L’abuso del voto di fiducia, posto in poche settimane numerose volte dal governo Prodi e destinato ad essere invocato per tutta la durata dell’esecutivo, visto lo scarso margine di maggioranza al Senato ed i continui conflitti interni, comincia a dare seri problemi: almeno quanti non ne risolva. A parte le critiche dell’opposizione di centro-destra (scontate), il malumore comincia a investire larghi settori della maggioranza. Se per sanare i contrasti in politica estera e ricondurre alla ragione i riottosi di Rifondazione, PdCI, Verdi, la fiducia è stata invocata dai vertici stessi di questi partiti, in altri casi la fiducia ha impedito il manifestarsi di posizioni che, pur favorevoli al governo volevano marcare qualche differenziazione.
Ad invocare una qualche regolamentazione della fiducia, si è levata addirittura la voce del senatore a vita Giulio Andreotti, testimone e protagonista della politica italiana dalla Costituente ad oggi.
“La Costituzione –ha detto Andreotti- non prevedeva
voti di fiducia, l’istituto era contemplato solo per la fiducia
iniziale al governo, pero’ di fatto poi tutti la abbiamo utilizzata.
Si e’ stabilito anche che, per rendere poi non
piu’ ulteriormente prolungabili i tempi di discussione, si
poteva porre la fiducia”. Tutto a posto, dunque? Niente affatto, perché “c’e’ stato un nuovo avvenimento. Nelle proposte di modifica alla Costituzione dell’altra legislatura era stata fissata una procedura. Il
corpo elettorale nel referendum ha bocciato quelle previsioni.”
Ed è proprio questo, per il senatore a vita che renderebbe opportuna una regolamentazione.
Una regolamentazione, aggiungiamo noi, tanto più opportuna in quanto l’attuale maggioranza ha condotto una campagna martellante in difesa dell’attuale Costituzione.
Fiducia va bene. Purchè sia regolata
Per Andreotti la Costituzione non prevedeva voti di fiducia; l’istituto era contemplato solo per la fiducia iniziale al governo.

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