Fiesole è una storia antica, lunga, un mosaico indipendente di mille piccoli e grandi tesori, a volte insospettati, disseminati nel suo ampio territorio.
Quante volte sei salito a Fiesole? A consumare una cena, a prendere il fresco con gli amici, a corteggiare una donna, a contemplare il panorama. Vista da Firenze, abbarbicata sui propri rilievi e con l’agile campanile della cattedrale che fa buona guardia, Fiesole è una salutare elevazione; è la compagna (o complice) fedele e rassicurante di una vita condotta (per lo più) a valle, dove tutto sembra più greve e provvisorio. Vivendo ‘quaggiù’, è come se Fiesole ti avesse dischiuso plasticamente la naturale superiorità di una civiltà formatasi nel contesto multiforme e dinamico che alterna la pianura alle colline, il torpore o il rigore dei climi orizzontali alla relativa freschezza e dinamicità di pur modeste altezze. In realtà Fiesole non è nata per farti compagnia o per ispirarti poetiche riflessioni. Essa ha – ed è – una storia antica, lunga, un mosaico indipendente di mille piccoli e grandi tesori, a volte insospettati, disseminati nel suo ampio territorio. Come mostra lo storico Mario Cantini nel suo libro “Fiesole tra cronaca e storia” (Polistampa, pp. 368, € 19,00), frutto di un’ampia ricerca archivistica eseguita tra l’Archivio Comunale e quelli Vescovile e Capitolare – oltre che presso veri e propri ‘archivi’ viventi.
Aprendo il volume di Cantini passi in rassegna il territorio, con il mutare dei confini amministrativi (quelli attuali essendo sanciti da una legge del 1910, quando Fiesole perse le frazioni di Rovezzano, Settignano, Pellegrino e parti di quelle di Coverciano e Mensola), gli artisti e i personaggi che le hanno dato lustro (Adriano Mari, Giovanni Dupré, Gabriele D’Annunzio, Bernard Berenson, Frank Lloyd Wright, Ugo Ojetti e Herman Hesse, per citarne solo alcuni), cronache, avvenimenti e aspetti di vita quotidiana, acquedotti, lapidi e muri, monumenti, chiese, teatri e oratori: lo diresti un autentico ‘fiesolario’, capace di fornire un solido ‘perché’ a tutti coloro che la vivono, che la frequentano e che comunque la amano.
Per esempio, vi scopri – se non lo sapevi – che tra Fiesole e Settignano corre una rivalità risalente, dato che Settignano “fin dal medioevo aveva fatto parte della Lega e poi della Comunità di Bagno a Ripoli, fino a diventare, durante l’occupazione francese (1808-1814), un territorio autonomo con la comunità di Rovezzano”.
Tra i tanti tesori spicca il Teatro Romano, letteralmente riesumato nel XIX° secolo e inaugurato a nuova vita il 20 aprile 1911, con la recita dell’Edipo Re di Sofocle. Poi incontri lo splendore di pietra e di affreschi della cattedrale, voluta da Iacopo il Bavaro e consacrata nel 1028, con i caratteristici due piani costruiti ai tempi di Sant’Andrea Corsini (1302-1374).
Insomma, con il patrimonio collazionato da Cantini ritrovi in Fiesole una madre (come ricorda l’iscrizione “A matre et filia aeque disto” posta all’incrocio tra via della Piazzola e via Barbacane ) che ti circonda di affetto, con una dolcezza e una misura che evocano questi versi, del resto mai dimenticati: “Fresche le mie parole ne la sera / ti sien come il fruscìo che fan le foglie / del gelso ne la man di chi le coglie…”






Lascia un commento