• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Firenze e il disastro dell’urbanistica

di Renzo Manetti | 15 Novembre 2015

Il comune di Firenze è da questo punto di vista in cima alla classifica dei comuni dove regna l’incertezza del diritto.

In Italia il settore trainante dell’economia è sempre stato quello dell’edilizia. E nonostante i tentativi di sviluppo del settore tecnologico, le cose non sono ancora cambiate. Senza quella dell’edilizia non si avrà dunque una ripresa economica reale. Il Governo si è proposto per la verità di sbloccare la realizzazione di grandi infrastrutture,ma l’edilizia non è fatta solo di grandi opere pubbliche, che sono appannaggio di gruppi imprenditoriali di vaste dimensioni dei quali ormai la nostra Toscana è del tutto priva: l’edilizia è soprattutto un insieme di interventi piccoli e medi sostenuti da un diffuso tessuto di imprenditoria privata. Questo tessuto è in crisi e va aiutato, liberandosi di un antico preconcetto della sinistra: quello di ritenere ogni impresario edile uno speculatore, facendo salve solo le cooperative che, almeno sulla carta, speculazioni non dovrebbero farne.

Ma è davvero così? Ci sono ancora i palazzinari degli anni ’60? E chi stabilisce qual’è il confine fra giusto guadagno di impresa e speculazione: è un confine etico o di percentuale di guadagno? Oggi i guadagni di impresa, sia negli appalti che nella libera imprenditoria, rientrano spesso in più che legittime percentuali ad una sola cifra. A mio parere il confine è dunque solo etico e consiste nella prevaricazione dell’interesse pubblico da parte di quello privato. Ma l’etica è difficile da imporre per legge, senza colpire anche gli onesti. Beninteso il malaffare è un’altra cosa e mi riferisco alla corruzione, che è il cancro dei grandi appalti e del meccanismo nefasto delle aste al massimo ribasso. Io parlo dell’edilizia onesta, che si muove nel rispetto delle leggi e delle regole. A questa non viene dato spazio né ossigeno.

Le regole, già, le regole…Parliamo di queste regole.

Il settore dell’edilizia non è fiaccato solo dalle tasse sugli immobili, ma anche da norme puntigliose, anacronistiche, ottuse che nessun governo e nessuna amministrazione pubblica cerca di snellire o di ridurre. Semmai alle vecchie se ne aggiungono sempre di nuove, spesso ancora più illogiche, che si sovrappongono creando un coacervo inestricabile. Le leggi rinviano a regolamenti, i regolamenti rimandano a circolari, le circolari a loro volta hanno necessità di interpretazioni autentiche; poi ci sono i piani strategici, i piani regionali e provinciali, costituiti da volumi di centinaia di pagine; i piani comunali, quello strutturale e quello operativo, infine i regolamenti edilizi e, come si sa, le regole comunali cambiano anche fra territori contermini.

I governi che si sono fin qui succeduti si sono ben guardati dal mettere mano ad una semplificazione legislativa, hanno piuttosto cercato di snellire le procedure, consentendo ai professionisti di attestare il rispetto delle norme. In questo modo hanno alleggerito la responsabilità dei funzionari pubblici, ma l’hanno caricata sulle spalle degli operatori. Il problema più frequente che questi incontrano non è l’osservanza delle regole, ma la loro interpretazione. Il funzionario pubblico può interpretare le norme e definirne l’applicazione. Il professionista no. Egli cerca dunque di usare il buon senso, salvo poi scontrarsi con l’interpretazione diversa che ne dà il funzionario. Il professionista assevera con la SCIA che il suo progetto rispetta le leggi, i regolamenti, le norme, le circolari e lo fa perché ne è convinto. Poi vede recapitarsi una lettera minacciosa che gli sospende i lavori, perché il funzionario del comune ha interpretato il groviglio in altro modo. E a Firenze non basta essere andati prima a confrontarsi con un tecnico del servizio edilizia privata, perché ciò che viene detto a voce non ha valore e varie volte viene poi smentito. Allora non resta altra strada che quella lunga e costosa del ricorso al TAR.

