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Finanziaria: il debito dell’Italia e i conti in ordine

di Redazione Pensalibero.it | 30 Settembre 2018

In coincidenza con l’elaborazione della finanziaria, si discute, come sempre, di zero virgola cui non bisogna lasciarsi impiccare, di deficit fino al 3% che non è un tabù – senza però tenere conto del debito -, del fatto che siamo uno Stato ‘sovrano’, della necessità di ‘trovare le risorse‘, come se fossero una variabile indipendente; e si sostiene – sempre e comunque, chiunque o quasi sia al governo – che abbiamo “i conti in ordine”. Non si analizza mai come il debito sia il risultato di dissipazioni o di investimenti; né si analizza mai se la crescita del debito pubblico limiti quella del debito privato volto ad investire.

Le regole dell’Unione e della Costituzione
Tuttavia, viviamo in un mondo di regole, non solo europee, ma approvate da noi stessi, e di vincoli – di mercato e di sostenibilità – che ci rendono assai poco ‘sovrani’. I sovrani, spesso nella storia, si sono resi inadempienti e chi presta non vuole rischiare il default del debitore.

Quanto alle regole, dobbiamo incominciare dalla nostra Costituzione, che già in passato prevedeva, all’articolo 81, che ogni legge di spesa dovesse indicare i mezzi per farvi fronte, ma che è stata sempre interpretata nel senso che questi mezzi fossero non solo le entrate tributarie e quelle derivate da altre fonti (partecipazioni, introiti diversi), ma anche il debito pubblico, cresciuto così, salvo in alcuni brevi periodi ‘virtuosi’, a dismisura.

Con la legge costituzionale del 2012, predisposta dal ministro Tremonti (presidente del Consiglio Un uniBerlusconi), ma approvata durante il successivo Governo Monti, vennero introdotti nel nostro sistema il principio dell’equilibrio tra le entrate e le spese, sia dello Stato sia del settore pubblico, e quello della sostenibilità del debito. L’articolo 81 oggi recita:

«Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale».

Mentre nell’articolo 97 della Costituzione, al primo comma precedentemente in vigore è stato premesso il seguente: «Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico».

Un unico criterio permissivo per incrementare il debito
Quindi la Costituzione indica un unico criterio permissivo per incrementare temporaneamente il debito (le fasi avverse del ciclo, non altro) e richiede maggioranze qualificate per approvare tale aumento.

Sono norme che integrano il cosiddetto Fiscal Compact europeo. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/09/finanziaria-debito-italia-ue/

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: conti, costituzione, debito pubblico, finanziaria, governo, governo monti, italia, mercato, ministro tremonti, mondo, monti, presidente del consiglio, tremonti

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