Due settimane ancora e finirà anche la campagna elettorale 2008. Sembrava tutto scontato a fine febbraio, all’insegna del Pdl vince, Pd sa già che starà fermo un giro ecc., poi marzo è cominciato con l’incubo/speranza (dipende dai punti di vista) pareggio al Senato, a fine marzo si litiga sul duello tv sì duello tv no, e sullo sfondo le polemiche al vetriolo, pure malcelate nella ex maggioranza, sul futuro di Alitalia. E come direbbe l’ineffabile Dario C, inviato di punta di un grande giornale in Europa, “i problemi del Paese possono attendere”. Quale Paese? Cesano Boscone o Trezzano sul Naviglio. Perché l’altro Paese, quello, in teoria, con la P maiuscola, non lo sente quasi più nessuno. A metà marzo la cosiddetta campagna elettorale si trascinava stancamente tra una tappa del pullman di Veltroni e una incursione stradale di Berlusconi qua e là, di quelle improvvisate che gli piacciono tanto; qualcuno azzardava già qualche lista di ministri o idee di leggi da fare nei primi centro giorni. Poi al Cavaliere è venuta, più o meno cercata, l’idea geniale, di quelle che cambiano per forza di cose il corso degli eventi: l’Alitalia italiana. Un prima e un dopo. Come il nuovo Mar Rosso. La stanca campagna elettorale metteva le ali. Tutti a dire e a contraddire, a speculare e a rivangare. Lavori in corso, tuttora. Tornava a parlare persino Prodi che da capo di governo per l’ordinaria amministrazione si teneva ben lontano dalle speculazioni elettorali. La mossa di Berlusconi ha tirato dentro tutti, italiani di qua e italiani di là, lombardi, laziali, filo Malpense e filo Fiumicini, francesi, olandesi, tedeschi e sindacati e ministri che tornano a litigare (ultimo duello Bonino Bianchi da manuale) come ai bei tempi del governo Prodi pienamente vigente, prima che Mastella Dini e Fisichella decretassero il giù-il-sipario, in quella sera dei lunghi coltelli di Palazzo Madama. La campagna si trascinava tra accuse di copiarsi e piccoli scoop sulle pensioni politiche di Veltroni che dice di donare in beneficenza. Poca cosa, neanche titoli d’apertura sui giornali che se ne intendono. Sforzo di qualcuno, tipo il Sole 24 Ore di calcolare quanto costerà il programma economico sociale di questo o quel partito che vincerà, ma niente passione. La passione è esplosa su Alitalia e come al solito Berlusconi l’ha giocata di lancio e di rimessa, tirando in ballo i suoi argomenti più propri: la coerenza, l’italianità, la sfida imprenditoriale, il coinvolgimento della famiglia, se ce ne fosse bisogno. Quasi tutti gli altri hanno abboccato. Così per un po’ niente più campagna elettorale di promesse buoniste e luoghi comuni, quegli interventi così generici e insulsi che ti fanno venire il volta stomaco, perché sembra la retorica del volta gabbana senza dolce. Quelle riflessioni così compìte al podio: “Noi vogliamo un riequilibrio dei conti per il bene di tutti gli italiani”. E che direbbe mai il contrario? “Noi vogliamo una società pulita dove i nostri giovani abbiano un futuro sicuro e non di precarietà”. Davanti a cose simili farebbe più notizia uno che ti viene a dire:“Adesso faccio il possibile per far tornare le mezze stagioni”. Credibilità preistorica. Con l’ingresso del caso Alitalia, tutto è volato, e volano anche i nuovi calcoli sulle regioni a rischio, dove si intrecciano problemi locali e campagne elettorali per le comunali, specie a Roma. Pdl e Pd devono stare attenti in parecchie regioni perché il meccanismo del premio senatorial-regionale potrà dare parecchie sorprese, a vantaggio di Sinistra e Udc e nel Lazio anche della Destra. Così dopo le settimane della campagna con le ali, si rischierà il finale di campagna con le ali a terra. Ovvero, dopo un mese di bel dibattito sulla ex compagnia di bandiera occorrerà pensare all’altra compagnia di giro, quell’Italia che rischia davvero di rimanere senza ali e di non trovare più uno straccio di aeroporto aperto da cui decollare.
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Fabrizio Binacchi

Scusa Binacchi, capisco poco questo tuo intervento.