Nel frattempo i lavori si fermano ed il professionista viene denunciato penalmente per aver sbagliato l’asseveramento.

Lo snellimento delle procedure e l’asseveramento di un professionista hanno necessità di norme certe e chiare, dove il margine di discrezionalità sia ridotto a zero, o a zero virgola qualcosa. Oggi questi margini sono con percentuali a due cifre.

Il comune di Firenze è da questo punto di vista in cima alla classifica dei comuni dove regna l’incertezza del diritto. Avevamo un Piano Regolatore dotato di norme abbastanza comprensibili e un Regolamento Edilizio accettabile. Poi il sindaco Renzi ha adottato un Piano Strutturale a volumi zero, imponendo un concetto di per sé condivisibile che anticipava la nuova linea della Regione Toscana. Anche la Regione infatti, con la nuova legge urbanistica 65 del 2014, ha sancito il principio dell’inedificabilità di tutti i suoli che non siano già urbanizzati. Sia la legge regionale che il piano strutturale di Renzi implicano una forte politica di riqualificazione urbana, di recupero di aree dimesse, di ristrutturazioni, di sostituzioni edilizie. Una visione dunque dinamica del recupero e della trasformazione urbana.

Firenze al contrario ha attuato un Piano Strutturale finalizzato al recupero, predisponendo ed approvando un Regolamento Urbanistico che va nella direzione opposta, che torna ad una visione urbanistica obsoleta, quella degli anni ’70 del secolo scorso la quale cercava con ogni mezzo di limitare la speculazione edilizia. A Firenze il recupero urbano è diventato così quasi impossibile e quello edilizio viene scoraggiato da regole anacronistiche.

Ho denunciato più volte le lacune e gli errori del Regolamento Urbanistico di Firenze, con articoli, lettere ed in particolare in una tavola rotonda che organizzammo presso il Consiglio Regionale, presente l’allora assessore Meucci ed il presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze.

Denunciammo già in quella sede il meccanismo velleitario dei cosiddetti “comparti a ponte”, cioè di quei complessi edilizi dimessi che il comune vuole siano demoliti e spostati altrove. In teoria si tratta di un principio più che giusto, ma viziato dalla pretesa di imporre le aree sulle quali dovrà avvenire lo spostamento, aree che sono private e non pubbliche. La bella teoria si dimentica di fare i conti con i proprietari. Oltretutto gli indici delle aree cosiddette di “atterraggio” (sic!) e i volumi da spostare non coincidono mai. Ne consegue che se anche i rispettivi proprietari trovassero un accordo, altamente improbabile viste le regole dell’economia, non si capisce i volumi che avanzano o che mancano che fine farebbero o dove si andrebbero a trovare.

Denunciammo il fatto che proprio in centro il Regolamento Urbanistico proibisca il cambio di destinazione dei complessi interni agli isolati per ricavarne abitazioni. Da una parte si sbandiera la volontà di far tornare gli abitanti nel centro storico, dall’altra lo si proibisce.

Denunciammo il fatto che ai frazionamenti di appartamenti si imponga di trovare parcheggi, cosiddetti stanziali, che non trovano riscontro in alcuna disposizione di legge, ben sapendo che in centro questo è impossibile.

Denunciammo il fatto che tutti gli edifici costruiti anteguerra (e diversi anche più recenti)  siano vincolati a restauro, senza che se ne consenta la ristrutturazione. E’ paradossale che negli edifici monumentali la Soprintendenza autorizzi spesso interventi più pesanti di quelli ammessi dal comune su edifici degli anni Trenta e Quaranta.

E così via. L’elenco dei paletti che a Firenze impediscono oggi il recupero sono innumerevoli. I piani urbanistici devono essere fatti da chi ha esperienza di progettazione edilizia, altrimenti rischiano di esser viziati da teoria ed ideologia che non sanno confrontarsi con la pratica.

