Ci sono vicende che segnano la vita delle città per tempi infiniti. Creano fazioni, polemiche, inimicizie. A seconda dei punti di vista assurgono a speranza di salvezza dal declino che si avverte fin nei meandri più riposti o, viceversa, incombono come tetra minaccia sullo splendore che orgogliosamente viene rivendicato come immutabile.
A Firenze questa vicenda si chiama Aeroporto. Nella prossima primavera si andrà al voto per eleggere il nuovo sindaco e, ancora una volta, sarà questo l’argomento più dibattuto della campagna elettorale. Ci sono, da un lato, il sindaco Nardella, che aspira alla conferma, ed i sostenitori del “nuovo” aeroporto, fra i quali numerose categorie economiche. E ci sono, dall’altro, i sostenitori dello status quo, ovvero “teniamoci il vecchio”: tra costoro, i 5 Stelle e la segretaria regionale della Lega, che è pisana (cioè tifosa dell’altro aeroporto toscano) e mette in non poco imbarazzo i leghisti fiorentini. La cosa singolare è che nessuna di queste due ipotesi esiste realmente.
Non può esserci un nuovo aeroporto per motivi puramente fisici. L’area prescelta, la stessa del vecchio, cioè Peretola, all’imbocco della autostrada Firenze-Mare, non lo consente. Infatti, quando si presentò l’occasione di realizzarlo, nei primi anni ’70, con i soldi già stanziati dal Ministro dei trasporti, socialista e fiorentino, Luigi Mariotti, la Giunta comunale di centro-sinistra pensò ai terreni di San Giorgio a Colonica, nel pratese. Se fosse stato possibile a Peretola, non si sarebbe andata a scontrare con il PCI che governava Prato e con gli interessi degli industriali di quella città (interessati alle aree di San Giorgio), che finirono col prevalere, buttando a monte l’iniziativa.
Ma nemmeno l’ipotesi di lasciare le cose come stanno nel vecchio aeroporto di Peretola esiste concretamente. Lo scalo riaprì ai voli trentacinque anni fa ed ha bisogno di adeguamenti. Che sono quelli previsti dal masterplan presentato dalla società di gestione: una pista più lunga, qualche parcheggio per i velivoli, migliorie alla viabilità di raccordo con la città, qualche spazio in più per le auto e per i pullman. La posta in gioco è solo questa, ma la voglia o il bisogno di gonfiare il petto e proclamarsi vincitori di una battaglia risolutiva per il futuro di Firenze (quanti delitti in nome del futuro ignorando il presente!) ha portato entrambe le parti fuori strada. Alcuni a presentare lavori di adeguamento, indispensabili se si vuole proseguire l’attività, come soluzione epocale capace di adeguare Firenze alle principali città europee e ricollocarla in una nuova dimensione culturale ed economica. Altri, a farne lo scempio ambientale senza ritorno, che consiglierebbe di lasciare le cose
come stanno. Ma, poiché dopo decenni di uso, come detto, ogni infrastruttura ha bisogno di adeguamenti, sarebbe più corretto dire lasciare Peretola al destino di una più o meno prossima chiusura.
Nuovo aeroporto e “vecchio tale e quale”, dunque, come bugie contrapposte che finiscono per nascondere il problema vero dell’aeroporto di Firenze. Che ha dei limiti e continuerà ad averne, ma ha anche il pregio di essere raggiungibile in pochi minuti dal centro della città. Ma a Firenze, la prossima primavera si vota. Ed è certo il risultato più atteso tra le città chiamate alle urne. Logico che soffino venti di guerra. E per portare alla guerra, spesso, le bugie sono indispensabili.
Nicola Cariglia

Forse sarebbe meglio fare un nuovo collegamento diretto e veloce da Firenze con l’Aeroporto di Pisa senza fermate intermedie. Ciò consentirebbe in poco più di 30/40 minuti di portare dalla stazione di Firenze direttamente all’Aeroporto, tempo medio in qualunque città del mondo. E’ un’idea, forse assurda ma gradirei una risposta di esperti.
Poi i tuoi lapsus ingenui non sono per questo meno sgradevoli. Quando qualcuno ti dà ai nervi lo chiami per nome e cognome, se poi il cognome è Siracusa maggiore è la soddisfazione per il razzismo buono che cova prima d’essere perdonati se siamo alle porte coi sassi.
Marzio Siracusa, tu hai un transfert negativo persistente. Purtroppo non posso aiutarti.
Via Nicola, scendi da te stesso, solo una ventina di gradini, e buon Natale
Rilassati Marzio Siracusa. Il mondo non ti fa la guerra. É non devi dimostrare niente al mondo.
Nicola, vestiti meno di superiorità cardinalizia visto che da sei mesi fai guerra ai pentaleghisti, invece porta argomenti se li hai, argomenti non il macinato di parole.
Caro Nicola, anche se anni fa ti piantarono nello seggiolone di Peretola perché da sempre gli aeroporti erano il tuo pane quotidiano, non avverto ancora in te il tormento degli studi superiori di scienze aeroportuali. La tua ultima risposta batte dove il dente duole, tu vuoi una nuova pista, niente di male, basta dirlo, anziché contorcersi in ragionamenti che sembrano originali per la scoperta di nuovi punti di vista, e invece rigirano una vecchia minestra con vecchi sapori molto provinciali, Firenze finalmente metropoli planetaria garantita dai voli quotidiani per trippai e ricercatori, Firenze-New York e Firenze-Chicago! Infine rispondere chiudendo all’altro la possibilità di rispondere sullo stesso argomento, è molto supponente, tanto più per chi come te ha trascorso la vita sulle torri di controllo a dirigere atterraggi e decolli. Ti vedrei bene protagonista del recupero di un filone cinematografico ormai silente da decenni: Peretola Airport 2020, una specie di ” Peretola secondo me ” seguito delle banalità renziane sempre ad uso dei trippai ” Firenze secondo me “.
