
Invito alla riflessione. Sono ben tre lustri che si annaspa nel buio, i poteri forti sono diventati sempre più forti (ma certa sinistra non diceva di combatterli?), la popolazione è impoverita, il Paese va sempre in peggio, e l’orchestra – della politica nostrana – continua melanconicamente a suonare la stessa musica, imperterrita.
Come uscirne? Un’occasione perduta secondo noi è proprio il Partito democratico, che è nato male e presto morirà: vecchi metodi, liturgie del passato, tutta una romanza ‘antiberlusconiana’ e nessuna proposta alternativa. Perché tutto questo? Perché sono stati liquidati i partiti, quelli veri. Quelli dove c’era le sezioni che selezionavano i rappresentanti della ‘base’ e dove, chi ci credeva, aveva una missione da portare avanti. In effetti i partiti in sé, non dovrebbero essere un male; anzi è a loro che dovremmo delegare la responsabilità di governarci. Il fatto è che oggi al posto dei partiti ci sono le consorterie: le regole si basano sull’autoreferenzialismo, alla guida sempre i signori delle tessere (oggi un poco meno per la verità), le stesse facce, i soliti resteranno aggrappati a quelle poltrone fino a 70 anni suonati. Ecco perché in Italia non cambia più niente (o quasi), chiunque – dell’attuale classe dirigente – prevalga alle elezioni; e infatti chi vince e va al governo, subito dopo inizia a perdere consensi, perché mancano gli uomini che pensano – e questa resta una delle esigenze improrogabili.
A questo punto urge il ritorno alla politica con la P maiuscola, con precise aree culturali di riferimento che si coagulano e assumono il coraggio della sfida, accantonando coloro che sguazzano nell’antagonismo ideologico; anche a costo di uscire sconfitti nell’immediato. Bisogna agire con lungimiranza, non è possibile andare avanti solo sull’antiberlusconismo o sull’anticomunismo (posizioni ambedue pretestuose perché poi quando conviene sanno andare a braccetto). L’unica costante dovrebbe essere il rinnovamento vero, quello generazionale. La parentesi di Mani pulite, quindici anni fa ha impedito questo ricambio naturale, oggi è tempo di realizzarlo, in concreto (quindi spazio ai giovani e alle donne); altrimenti il Paese è destinato a sprofondare.
Ieri a Firenze, alla ex Leopolda, forse è nata una svolta con Matteo Renzi, il sindaco di Firenze. Uno di trentasei anni, che per l’Italietta è una fenomeno. A noi uno come Renzi ci piace, se non fosse di questo Partito Democratico lo voteremmo. Ci ricorda il Berlusconi del 93, carica innovatrice, entusiasmo e tanto coraggio contro gli ‘schemi’. Forse Renzi ha capito che il tema dei moderati è all’odg (l’attuale sistema elettorale è stato un inciucio marcio che doveva tenere smembrato il centro). Oggi le cose non funzionano: vi è la necessità di riaggregare questo spazio politico che è maggioritario nel Paese, ovviamente senza voler rifare la Dc o il Psi (quello considerato una corrente della Dc)
Tutto ciò significa riportare la politica al servizio della gente. Perché se è vero che l’Italietta deve attuare la svolta imposta dalla UE è necessario finirla di prenderci per il culo proprio perchè la situazione è molto seria ed è tassativo togliere di mezzo fisicamente chi fa poco sul serio. Forza Renzi e speriamo che nascano altri Renzi!

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