La miopia di Firenze non si è limitata al Regolamento Urbanistico: si è fatto un nuovo Regolamento Edilizio che introduce elementi  di inaccettabile discrezionalità nell’esame dei progetti, ovviamente incompatibile con il principio di legge dell’asseverazione del professionista. Si è così tornati indietro di decenni. Vi spiego come e perché.

E’ stato introdotto nel Capitolo delle Norme che riguardano la Tutela dell’Immagine Urbana un art.75, che prescrive il parere della commissione edilizia sulle modifiche delle facciate. L’obbligo è esteso arbitrariamente anche dove non si può parlare di tutela dell’immagine urbana, come il Capitolo di cui fa parte dovrebbe suggerire, perché viene imposto anche al di fuori del territorio urbanizzato: nella campagna, nelle colline, addirittura nelle facciate interne agli isolati, non visibili da strade o spazi pubblici. Il comune applica la norme in modo letterale: non si limita a tutelare il mantenimento dell’assetto complessivo della facciata, perché spesso bastano operazioni apparentemente ininfluenti o lievi spostamenti di finestre per far scattare la sospensione dei lavori. So per esempio di una SCIA bloccata perché la commissione edilizia voleva un parapetto pieno al posto di una ringhiera.

Si comprende subito come la discrezionalità della commissione sia incompatibile col meccanismo della SCIA, perché un professionista può asseverare la rispondenza del suo progetto alle norme ed alle leggi non al soggettivo giudizio di una commissione. Accade così che il proprietario si veda sospendere i lavori, asseverati in buona fede dal suo professionista, perché alla commissione non piacciono le modifiche che ha introdotto nelle facciate, anche se ammesse dalle norme. Per ovviare al problema, l’art.75 consente al progettista di richiedere, prima di asseverare la SCIA, un parere preventivo alla commissione. Peccato che per avere questo parere ci vogliano mesi, annullando così la finalità che il legislatore ha attribuito alla SCIA, cioè quella di far partire subito i lavori.

Ma non è tutto: l’art.75 viene imposto anche nelle zone a vincolo paesaggistico, dove cioè la tutela è competenza della Soprintendenza su parere espresso da un’altra commissione comunale, quella Paesaggistica. Due organi del comune, anzi dello stesso ufficio, si sovrappongono e possono entrare in collisione, perché è successo più volte che la commissione edilizia abbia riformato il parere di quella paesaggistica e della stessa Soprintendenza. Il che appare non solo assurdo, ma di dubbia legittimità. E non ho ancora finito: se per l’autorizzazione paesaggistica la legge impone tempi certi per la risposta, per il parere preventivo della commissione edilizia non è previsto alcun termine. E’ legittima questa disparità di trattamento? Questo aggiramento delle leggi che impongono tempi certi per le pratiche edilizie?

Dunque la gestione dell’Urbanistica a Firenze sta conducendo ad un blocco totale dell’attività edilizia: da una parte un Regolamento Urbanistico che inibisce la maggior parte degli interventi di recupero, dall’altra un Regolamento Edilizio che introduce meccanismi di una fallace tutela viziati nella logica e nella legittimità. E’ così che si presume di incentivare l’attività imprenditoriale? O la volontà inespressa è proprio quella di impedirla? E Matteo Renzi, quando ha varato un Piano Strutturale a volumi zero, aveva previsto tutto questo?

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazione, anni, buon senso, commissione, comune di firenze, conti, crisi, disposizione, firenze, governo, grandi opere, italia, legge regionale, matteo renzi, nuova legge, punto di vista, regione toscana, renzi, secolo scorso, sviluppo, tar, tasse, toscana

Info Renzo Manetti

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    15 Novembre 2015 alle 12:18

    Ma costruire cosa, per chi e perché se in Italia c’è capacità abitativa per più di 150 milioni di persone? Ho capito, non ci resta che essere cattolici e accoglienti per sostenere il vecchio mito di Metello; ” Se il mattone tira l’economia tira “. Come mai siamo così deprimenti, squallidi e ottocenteschi?

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti