Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
DANTE, Purg. IV, 76sgg.

Ricordo chela Seconda Repubblica, secondo molti “illuminati”, doveva porre rimedio proprio alla frantumazione e al pluripartitismo del sistema politico della Prima.
Il bipolarismo, se non il bipartitismo, fu “aiutato” dalla riforma elettorale: prima il sistema maggioritario al 75% (e una quota, il 25, con il proporzionale per contentino a ciò che restava del vecchio) e poi il premio di maggioranza.
All’inizio sembrò che si andasse realmente verso il bipolarismo e la semplificazione. Infine, nel 2008, i partiti si ridussero a cinque (non conto per le sue dimensioni e la sua natura regionale il MPA di Lombardo): il partito di Berlusconi,la Lega, l’UDC, il PD e l’IDV.
A sinistra, dichiarò Veltroni nell’ultima campagna elettorale, i 14 partiti si erano ridotti a uno: il PD (lo ricordaLa Stampa).
Oggi sono ventisei, senza contare i partiti non presenti come tali in Parlamento: SEL, Cinque Stelle, Radicali (nel gruppo PD), Federazione della sinistra, Psi, Verdi . . .
Il PD è diviso in 17 correnti.
Non dovrebbero recarsi tutti, accompagnati dai politologi della Seconda Repubblica, a portare i libri nella cancelleria del Tribunale fallimentare?
La Stampa e il Corriere non c’informano sul frazionismo del PDL. Secondo i nostri calcoli le correnti sono tredici. A destra, ma fuori del Parlamento, troviamo poi l’UDEUR-Popolari di Mastella ela Destra di Storace.
Anchela Lega– che sembrava un monolite celodurista – va verso le correnti: Bossi, Maroni e Tosi che forse non è “maronita”, ma solo tosiano.
In questo panorama vi è un elemento paradossale se non comico: molti “riformatori” bipolaristi sostengono che col referendum elettorale le cose cambieranno. Sono dei dissimulatori – per non dir di peggio – perchè il referendum con le sue numerose firme, ha dato sì espressione alla rabbia, alla volontà di ampie fasce della società di cambiare le cose (e meno male che questa volontà sia ancora viva!) – ma non produrrà alcun effetto concreto in quantola Cortelo dichiarerà inammissibile (e loro lo sanno).
Vi sono segnali, anche fievoli, che lo sbriciolamento rappresenti un processo verso nuove aggregazioni?
Forse sono miope, ma non ne vedo: al contrario, mi pare che la scomposizione sia totalmente dominata dalla logica del potere di contrattazione per fini personali e di gruppo. Se e quando Berlusconi, accogliendo il consiglio affettuoso di Barroso (“ma fa come Zapatero!!”) o del medico, si ritirerà o sarà vittima di una congiura (Tu quoque, Juli, fili mi!) che cosa accadrà nel e del suo partito?
Quante schegge conteremo dell’implosione?

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