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Foibe: note stonate nella giornata del ricordo

Sorprende che le vicine repubbliche di Slovenia e Croazia, piuttosto che dolersi per quei tragici fatti, si siano risentite della nostra commemorazione.

di Alberto Abrami | 18 Febbraio 2019

In occasione del giorno del ricordo della tragedia delle foibe molti sono stati i giornali , ma soprattutto la televisione di Stato,  maggiormente  che in passato,  ad avere evidenziato quella  tristissima   realtà che, seppure si stenti a chiamarla pulizia etnica, di questo si  trattò. E fu attuata in modo sistematico,  e con ferocia , per  volontà del Maresciallo Tito  al fine di convincere   gli italiani, terrorizzandoli, ad abbandonare  le terre istriane di confine  per poi legittimare la richiesta di annessione alla Jugoslavia altrimenti insostenibile. E lo scopo fu raggiunto perché in trecentocinquantamila circa  furono costretti  ad abbandonare casa ed averi per sfuggire ad un regime persecutorio, nonostante che la storia, pressoché di un millennio, parlasse della presenza veneta, almeno  in tutta l’Istria occidentale .  Ma fu anche orribile poi, quanto oggetto di frustrazione per gli esuli istriani e dalmati,  l’assenza di una memoria  collettiva  di quegli eventi da parte  della nostra politica  che preferì per decenni  ignorare quale ferita fosse stata inferta all’intera nazione.

Occorrerà, infatti, aspettare mezzo secolo perché il nostro Parlamento solennizzasse quella dolorosa vicenda storica  con la data del 10 febbraio: la stesso giorno  della firma del Trattato di pace che legittimò l’acquisizione , ma meglio sarebbe dire l’usurpazione,  da parte dello Stato Jugoslavo, delle terre istriane e della  italianissima città di Zara.    Poi il ricordo annuale da parte della presidenza della Repubblica , e per essa, del presidente Ciampi, particolarmente significativo , ma anche del presidente Napolitano, diversamente peraltro dai personaggi dei diversi partiti, tranne alcune eccezioni, dove il ricordo appariva piuttosto sopito.

Prima, però, si era verificato un altro triste evento : la cessione della zona B, che giuridicamente era ancora italiana. In quella occasione l’on Moro ebbe a dichiarare in Parlamento che l’Italia aveva ottenuto dalla Iugoslavia delle “ contropartite non marginali  “. Quando però si poté esaminare i termini effettivi del trattato  nella allegata cartina geografica  ci si rese conto  che non esisteva alcuna contropartita , ma che addirittura un altro lembo di territorio intorno a Trieste era divenuto slavo. Una vera beffa per  i negoziatori italiani. E trascuriamo il fatto dell’ onorificenza al Maresciallo Tito da parte dello Stato italiano  che ebbe a costituire un’altra ferita per i poveri esuli, ma anche una ferita inferta  alla  stessa dignità nazionale.

Oggi si direbbe che si sia  ricostituita un memoria comune intorno alla vicenda del nostro confine orientale, tanta è stata la  partecipazione delle istituzioni, come dei partiti,  alla “ giornata del ricordo”.  Se, d’altra parte, quel passato è  finalmente  condiviso dall’intera nazione, saranno gli anni a venire  a dircelo.  Sorprende, semmai, che le vicine repubbliche di  Slovenia e  Croazia, piuttosto che dolersi per quei tragici fatti, si siano risentite della nostra commemorazione, quando  per prime esse sanno bene che  non ha voluto  significare alcuna rivendicazione territoriale, mentre  insieme a loro l’Italia vuole costruire l’Europa.

Alberto Abrami

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, giornali, napolitano, nazione, parlamento, personaggi, presidenza della repubblica, regime, repubblica, trieste

Info Alberto Abrami

Già professore ordinario di Diritto Forestale e dell’Ambiente nell’Università di Firenze,. è stato, negli anni a cavallo fra il 900 e il 2000, componente del Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino del fiume Arno in rappresentanza del Ministero del Lavori Pubblici e nel Comitato scientifico del Parco regionale delle Apuane in rappresentanza delle Università toscane. Al suo attivo ha circa trecento pubblicazioni, l’ultima delle quali, edita per i tipi di Aracne Editore di Roma, si intitola “Legislazione ed Amministrazione del Paesaggio”. E’ scomparso a Firenze nel 2023.

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