
Lei è la giornalista che ha capito per prima che papa Benedetto XVI stava lasciando il ministero petrino, cioè si stava dimettendo da Papa, stava lasciando il Pontificato. In vita. Lei è Giovanna Chirri, all’epoca vaticanista dell’Ansa, che avendo fatto e studiato bene il latino capì dal discorso di Papa Ratziger che stava annunciando il ritiro, o come diremmo noi popolarmente si stava dimettendo. Era l’11 febbraio 2013, che giorno quel giorno. Un sussulto, una rivoluzione. Ho incontrato Giovanna Chirri in giro per il Vaticano e per Roma e le ho chiesto qualcosa di quegli anni e di questi mesi di papa Leone.
C’è chi dice che con la chiamata a Roma nel 2023 dell’allora vescovo Prevost Papa Francesco abbia in qualche modo aiutato e preparato una candidatura dell’attuale Pontefice. Sei d’accordo?
Sono d’accordo. Dai racconti del ruolo svolto da Prevost in Perù ho avuto l’impressione di una consonanza di fondo con papa Francesco e di una sensibilità ecclesiale affine; nei fatti Bergoglio portandolo a Roma e in un dicastero così centrale lo ha messo in una condizione molto favorevole per il papato. Parlando con alcuni amici di Prevost questa impressione si è rafforzata: mi sembra che, come diciamo a Roma, Bergoglio se lo sia “capato”.
Quali sono le scelte e i comportamenti che ti hanno colpito in quest primo anno di Leone XIV?
Una cosa che mi colpisce sempre, anche in occasione del programmato viaggio in Africa, è quanto sia esplicito il suo essere agostiniano, il suo proclamare la propria radice spirituale. La sera dell’elezione, nel saluto dalla Loggia delle Benedizioni mi ha colpito la sua commozione, gli occhi lucidi e il fatto che abbia parlato in italiano e spagnolo, non in inglese. Mi sembra molto interessante il suo modo di essere statunitense e il fatto che abbia precisato che gli americani non potranno più dire, come hanno fatto con Bergoglio, che il papa non può capirli perché non è americano.

E’ vero che c’erano avvisaglie e preparativi già dall’estate del 2012 per un gesto così imprevisto ed imprevedibile come quello delle dimissioni da parte di Papa Ratzinger? Tu hai scritto libri su Benedetto XVI “L’ultima parola” e “I coccodrilli” in cui emerge una umanità che spesso giornali e tv non hanno ben evidenziato.
Dopo la rinuncia, sono emersi una serie di “segnali” che con il senno di poi potevano essere interpretati in tal senso; a mio avviso, in parte erano visibili a una cerchia ristretta di persone attorno a lui, non certo dall’esterno. Nei giorni successivi all’annuncio, alcuni colleghi lasciarono intendere che erano stati a conoscenza della decisione ma non avevano potuto pubblicarla perché vincolati al silenzio, ma appena si è saputo il numero e i nomi delle persone che realmente ne erano stati a conoscenza, questi colleghi sono stati pubblicamente smentiti; davanti a Ratzinger poi si sono smentiti subito da soli: chissà cosa pensava di loro Benedetto XVI. Si’, la sua umanità non è stata colta ed è stato vittima di alcuni cliché; ha subito inoltre un inspiegabile trattamento dai suoi connazionali, unico popolo al mondo a non essere stato orgoglioso di avere un connazionale papa, e ad averlo trattato malissimo.
Ricordi il toto-nomi per l’elezione di Francesco? E cosa hai pensato all’elezione di Bergoglio?
Il toto nomine dava per eletto Scola (ricordiamo tra l’altro un editoriale di Enzo Bianchi sulla Stampa, la mattina del giorno dell’elezione, e le congratulazioni della Cei pubblicate per errore con il nome di Scola). All’annuncio del nome ho provato una gioia grandissima per la novità di un latinoamericano e per giunta gesuita: sono di formazione ignaziana, è stato un vantaggio nel decodificare Bergoglio.
I giovani incontrano la fede cattolica?
Da quello che vedo dei miei giovani amici, – ormai tutti sulla trentina – c’è una divisione tra i tanti molto lontani dalla fede, e alcuni che magari dopo essersi allontanati sono tornati. Negli uni e negli altri c’è un desiderio di spiritualità sottotraccia che mi sembra li accomuni. In generale, leggo quello che leggiamo tutti, di un ritorno alla fede in età adulta e giovane-adulta in alcuni paesi europei, particolarmente Francia e Paesi Bassi, ma non ho gli elementi per fare un discorso scientifico su questi fenomeni.
Fabrizio Binacchi

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