Non credo alla efficacia di provvedimenti che rincorrono le urgenze del momento. Lo affermo con forza, di fronte a candidati per le prossime elezioni comunali di Firenze che pensano di rincorrere gli umori del momento, promettendo di tutto e di più.
Io, invece, credo che siano indispensabili misure strutturali capaci di incidere sui destini di Firenze per lunghi periodi. Non occorre consumare suolo, occorre pianificarne l’uso, con una analisi dettagliata per il reimpiego dei contenitori vuoti o dismessi. Il primo obbiettivo è favorire la residenza sociale, a cominciare da quella pubblica anche nel centro storico. Sarebbe un modo efficace per ridurre la speculazione della rendita di posizione. Punto e a Capo si impegna con forza a rivedere gli attuali strumenti urbanistici a favore dell’interesse collettivo per eliminare l’immagine della città inondata dal turismo ‘mordi e fuggi’.
Naturalmente, il turismo non deve essere eliminato in una città come Firenze. E nemmeno frenato. Piuttosto occorre ribaltare il rapporto che si è instaurato tra turismo e città, a causa delle mancate scelte del passato. Non è la città al servizio dei flussi turistici ma questi ultimi che devono uniformarsi alle esigenze della città. Occorre spalmare e redistribuire il carico. E qui, ancora una volta moltissimo dipende da un sistema di trasporti efficiente e dalla capacità di valorizzare altre importanti aree cittadine dal punto di vista culturale e residenziale. Non sono sogni. Tutto ciò è’ possibile con il tempo, le idee chiare e la capacità di guardare lontano. Il turismo è troppo concentrato nello spazio (una piccola parte di Firenze, il famoso quadrilatero d’oro) e nel tempo (da aprile a settembre-ottobre). Per rimediare, gli imperativi sono essenzialmente due. In primo luogo la cultura (il grande patrimonio artistico diffuso è assolutamente inutilizzato; non esiste alcun rapporto continuativo tra Firenze e la modernità, l’arte contemporanea, la creatività internazionale; non esistono iniziative artistiche, di spettacolo e di produzione che valichino i confini provinciali o regionali). In secondo luogo, la mobilità: collegare rapidamente tutte le periferie significa dare loro maggior qualità e renderle attrattive anche per il turismo che non graverà più esclusivamente sul centro storico.
Mustafa Watte

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