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Formica racconta il suo Craxi «Era un sovranista europeo»

L’ex ministro socialista: «Si dice di Craxi che fosse arrogante. Era l’opposto» I ricordi dell’ex ministro nell’intervista al Corriere del Mezzogiorno.

di Lucia Del Vecchio | 13 Gennaio 2020

Domani, sabato 11 gennaio alle 10, alcuni socialisti baresi si ritroveranno al cinema Galleria per guardare insieme “Hammamet”, il film di Gianni Amelio su Bettino Craxi appena uscito nei cinema italiani. Lo vedrà, invece, «con tutta calma», l’ex ministro socialista, barese, Rino Formica. «Devo dirle la verità – dice – Non ho questo desiderio spasmodico di vederlo. Anche perché mi pare, da quel che ho letto e sentito, che la chiave di ingresso sul tema non sia assolutamente rispondente al vero».
Onorevole, “Hammamet” già non la convince?
«Si dice di Craxi che fosse arrogante. Era l’opposto. Craxi, semmai, non era subalterno al potere ed era contro l’arroganza altrui, contro quella della maggioranza eterna di governo della Dc e contro quella dei comunisti per la tutela esclusiva delle ragioni della sinistra italiana. Poi ho anche sentito, dalle dichiarazioni dei protagonisti, che il film sia centrato sugli ultimi mesi dell’esilio craxiano e su come cadde il suo potere. Ma Craxi dall’87 non aveva più alcun potere, anzi era debole anche all’interno del partito, dopo i risultati non soddisfacenti delle elezioni di quell’anno».
Quanto sarebbe stata utile la lungimiranza politica di Craxi, oggi?
«La lungimiranza di Craxi sarebbe stata utile negli ultimi 20-25 anni. Soprattutto, nel costruire una entità politica sovranazionale. Lui non era un nazional sovranista. Era un sovranista europeo. Puntava alle entità istituzionali sovranazionali, con un forte rispetto delle ragioni dei singoli stati».
Molto diverso dal sovranismo odierno di Meloni e Salvini?
«Quello di Lega e FdI è nazional sovranismo. Antistorico, ci porta all’isolamento e alla sconfitta, e questi giorni sono da manuale. Oggi, nel Mediterraneo, non abbiamo un solo Paese amico, a causa del nazional sovranismo che ha intaccato anche buona parte della sinistra ufficiale».
Ma i socialisti che fine hanno fatto?
«I socialisti dovettero soccombere non solo alla decapitazione del proprio leader, ma anche alla criminalizzazione del partito con un intervento chirurgico e selettivo sulla sinistra che non era comunista. La Dc trovò, invece, un punto di salvezza con il Pci e prestò una parte dei suoi personaggi a copertura del Pci per un nuovo ciclo di alleanza. L’Ulivo non è che questo, il tentativo di un cambio di maschera».
Un disastro su tutta la linea o c’è chi potrebbe riportare la barra a dritta?
«Non bisogna attendere il cavaliere bianco, ma occorre una maturazione di opinione pubblica. Ognuno faccia il suo dovere. Non mi preoccupa la crisi dei vertici delle forze politiche, ma il disarmo generale».
Vede il pericolo di un neofascismo?
«Vedo il pericolo di una decadenza in coloro che hanno creduto nella democrazia. Il pericolo è il vuoto».
Questo governo potrebbe ripensare al Sud in modo diverso rispetto agli altri?
«Non riesce a pensare a se stesso, figuriamoci se può pensare al Sud. Abbiamo raggiunto il ridicolo anche su scala internazionale con la vicenda Haftar-Sarraj. Il gioco delle tre carte vale anche per il Sud».
Le regionali sono ormai alle porte anche per la Puglia. Il centrosinistra è alle prese con le primarie.
«Le primarie hanno un senso quando c’è forte vita democratica negli organismi intermedi. Ma non lo vedo questo vivo fermento. Prima dei candidati, bisogna vedere chi c’è dietro».
Alcuni, tra cui l’avvocato Michele Laforgia e il senatore Dario Stefàno, ritengono queste primarie uno show al servizio del presidente uscente.
«E hanno ragione. È come quando in Italia avvenne la privatizzazione della impresa pubblica. Non si aprì un dibattito sulla liberalizzazione, ma si andò direttamente alla privatizzazione, dove il più forte cercò di prendersi il boccone migliore».
Che ne pensa di Michele Emiliano?
«Penso che alla rottura del vecchio stile – lavorare molto, parlare poco – corrisponda il nuovo stile di parlare molto, realizzare poco».
Ha ragione la sinistra a invocare l’unità contro il pericolo della Lega di Matteo Salvini?
«Ho l’impressione che ci sia una crisi interna alla sinistra, di visione e prospettive, ma soprattutto di classe dirigente diffusa. È ormai una accozzaglia. Come si dice ‘n derre a la lanz, è quella frittura da fare tutta insieme, senza lavare neanche i pesci».

(Lucia Del Vecchio  –  Corriere Del Mezzogiorno)

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: amelio, anni, bettino craxi, centrosinistra, cinema, classe dirigente, craxi, crisi, democrazia, elezioni, governo, il cavaliere, italia, lega, meloni, mezzogiorno, opinione pubblica, personaggi, primarie, puglia, rino formica, senatore, sinistra italiana, socialisti

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