste per le reti Rai voglio aggiungere al ricordo di uno dei più grandi cantautori di ogni epoca, del brillante scrittore e dell’intellettuale raffinato anche quello della sua proverbiale modestia che caratterizza tutti i grandi.

Una volta, quando gli dissi: “credo che questa sia la mia settima intervista con te”, lui con il suo fare scherzoso rispose “Hai una bella pazienza… io non l’avrei avuta.” (Pazienza? Ogni conversazione con il grande Francesco è stata per me oltre che piacevole, un arricchimento culturale).

E non dimentichiamo i suoi molti libri che vanno dai ricordi di “un mondo perduto” ai gialli (scritti con Loriano Machiavelli) alle ricerche sul dialetto, come il suo primo lavoro letterario Cròniche epafàniche del 1989.

Racconti coinvolgenti, emozionanti. Cito per tutti Tre cene (l’ultima invero è un pranzo) del 2021. La montagna, con i suoi ritmi pacati, l’immediatezza dei rapporti umani che caratterizza i piccoli borghi, la ricchezza di prodotti tipici, di piatti che si richiamano a ricette del passato,

La prima cena ha luogo negli anni ’30 in una notte d’inverno, in una locanda dell’Appennino dove il buon cibo si unisce a molto vino, e alle risate; una di quelle sere in cui “l’amicizia e la sazietà aiutano a non ascoltare i presagi della vita che corre”. La neve e il buio, una location suggestiva: mi ricorda alcuni versi di Natale a Pavana: “Ehi, notte, che improvvisa sei discesa / Felina e silenziosa, come il lupo”.

La cena successiva ci porta in quegli anni ’70 che mischiano speranze e delusioni. Fino al momento della disillusione. La terza – un pranzo di mezza estate che si protrae fino a un grande falò notturno – è ai tempi nostri. Alla ricerca di un po’ di serenità in un giorno di relax ma all’insegna del disincanto.

Troviamo in tutti questi libri il suo inconfondibile gusto della parola. Gli eventi della storia restano sullo sfondo e ciò consente di gustare atmosfere di altri tempi che fanno parte dei nostri ricordi o quelli dei nostri genitori o dei nostri nonni. Anche se non ci sono riferimenti espliciti sembra quasi di avvertire l’eco delle sue canzoni-poesie. Radici, (senti voci forse di altra età), Piccola città, Canzone di notte n. 2, Eskimo, Canzone per Piero. E Autunno (Le storie credute importanti/ Si sbriciolano in pochi istanti) per citarne solo alcune.

Lo scenario è sempre l’Appennino tosco-emiliano che con i suoi boschi, i torrenti, gli antichi borghi, assume un fascino particolare, specie nelle aree di confine fra le due regioni dove usanze, tradizioni si amalgamano.

Come posso terminare questa (incompleta) rievocazione segnata dal dolore? Caro Francesco, ci hai lasciati, ci sentiamo tristi, più soli. Ma allora userò alcuni tuoi versi di Canzone per un’amica

Voglio però ricordarti com’eri
Pensare che ancora vivi
Voglio pensare che ancora mi ascolti
Che come allora sorridi

Gabriele Parenti

Pubblicato in : Cultura ed eventi, Primo piano

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti