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Fedeli al libro

di Adalberto Scarlino | 29 Luglio 2012

Scegliere il modo in cui porgere il prodotto della propria mente , della propria arte , non dovrebbe far parte dei “diritti d’autore”? 

“ Quel che mi sta a cuore in questo momento è la biblioteca, perché il nostro tempo comincia a mettere i libri in pericolo “. Così Milan Kundera , nel discorso di ringraziamento ai giurati della Biblioteca Nazionale di Francia per il premio conferito alla sua opera.

E’ per questa ragione – ha continuato – che “ da molti anni ormai, aggiungo ai miei contratti, in qualsiasi Paese del mondo, una clausola in base alla quale i miei romanzi non possano essere pubblicati che sotto la forma tradizionale del libro. Affinchè li si possa leggere solo su carta, non su uno schermo “ . Perché voglio – ha sottolineato – che i miei romanzi restino fedeli al libro per come lo conosco dalla mia infanzia. Fedeli al libro e alla biblioteca “.

Commentando le parole di Kundera sul Corriere della Sera, Stefano Montefiori sentenzia: il no di Kundera non basta a fermare la realtà! E ci informa di aver impiegato “ meno di venti secondi ( ah, la velocità! ) per una banalissima ( ah, la degnazione! ) ricerca su Google “ e per la verifica della presenza, su un server russo, della edizione Adelphi completamente – e illegalmente ( grazie per l’ammissione! ) – digitalizzata, “ pronta per essere trasferita in formato pdf su lettori di ebook, o tablet e telefonini” ( ah, l’informatica! )

Speriamo che Kundera non lo venga mai a sapere, aggiunge Montefiori, perché “ la pretesa ( sic ) dell’ottantatreenne grande autore francese di origine cecoslovacca ( voleva dire del grande autore cecoslovacco, boemo, da anni vivente in Francia), “ ha il valore di nobile testimonianza, di crepuscolare attaccamento ( lasci perdere i crepuscolari ! ) a un’era in cui testo e libro erano una cosa sola; ma nessuna clausola potrà fermare la nuova realtà” ( ohibò! ). L’autore resta padrone del testo , si sente in dovere di precisare ( bontà sua ) Montefiori, ma – conclude inesorabile – il tipo di libro ( cartaceo o elettronico ) lo scelgono i lettori.

E perché ? Perché i lettori devono mancare di rispetto? Perché possono far violenza alla volontà dello scrittore che ci ha donato la sua opera, che ha regalato il piacere della lettura?

Scegliere il modo in cui porgere il prodotto della propria mente , della propria arte , non dovrebbe far parte dei “diritti d’autore”?

Domande ingenue, vero ? Rivendicazioni improprie, non è così ? Interrogativi di un nostalgico, non al passo con i clic dell’era informatica !?

Milan Kundera nasce a Brno ( ora repubblica cèca ) nel 1929, figlio di un pianista; e anche lui studia, a Praga, musica , oltre che filosofia. Nel 1948 viene espulso dal partito comunista e, venti anni dopo, va esule in Francia, avendo partecipato alla “primavera di Praga”. Per anni le sue opere, – scritte in cèco, lingua madre, come la Insostenibile leggerezza dell’essere – sono vietate oltre cortina. Poi, caduto il muro di Berlino, circolano nei vari Paesi, mentre Kundera traduce e scrive anche direttamente in francese.

Ho aperto le pagine de La lentezza , per leggervi un brano, amici di Pensalibero.

Mia moglie Vera mi dice: sulle strade ogni cinquanta minuti muore un uomo. Guardali, tutti questi pazzi che corrono accanto a noi. Sono gli stessi che sanno essere straordinariamente prudenti quando sotto i loro occhi viene scippata una vecchietta ……

Guardo nello specchietto retrovisore: sempre la stessa macchina che non riesce a superarmi a causa del traffico in senso inverso. Accanto al guidatore è seduta una donna: Perché l’uomo non

le racconta qualche cosa di divertente? Perché non le appoggia la mano sul ginocchio? Macchè: l’uomo maledice l’automobilista davanti a lui perché va troppo piano; e neppure la donna pensa a toccarlo … anche lei mi maledice …..

E a me viene in mente un altro viaggio … il viaggio avvenuto più di duecento anni fa, di Madame de T. e del giovane cavaliere che l’accompagnava. E’ la prima volta che sono così vicini l’uno all’altra; e l’ineffabile atmosfera di sensualità che li circonda nasce appunto dalla lentezza del ritmo: grazie ai sobbalzi della carrozza i loro corpi si toccano, dapprima inconsapevolmente, poi consapevolmente; e ha inizio la vicenda …

Se non lo avete letto, potreste andare a cercarlo: in libreria, meglio che alle Poste o al supermercato; potreste toccarlo, sfogliare le pagine, avvicinarlo al viso per sentire l’odore della carta stampata, farvi accompagnare dallo scorrere della trama; “ dialogare” con l’autore. Senza clic e senza tablet. Perché è un libro; non un ebook.

Buona domenica.

Pubblicato in : Primo piano

Info Adalberto Scarlino

Adalberto Scarlino ha svolto per lunghi anni l’attività di insegnante di italiano e storia nelel scuole medie superiori. Iscritto fin da giovanissimo al Partito Liberale Italiano è stato consigliere comunale di Scandicci negli anni sessanta e, tra gli anni ottanta e novanta, consigliere comunale a Firenze ed assessore nelle giunte Bonsanti, Lando Conti, Bogianckino e Morales. Segretario del circolo culturale Piero Gobetti e co-fondatore del Gruppo dei Centouno , è presidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento. E’ autore, con Silvestra Bietoletti, di “Firenze, percorsi risorgimentali ” , Lucio Pugliese editore, seconda edizione 2010.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Maria Rita Monaco

    5 Agosto 2012 alle 16:01

    MA CHI POTRà MAI TOGLIERCI IL SOTTILE PIACERE DEL FRUSCIO DELLA PAGINA GIRATA MENTRE GIà CON IL CUORE, PRIMA ANCORA CHE CON L’OCCHIO, PREGUSTI IL SEGUITO DELLA FRASE STAMPATA? E IL PROFUMO DELLA STAMPA? E LA CONSISTENZA DELLA CARTA SOTTO I POLPASTRELLI?
    SENSAZIONI CHE IL “POVERO” MONTEFIORI NON HA MAI ASSAPORATO Nè TANTO MENO CONDIVISO. PECCATO PER LUI, MA NON TOGLIETELE A NOI.

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    31 Luglio 2012 alle 08:03

    Sfogliare le pagine di un e.book imita soltanto l’andiriviene fra dita e occhi della pagina cartacea che non è un’appendice ma un un tragito fisico e quindi mentale. Il libro non imitò né la pergamena né la tavoletta di cera, invece l’e.book imita il libro, non è un nuovo strumento ma l’imitazione di un vecchio strumento per accelelare la lettura. Ma la lettura accelerata di tutto e ovunque la dice lunga sull’annullamento della funzione critica di qualsiasi scrittura.E infatti il vero scopo dell’e.book è distruggere la scrittura in quanto tale.

    Rispondi
  3. Silla Cellino

    30 Luglio 2012 alle 00:00

    Caro Adalberto, pensavo cose non dissimili leggendo stasera in treno “Vele e cannoni” di Carlo Maria Cipolla

    Rispondi

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