• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Craxi, sarà riabilitato a destra

Come rileva qualcuno, l’Italia che non riabilita è ben salda e si fa sentire nei giornali ed in Tv. L’Italia che da tempo ha riabilitato, anzi mai condannato, è aumentata di numero.

di Giuseppe Mele | 13 Gennaio 2020

Gennaio, la ricorrenza della scomparsa di Craxi. Le agenzie di viaggio, il volo in Tunisia, annotazioni di dichiarazioni, di articoli da parte di chi non ti aspetti. Le abituali insistenze di pochi e di familiari, per l’obiettivo massimo preteso dai fautori, che si traduce, in fondo, in ben poca cosa, in una targa su una piazza, in una strada, la riconquista dignità affidata alla toponomastica. Gli altri imbarazzati, respingono le istanze, pur in un manifesto dispiacere. I nemici acerrimi di un tempo ed altri più sfumati,  si sono come opacizzati sullo sfondo; ci sono ancora ma trasformati in altro. Non c’è più tanta acrimonia, solo il desiderio di non essere coinvolti e riportati ad una vicenda passata che comunque li ha mandati assolti.

Vent’anni dopo, i fautori, in larga parte compagni di strada dell’ex segretario socialista, sono sempre di meno, sempre più invecchiati. Redigono bei volumi, di indubbio valore storico, su quella stagione, utilissimi a chi vorrà studiarla. Ad alcuni, dopo lungo ostracismo, vengono negate sempre meno le comparsate nei talk Tv. Non devono sempre solo difendere il passato, possono anche ritornare sull’epopea socialista degli anni ’80, sul refrain del duello a sinistra, del massimalismo, del riformismo e del comunismo, partendo dalle radici turatiane e prampoliane. L’effetto è quello di una favola raccontata ai nipoti attorno al fuoco, una favola bella che ancora non è ben chiaro chi  illuda. 

Film, nati dalla Fondazione familiare, ce ne sono stati parecchi, ed anche libri. Nel ventesimo della ricorrenza c’è però di più. C’è un libro di un giornalista importante e furbo, capace di stare da una parte e dall’altra della barricata; un libro dal titolo ammiccante, Presunto colpevole, che fa il verso ad un famoso giallo di vent’anni fa. C’è un film di un regista famoso negli ’80 e nei ’90, premiato nei più importanti festival che porta in scena i giorni passati da Bettino nell’esilio tunisino. Un film importante perché recitato dal circo dei maggiori attori di regime che sono interpreti di verità, dopo aver portato in scena i mafiosi, i brigatisti, i giudici. Anche la Rai di Stato si produce in un dossier che ripercorrendo l’ascesa e la caduta craxiani li fa commentare dalle voci amiche, da quelle ammiccante, dalle giudicanti quasi dispiaciute.

Tanto basta perché si parli di riabilitazione. La sinistra italiana, dopo aver votato in Europa la condanna comune tra comunismo e nazismo, cerca di sfilarsi dall’argomento, lasciando solo un vecchio Fassino a reinterpretare la bavetta di Forlani di fronte alle vecchie accuse per i soldi presi dal Pci che fu. Come rileva qualcuno, l’Italia che non riabilita è ben salda e si fa sentire nei giornali ed in Tv. L’Italia che da tempo ha riabilitato, anzi mai condannato, è aumentata di numero. In fondo l’odio per Craxi passò, ben aumentato, in carica a Berlusconi. Ora che quest’ultimo non è protagonista, invecchiato, con un partito debole, a dieci anni dal suo ultimo governo, gli aculei più lunghi si sono smussati e ritirati. L’odio per Silvio è scemato e con quello anche l’astio per Bettino. D’altronde lo sfregio della condanna, alla latitanza ed ai servizi sociali c’è stata per ambedue. Chi odiava ha avuto il suo scalpo.

Nella sua parabola Berlusconi si prese tra gli altri i corpi intermedi dell’ultimo centrosinistra su una prospettiva più liberale per fondare il centrodestra che chiaramente di destra aveva inizialmente le alleanze. In vent’anni però anche il nocciolo del Caf divenne destra. Invece Craxi restò, in esilio, ancora condannato nel ’99, bloccato come in un fermo immagine, leader di sinistra senza una sinistra a seguirlo, anzi. E’ tutt’oggi la sinistra che lo schifa. Per Craxi c’è un peso in più. E’ come un Mazzini, che morì sia pure in patria come in esilio, i cui resti fossero prigionieri degli austriaci. O un Garibaldi nei sepolcri borbonici.

E’ facile ripercorrere i temi che danno a Craxi da destra comprensione e rispetto, divenuti nel tempo  rivisitazione e interesse, elogio e distinguo positivi. Innanzitutto  l’impulso alla modernizzazione fattiva ed alle capacità dei meritevoli. Fattori che si interfacciavano ad un certo nordismo negli anni dello scontro continuo con l’intellettuale della Magna Grecia, leader Dc. La denuncia della carta costituzionale come strumento di ritardo e di ingolfamento politici e l’obiettivo posto chiaramente del Presidenzialismo, della semplificazione di Parlamento e degli strumenti legislativi, burocratici ed elettorali, come la pratica sempre perseguita di governabilità e decisionabilità. La ricerca nella storia anche antica del partito socialista, il più vecchio d’Italia, per trovare gli elementi che in tre congressi gli fecero togliere dai simboli e dalle liturgie gli stilemi della cesura storica del ’21.

