Non ci interessa sapere se ad avvantaggiarsene sia stato il vincitore o uno dei tre sconfitti delle primarie milanesi. Il fenomeno non nuovo di intere comunità o categorie intruppate per il voto alle primarie impone riflessioni sullo stato della nostra democrazia. Il fatto che i partiti siano, giuridicamente, associazioni private non ce ne esime. Per più di un motivo. Di fatto vengono trattati come soggetti di rilevanza pubblica: ricevuti al Quirinale, finanziati coi soldi pubblici, favoriti (quelli già presenti in Parlamento) nelle competizioni elettorali perché, ad esempio, dispensati dalla raccolta delle firme. Ma soprattutto perché i partiti si sono assicurati, essi stessi, l’immediato riverbero “erga omnes” delle loro decisioni. Lo hanno fatto con leggi elettorali che hanno espropriato gli elettori del potere di decidere, essi soli, da chi essere rappresentati. Con le primarie non si decide solo chi sarà candidato a sindaco. Con la stessa procedura alcuni partiti scelgono i candidati al Parlamento e ai consigli regionali. E, come si sa, per la Camera, il Senato e molte Regioni, i sistemi elettorali non consentono i voti di preferenza. Chi viene candidato, se il suo partito ottiene voti a sufficienza, viene eletto. Continuerà così, in pratica, quando, e se, saremo chiamati a votare con la nuova legge truffa voluta da Renzi e Boschi.
Dunque, è ormai chiaro che la moralizzazione sbandierata per l’abolizione delle preferenze è stata solo un pretesto, nemmeno ben camuffato. Non si capisce perché, se il voto reale viene comprato non possa esserlo anche quello espresso per le primarie. Anzi: nel secondo caso è di gran lunga più facile e meno rischioso, non essendoci una regolamentazione ex lege.
Ma ci preme rassicurare i grandi moralisti un tanto al chilo, specializzati nel chiudere gli occhi di fronte a ciò che accade attorno a loro. Le file dei cinesi, o filippini, o rom, o disoccupati, invalidi, etc. ai seggi delle primarie non sono un fenomeno da “mutazione genetica” prodotta da Renzi. L’uso del potere a fini di potere è una costante, non solo italiana. E nessun partito che abbia gestito potere ne è stato immune. Non certo il babbo e la mamma del PD che sono il PCI e la sinistra DC. Chi vive nelle “regioni rosse” ed ha l’età e la memoria, sa bene cosa si intende: un sistema pervasivo, nel quale il potere e la politica non lasciano margine di autonomia se non a quei coraggiosi incoscienti che osano sfidare tutto e tutti, in alcuni casi persino la magistratura.
Negli archivi di Pensalibero c’è traccia di una campagna lanciata molti anni fa per rendere obbligatorie per le legge le primarie. Più precisamente, in ossequio alla loro natura privatistica, obbligatorie per i partiti che intendessero fruire di finanziamento pubblico ed altri benefici. Era un modo per ovviare alla mancanza di democrazia introdotta dalle leggi elettorali e, comunque, attraverso una precisa regolamentazione. Invece da anni le cosiddette primarie si trascinano senza regole che impediscano abusi e storture.
Qualcuno, in altri tempi, più drammatici ed eroici rispetto al presente, aveva prospettato il dilemma “rinnovarsi o perire”. Molto più terra terra il nostro invito: svegliarsi o continuare a dormire.

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