In occasione del giorno del ricordo della tragedia delle foibe molti sono stati i giornali , ma soprattutto la televisione di Stato, maggiormente che in passato, ad avere evidenziato quella tristissima realtà che, seppure si stenti a chiamarla pulizia etnica, di questo si trattò. E fu attuata in modo sistematico, e con ferocia , per volontà del Maresciallo Tito al fine di convincere gli italiani, terrorizzandoli, ad abbandonare le terre istriane di confine per poi legittimare la richiesta di annessione alla Jugoslavia altrimenti insostenibile. E lo scopo fu raggiunto perché in trecentocinquantamila circa furono costretti ad abbandonare casa ed averi per sfuggire ad un regime persecutorio, nonostante che la storia, pressoché di un millennio, parlasse della presenza veneta, almeno in tutta l’Istria occidentale . Ma fu anche orribile poi, quanto oggetto di frustrazione per gli esuli istriani e dalmati, l’assenza di una memoria collettiva di quegli eventi da parte della nostra politica che preferì per decenni ignorare quale ferita fosse stata inferta all’intera nazione.
Occorrerà, infatti, aspettare mezzo secolo perché il nostro Parlamento solennizzasse quella dolorosa vicenda storica con la data del 10 febbraio: la stesso giorno della firma del Trattato di pace che legittimò l’acquisizione , ma meglio sarebbe dire l’usurpazione, da parte dello Stato Jugoslavo, delle terre istriane e della italianissima città di Zara. Poi il ricordo annuale da parte della presidenza della Repubblica , e per essa, del presidente Ciampi, particolarmente significativo , ma anche del presidente Napolitano, diversamente peraltro dai personaggi dei diversi partiti, tranne alcune eccezioni, dove il ricordo appariva piuttosto sopito.
Prima, però, si era verificato un altro triste evento : la cessione della zona B, che giuridicamente era ancora italiana. In quella occasione l’on Moro ebbe a dichiarare in Parlamento che l’Italia aveva ottenuto dalla Iugoslavia delle “ contropartite non marginali “. Quando però si poté esaminare i termini effettivi del trattato nella allegata cartina geografica ci si rese conto che non esisteva alcuna contropartita , ma che addirittura un altro lembo di territorio intorno a Trieste era divenuto slavo. Una vera beffa per i negoziatori italiani. E trascuriamo il fatto dell’ onorificenza al Maresciallo Tito da parte dello Stato italiano che ebbe a costituire un’altra ferita per i poveri esuli, ma anche una ferita inferta alla stessa dignità nazionale.
Oggi si direbbe che si sia ricostituita un memoria comune intorno alla vicenda del nostro confine orientale, tanta è stata la partecipazione delle istituzioni, come dei partiti, alla “ giornata del ricordo”. Se, d’altra parte, quel passato è finalmente condiviso dall’intera nazione, saranno gli anni a venire a dircelo. Sorprende, semmai, che le vicine repubbliche di Slovenia e Croazia, piuttosto che dolersi per quei tragici fatti, si siano risentite della nostra commemorazione, quando per prime esse sanno bene che non ha voluto significare alcuna rivendicazione territoriale, mentre insieme a loro l’Italia vuole costruire l’Europa.
Alberto Abrami

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