Era l’anticomunismo di chi difendeva la libertà, ma non solo. Era l’anticomunismo opposizione ad una fazione venuta da un altro paese e morta con il suo regime mentore. Era anche la rivendicazione della continuità del percorso popolare italiano, fondata sull’indipendenza risorgimentale, opacizzata dal dopoguerra e dalla Guerra fredda. Per questo a Craxi era facile guardare ad una ricomposizione delle fazioni che nate nel socialismo erano divenute ben altro. Per modernizzare, per decidere senza frammentare, per ridare indipendenza all’Italia ed all’Europa, per escludere l’estremismo autolesionista, ci voleva un’altra sua convinzione, il primato della politica su economia, giustizia e burocrazia, che è l’elemento più condiviso con la destra.

Nel percorso da leader della componente più debole del suo partito a premier e statista internazionale, queste cose vennero fuori, un po’ dalla teoria, molto più dalla prassi. Nel confronto con il partito Craxi le impose un poco alla volta offrendo i tanti posti di potere ottenuti che dovevano farle ingoiare. Il partito di Craxi era però impostato sul modello Pertini, con una mentalità frontista, sulla celebrazione di antifascismo e Resistenza e spesso se non condivideva le vignette alla Forattini, rimaneva spaesato. Craxi invece aveva ereditato la simpatia umana che Nenni sentiva per Mussolini. Per svellere il frontismo, Craxi doveva con grande sforzo portare i suoi su teatri culturali ritardatari, quali massimalismo e riformismo, Pascoli, Olivetti e De Amicis. Non si pensi però che la scelta di mercato non fosse già un dato di fatto dal piano Marshall. Negli ultimi anni di Bettino ancora combattente, il problema era come trascinare il vecchio dibattito su quello nuovo del contrasto tra economia pubblica  e privata mentre quest’ultima lanciava campagne alzo zero sulla mala gestione pubblica che faceva il paio con i processi alla corruzione. L’operazione di ritorcere le campagne di Craxi contro di lui, l’anticomunismo contro le imprese pubbliche, ebbe successo. Ed indebolì ulteriormente l’indipendenza nazionale.

Craxi piace alla destra anche per le sue campagne proibizioniste contro le droghe che lo identificava come persona discernente tra diritti positivi e negativi. Ed ovviamente dopo trent’anni di processi a cronometro contro i vari e tanti nemici politici della sinistra, la stessa damnatio di sentenze che si fulminò sul capo del leader socialista, ne fanno il primo eroe. Anche questo dato, come l’aver consciamente o inconsciamente dato il via al rinascente nazionalismo ed a leghismo, rende più difficile la riabilitazione politica. Perché potrebbe essere solo quella di un leader anticomunista e della destra, intesa in senso lato, come quella dei giorni nostri. A complicare le cose gli ultimi ex seguaci storti e contorti, sopravvissuti da mostri ad una apocalisse politica, si presentano alla testa delle coalizioni degli ex comunisti o offrono i numeri per l’ultimo partitino degli eredi di De Mita.

Quando ci sarà chiarificazione tra la storia di Craxi ed il suo partito, della sua storia con la politica e la giustizia, solo dopo si arriverà alla comprensione tra Craxi e l’Italia. Sarà facile perché molte persone, giornali ed istituti saranno spariti, sepolti dalla sabbia del tempo. Sarà dura che tutto ciò trovi spazio nella narrazione digitale. Anche questa, dovendone parlare ne farebbe un leader protezionista, avversario della globalizzazione economica senza limiti. Uno di destra.

Giuseppe Mele

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, berlusconi, carta costituzionale, centrosinistra, comunismo, craxi, europa, garibaldi, giornali, globalizzazione, governo, grecia, mercato, mussolini, opposizione, parlamento, partito socialista, persone, presunto colpevole, rai, regime, riformismo, servizi sociali, sinistra italiana, socialismo

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo Mercanzin

    17 Gennaio 2020 alle 09:55

    Non mi permetto di contrastare le convinzioni di Giuseppe mele.
    Ricordo solo che non solo la vecchia e umana amicizia tra l’anarchico NENNI ed il socialista rivoluzionario MUSSOLINI nata in carcere perché avversari della guerra di Libia, nel 1911, ma anche la convinzione MATTEOTTIANA – i socialisti con i socialisti – hanno permeato la vita politica di CRAXI che preferì Proudhon a Marx.
    Quindi certamente non le scelte di destra, ma autentica politica di stampo europeo.
    Provocatorimente: ma che DESTRA è quella dei fascisti? se la destra è l’erede del LAISSEZ FAIRE LAISSEZ PASSER. mentre Mussolini era per TUTTO IL POTERE A FASCI, corrispondentemente a TUTTO IL POTERE AI SOVIET?
    Ai posteri l’ardua sentenza!

    Rispondi
    • Giampaolo Mercanzin

      17 Gennaio 2020 alle 10:23

      Giustamente Giorgio Gaber domanda.
      Guicciardini non da invece speranze”: “E tanta è la nebbia che divide il PALAZZO dalla piazza, che impedisce di conoscere le ragioni del POTERE”

      Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti