
Oggi si riparte.
Per molti finisce la pausa estiva, per i più fortunati le vacanze.
La fine dell’agosto segna sempre per tanti aspetti l’inizio di un nuovo anno e spinge a valutare i pericoli e le opportunità che ci aspettano.
Lo scenario non è semplice: salari erosi dall’inflazione, prospettive di stagnazione economica aggravate dai dazi.
E sullo sfondo l’angoscia delle guerre e del genocidio che ormai sembrano non scandalizzare più nessuno. Quasi ci stessimo abituando all’orrore.
In Italia, assistiamo anche a un arretramento sul piano della democrazia e dei diritti civili, imposto da una destra estrema che spinge il Paese verso modelli di regimi illiberali, oggi tanto di moda.
Bisogna reagire a tutto questo.
La politica deve tornare ad essere anche speranza: la capacità di tracciare un orizzonte, di dare coraggio, di indicare un futuro.
Dopo il neoliberismo, a cui anche la sinistra italiana ed europea si è piegata, manca ancora una visione nuova, alternativa.
I “concretisti” come Draghi liquidano l’idea stessa di un progetto alternativo come un’ingenuità, e propongono di volta in volta la “formula giusta”, l’uomo giusto per ogni stagione che assecondi e gestisca le tendenze spontanee della società e dell’economia: il supertecnico, “il super Mario”.
Proprio questo atteggiamento ci ha portati al disastro attuale.
Perciò la politica deve smettere di essere ancilla timorosa di chi dice di affrontare il presente semplicemente piegandosi ad esso.
Elly Schlein ha avuto il merito di proporre un racconto diverso, finalmente da sinistra.
Un passo avanti, persino salvifico per lo stato in cui era stata ridotta la sinistra in Italia, ma serve di più: una visione, una strategia complessiva.
Oggi il tema della pace non è affrontato con la radicalità necessaria. E senza questo coraggio non si può costruire nessun orizzonte diverso dal presente.
Più in generale manca un legame profondo con il mondo intellettuale, della ricerca e della cultura. Mancano infine spazi veri di confronto e di elaborazione e partecipazione collettiva, come i congressi e i convegni tematici.
Un amico scrive: “La dimensione del presente senza storia mi indispone”. E ha ragione. Senza memoria critica, il presente si riduce a miseria e non esiste il futuro.
La politica smette di avere senso perché non risponde alla domanda cruciale a cui non può sottrarsi: chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare.
Chiedere un progetto di società alternativo al dominio del capitalismo può sembrare oggi temerario più che impossibile, ma è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
Questo scatto qualitativo del pensiero politico di sinistra non eliminerebbe la nostra inquietudine, oggi aggravata dal ritorno alla routine dopo la pausa estiva, ma ci farebbe sentire meno soli.
Perché, abbattute tutte le ideologie, resta comunque il bisogno umano di avere una filosofia sociale, un modo di vedere il mondo che possa orientare anche la vita e le scelte di ogni giorno.
Questo può nascere e valere solo da uno sforzo collettivo.
Un pensiero comune, pur nella pluralità delle opinioni, non garantisce la felicità e neppure la realizzazione automatica dei buoni propositi. Ma indica una strada possibile per l’impegno e aiuta a combattere la solitudine che è il male peggiore che ci ha lasciato mezzo secolo di neoliberismo concretista nel suo tentativo di ridurre l’uomo a strumento del capitale.
Ma l’uomo è cosa più complessa e nonostante tutto non può lasciarsi ridurre alla dimensione di strumento. Per questo ho fiducia che il futuro ci riservi cose inaspettate e buone che insieme costruiremo.
Buon rientro a tutti.
Enrico Rossi

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