Scusa Nicola, ma al di là dei sofismi tra nuova pista e nuovo aeroporto, visto che una nuova pista obbliga comunque ad un nuovo aeroporto, tu in conclusione cosa proponi di fattibile o infattibile?
Se leggi l’articolo trovi la risposta. Oppure leggendo questa mia precedente risposta ad altro interlocutore:
““Si o no alla nuova pista”, sottintendendo un impaziente “falla poco lunga”, appartiene alle tifoserie. Cercare di spiegare come e perchè è invece la ricerca di un giudizio meditato. Invito a non sottovalutare la distinzione fra nuova pista e nuovo aeroporto. A Firenze, questa confusione è palpabile ed è causa di dispute e paralisi. Quelli che , per farsi belli, dicono di voler dotare, finalmente, dopo cinquanta anni, Firenze di un aeroporto nuovo, che attirerà milioni di nuovi turisti e chissà quali investimenti, non solo sono dei millantatori. Fomentano le argomentazioni del partito avverso all’aeroporto, motivate da un ambientalismo d’accatto, che comunque prescinde dalle dimensioni del problema. E quelli che dicono no al “nuovo aeroporto” (che tale non è) e con ciò vorrebbero lasciare le cose come stanno, sarebbero più onesti se dichiarassero apertamente di voler chiudere Peretola. Le mie non sono divagazioni, come pretenderebbe qualche impaziente. Sono argomenti che cercano di fare capire la reale situazione nei suoi reali termini.”
Sono cocciuto, Marzio: portare alla guerra due eserciti senza spiegare perchè e per cosa si combatte, non mi appartiene.
Caro Nicola, appunto vorrei sapere cosa ti appartiene, e cosa vorresti. Hai parlato di corretta metodologia del dibattito, ma tu cosa vorresti? Io per esempio da un pezzo sono così presuntuoso da saperlo: 1) depotenziare l’aeroporto civile Galilei di Pisa fino alla sua chiusura; 2) costruire un nuovo aeroporto per tutta la Toscana nella vastissima piana di Capannori, raggiungibile in meno di mezz’ora sia da Pisa che da Firenze quando le Ferrovie avranno raddoppiato la Firenze – Viareggio – Pisa in attesa ormai secolare. Ne parlava Novelli in una sua gustosa pochade; 3) Liberare e salvare Firenze dal sogno dei sottosviluppati di diventare grande metropoli. Che queste proposte siano impossibili economicamente, mi sembrano solo pretesti perché grottesco sarebbe migliorare l’aeroporto di Peretola mantenendo la stessa pista, mentre la nuova pista con nuovo aeroporto costerebbe forse di più, oltre ai danni ambientali e di intasamento della conurbazione. Paghiamo i danni della miopia e del campanilismo partitico degli anni settanta, e solo un’alternativa radicale può risolvere la paralisi ridicola tra nuova pista e nuovo aeroporto.
Io vorrei quello che ho scritto. Che si capisca che Peretola, se non si fanno i lavori di adeguamento, chiude.
Ma riadeguare l’aeroporto come struttura di imbarco e sbarco per la pista attuale è come pretendere che il testone di Einstein sia trapiantato su una formica. Riadeguare l’aeroporto significa optare di nascosto per le condizioni che poi imporranno una nuova pista. Ecco un bell’esempio di cattolicesimo politico.
Fare una nuova pista non significa fare un nuovo aeroporto. lascia perdere, Marzio, non è materia per te.
“Si o no alla nuova pista”, sottintendendo un impaziente “falla poco lunga”, appartiene alle tifoserie. Cercare di spiegare come e perchè è invece la ricerca di un giudizio meditato. Invito a non sottovalutare la distinzione fra nuova pista e nuovo aeroporto. A Firenze, questa confusione è palpabile ed è causa di dispute e paralisi. Quelli che , per farsi belli, dicono di voler dotare, finalmente, dopo cinquanta anni, Firenze di un aeroporto nuovo, che attirerà milioni di nuovi turisti e chissà quali investimenti, non solo sono dei millantatori. Fomentano le argomentazioni del partito avverso all’aeroporto, motivate da un ambientalismo d’accatto, che comunque prescinde dalle dimensioni del problema. E quelli che dicono no al “nuovo aeroporto” (che tale non è) e con ciò vorrebbero lasciare le cose come stanno, sarebbero più onesti se dichiarassero apertamente di voler chiudere Peretola. Le mie non sono divagazioni, come pretenderebbe qualche impaziente. Sono argomenti che cercano di fare capire la reale situazione nei suoi reali termini.
Ma si parla di nuova pista, non di nuovo aeroporto. E allora alla nuova pista, sì o no?
Più che fieramente opposti, c’è da domandarsi: esiste una opposizione che sia in grado chi cacciare il sindaco ? Cioè, senza retorica, esiste una opposizione in questa città? la democrazia lo impone.