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Far vivere il renzismo anche senza Renzi

di Vincenzo Caciulli | 26 Agosto 2013

Il renzismo, quello delle origini non quello tattico di oggi, rappresenta dunque l’unico patrimonio a disposizione per tracciare la via di una formazione nuova

100312832l43-matteo-renzi-120803115641_bigL’agire politico di Matteo Renzi ha perso, negli ultimi tempi, velocità e smalto. Le sabbie mobili del Partito Democratico l’hanno impantanato nel dibattito surreale delle regole congressuali. Il governo di larghe intese a guida Letta-Napolitano (almeno finché dura) l’ha costretto ad attenuare la critica sul “non fare”. Le sirene della corsa per la leadership democratica l’hanno portato a edulcorare la carica radicale del suo discorso programmatico per acquisire qualche consenso nell’area sinistra del suo partito. Si sono così perse le principali parole d’ordine che il sindaco aveva lanciato nel corso delle primarie d’Italia bene comune e, insieme con loro, i guru che le avevano ispirate. In quel novembre Renzi aveva prospettato il generale ricambio della classe dirigente politica e un nuovo e diverso rapporto tra politica, istituzioni e società. Aveva parlato di sburocratizzazione e liberalizzazioni, di diritti e di responsabilità, di valorizzazione del merito e del talento per liberare le energie del paese. E’ vero che non aveva declinato in maniera precisa e articolata le proprie idee. E’ altrettanto vero che aveva evocato una linea di governo Lib Lab, un radicalismo riformatore fuori dagli schemi culturali e politici maggioritari nel centrosinistra e nel centrodestra. Su quel discorso aveva raccolto consensi significativi e, soprattutto, avvicinato mondi diversi, attratto spezzoni di società lontani tradizionalmente dal centrosinistra, prefigurando un perimetro politico diverso, tendenzialmente maggioritario in un corpo elettorale che esprimeva una forte volontà di cambiamento. Il nuovo Renzi, quello che tende a non scontentare troppo tic e riflessi della sinistra italiana e che ritiene (almeno apparentemente) che sia la conquista del PD la tappa fondamentale, non necessariamente sarà in grado di ripetere il miracolo sia per le mutate condizioni politiche sia per gli scenari che si aprono a seguito dell’inevitabile tramonto della leadership berlusconiana. Senza poter ragionevolmente sapere quanto durerà il governo Letta, se e quando potranno tenersi nuove elezioni politiche e con quale legge elettorale, è comunque ipotizzabile la profonda ristrutturazione del centrodestra italiano e, di conseguenza, la trasformazione del campo del centrosinistra. L’abbandono del contenitore PdL a favore del rilancio di Forza Italia, l’evocazione del programma per la rivoluzione liberale delle origini, sono segnali chiari del cambiamento in corso e che punta a recuperare parte dell’elettorato deluso e parte dell’elettorato confluito, per protesta, nell’area grillina. Un cambiamento che produrrà nuovi leader e una nuova offerta politica e che renderà di colpo obsoleto il PD con i suoi riti, i suoi miti e le sue leadership post comuniste o post democristiane. Il renzismo, quello delle origini non quello tattico di oggi, rappresenta dunque l’unico patrimonio a disposizione per tracciare la via di una formazione nuova, capace di guadagnare consensi in tutti i segmenti dell’elettorato italiano e di candidarsi al governo del paese. L’unico patrimonio da mettere a disposizione del paese che richiede riforme radicali e non di piccoli aggiustamenti sperando che l’eventuale ripresa economica fornisca la benzina per far viaggiare comunque un motore grippato. Il renzismo, quell’insieme cioè d’idee e concezioni che puntano a fare dell’Italia una democrazia moderna, appare oggi troppo importante per lasciarlo in mano al Renzi di oggi.

Pubblicato in : Primo piano

Info Vincenzo Caciulli

Vincenzo Caciulli. Dottore di ricerca in Crisi e trasformazione sociale si è occupato a lungo di ricerca storica e sociale presso università italiane e straniere. E’ stato consigliere regionale e membro dell’Autorità per le Comunicazioni della Toscana. Da oltre dieci anni lavora nella comunicazione con esperienze di amministrazione di società editoriali. Collabora con vari periodici tradizionali e online. Fa parte della Direzione nazionale del PSI.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Vincenzo

    29 Agosto 2013 alle 16:24

    Non ha scoperto nulla. Ci ha fatto sopra una campagna per le primarie e ha raccolto oltre un milioni di voti. Cosa non proprio banale. Quanto alle ricette per riformare l’Italia ognuno la pensa come vuole. Di certo chi ha guidato fin qui ( a destra e a sinistra) a base di leggi e leggine, di apparati burocratici di egualitarismo e statalismo, non ha fatto un gran lavoro mi pare.

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    28 Agosto 2013 alle 19:17

    Quindi Renzi avrebbe scoperto l’idea di valorizzare il merito e il renzismo la declinerà in una regola. Caspita, che orizzonti si aprono davanti a noi! Sburocratizzare e liberalizzare: idee nuove! Grazie Renzi di essere passato tra noi e averci parlato.

    Rispondi
  3. Vincenzo

    27 Agosto 2013 alle 15:16

    Sburocratizzare e liberalizzare sono idee. Come sburocratizzare e cosa liberalizzare le declinazioni. Valorizzare il merito è un’idea e una concezione. Attraverso quale regola è la declinazione. Non ci voleva tanto a capire il senso

    Rispondi
  4. Marzio Siracusa

    26 Agosto 2013 alle 18:17

    ” E’ vero che – Renzi – non aveva declinato in maniera precisa e articolata le proprie idee. “……” Il renzismo, quell’insieme cioè d’idee e concezioni che puntano a fare dell’Italia una democrazia moderna, appare oggi troppo importante per lasciarlo in mano al Renzi di oggi. ”

    Conclusione: Renzi non aveva idee, o per lo meno le aveva poco chiare, ma il renzismo è un’eredità ricca di idee “. Ma non sarebbe meglio tacere invece di perdersi in discorsi così strampalati?

    Rispondi

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