Fatta la legge, fatto il danno. Continua a riservare spiacevoli sorprese la riforma delle amministrazioni provinciali varata in fretta e furia da governo Renzi come segnale di grande dinamismo, operatività e decisionismo qualità che erano invece mancate ai precedenti governi Monti e Letta. Dopo il caos sul nuovo sistema elettorale delle Province (tutt’altro che cancellate dalla riforma) che non prevede più l’elezione diretta dei cittadini come avveniva in passato ma che invece sposta ora la nomina del Presidente e del Consiglio provinciale direttamente nelle mani dei sindaci e dei consiglieri comunali del comprensorio e che, come nel caso emblematico di Lodi, sta dando vita a rituali sommersi e movimenti segreti delle segreterie politiche provinciali dei principali partiti da far tremare i polsi ai navigati leader della Prima Repubblica, torniamo ad occuparci delle vistose pecche della legge in materia di politiche finanziare, di gestione del personale e di competenze dei nuovi enti scaturiti dalla legge approvata sin troppo frettolosamente. In primo piano in queste ore sono infatti la riorganizzazione delle funzioni da completare entro il 31 dicembre 2014, per permettere alle Città metropolitane e alle nuove Province di entrare a regime dal 1 gennaio 2015 avendo ben chiaro chi fa che cosa, senza pregiudicare l’erogazione dei servizi ai cittadini e senza inutili duplicazioni. “Se il Governo ci avesse ascoltato quando lanciavamo l’allarme sul rischio di mandare a monte tutta la riforma delle Province e delle Città metropolitane a causa dei tagli insostenibili ai bilanci, avremmo risparmiato mesi e oggi saremmo davvero pronti a partire. Prendo atto che finalmente è stata compresa la necessità di tenere insieme le riforme istituzionali con le manovre economiche, e non posso che augurarmi che nei prossimi atti del Governo questa scelta sia attuata nel concreto” Sono le parole pronunciate a caldo dal Presidente dell’Upi, (Unione Province Italiane) Alessandro Pastacci, al termine della riunione della Conferenza Stato Città , tenutasi in settimana al Ministero dell’Interno, nel corso della quale è stato ufficialmente comunicato dal Governo la volontà di operare, prima di applicare i tagli della spending review alle Province, un monitoraggio dettagliato dello stato dei bilanci, per verificare l’impatto delle manovre sui servizi erogati. “Nessuno – ha detto Pastacci al Ministro Alfano e ai Sottosegretari Bressa, Bocci e Baretta presenti alla riunione – vuole consegnare ai sindaci che andranno alla guida delle Province in autunno, enti in disequilibrio, o peggio, in dissesto. Ne’ è sensato pensare di spostare funzioni e servizi ad altri enti, con il rispettivo personale, se non ci sono risorse adeguate per coprirli. Tra l’altro, ormai non si tratta più di tagli ai bilanci ma della sottrazione di risorse proprie delle Province per coprire la spesa pubblica centrale. In tutto nel 2014 si tratta di 1,6 miliardi, risorse che utilizziamo per la manutenzione e gestione del 70% della rete viaria nazionale o per interventi necessari a rendere le scuole superiori non solo più belle, ma anche più accoglienti e sicure. Rivedere questi tagli è essenziale per raggiungere l’obiettivo, che ormai ci siamo posti tutti, di consentire che la riforma delle Province e delle Città metropolitane non produca caos o disservizi ai cittadini. Resta il tema della chiara riorganizzazione delle funzioni delle Province: vogliamo sapere come le Regioni intendono continuare ad assicurare i servizi sui territori, nel rispetto dei tempi che impone la legge. Entro il 31 dicembre 2014 – ha detto- il processo deve essere completato, per permettere alle Città metropolitane e alle nuove Province di entrare a regime dal 1 gennaio 2015 avendo ben chiaro chi fa che cosa, senza pregiudicare l’erogazione dei servizi ai cittadini e senza inutili duplicazioni. Non vorremmo – ha concluso Pastacci – che invece che riordinare le funzioni tra Province e Comuni, si assistesse alla nascita di ennesime agenzie e società regionali”. E allora torniamo a far battere la lingua laddove il dente duole. La riforma ha solo cancellato i capitoli di spesa delle indennità di carica di 110 presidenti, altrettante giunte e consigli provinciali. Con la nuova riforma a parte le grandi Città metropolitane i nuovi enti intermedi amministrati direttamente dai sindaci e dai consiglieri comunali non percepiranno nessuna indennità di carica se non quella conquistata con il voto nel proprio comune per la carica di primo cittadino e di consigliere comunale. Di che cifre stiamo parlando se le vecchie indennità medie dei presidenti si aggiravano 6/7 mila euro lordi e quelle dei consiglieri provinciali non superavano i 2500 euro lordi al mese?. Come abbiamo visto tagli sulle spese del personale non se ne parla proprio. Riduzione di costi per appalti e servizi nemmeno l’ombra. Perché quindi espropriare i cittadini l’unico diritto di mandare a casa con il voto le amministrazioni incapaci? Perché gettare la cittadinanza nel caos e aumentare i disagi con la riduzione dei fondi per il funzionamento delle scuole superiori, per i trasporti e per la manutenzione delle reti di strade di collegamento intercomunali?. Solo per gettare fumo negli occhi nell’orda elettorale aizzata contro gli sprechi del denaro pubblico da parte dei politici. Ma le spese pazze a noi risultavano dai rimborsi dei consiglieri regionali e nelle gestioni allegre delle diarie dei parlamentari. Purtroppo i Presidenti delle province e i loro consiglieri non fanno le leggi, ma le applicano faticosamente mettendoci la faccia davanti ai cittadini. Troppo facile farli fuori per legge da chi invece a Roma in tempi di crisi si diletta a “cangurare” l’aula sovrana di Palazzo Madama.
Cesare Mannucci

Non sono d’accordo caro Learco….ma se proprio la riforma andava in questa direzione l’abolizione delle Province doveva essere completa, e non poco poco all’italiana come quel detto popolare: “sei rimasta incinta…?” risposta: “beh no…cioè si…ma appena, appena”. Giusto per incontrare i favori dell’opinione pubblica accecata da una possibile sopressione delle indennità di carica dei presidenti, delle giunte e dei consigli provinciali , che per quanto riguarda i risparmi rispetto agli stipendi e i rimborsi spese dei senatori, dei parlamentari e dei consiglieri regionali sono davvero noccioline. E non solo: ora competenze e attribuzioni nella legge pateracchio sono davvero un rebus per tutti. Resa l’idea???
LE PROVINCE VANNO ABOLITE!!!LE COMPETENZE DEVONO ANDARE A REGIONI E COMUNI!!!