
Abituati come siamo ai repentini dietro-front ed alle leggerezze della politica é presumibile che nessuna conseguenza pratica sarà determinata dal voto rappresaglia di una parte della maggioranza di governo e dei cinquestelle contro la ratifica della riforma di un Trattato precedentemente sottoscritto.
Il punto non è nel merito, perché la mossa elettoralistica di fare uno sgarbo in Europa dopo aver sottoscritto un patto di stabilità capestro e negativo per il nostro paese resta appunto una mossa elettorale, quanto le conseguenze politiche che se ne devono trarre.
La prima è che persiste nel nostro paese un largo schieramento ostile all’Istituzione Europea che non si pone minimamente il problema di definire quale prospettiva per l’Italia esista al di fuori del suo vincolo continentale. A maggiore ragione dopo che il nostro paese é stato abbondantemente ricoperto di aiuti l’indomani della Pandemia attingendo a fondi importanti per la ripresa economica; di più: sono queste le forze che maggioritariamente hanno guidato il paese in questo trentennio che hanno sottoscritto tutti gli impegni di carattere economico in seno all’Unione senza battere ciglio ed hanno persino espresso la guida della Banca Centrale a cui hanno fortemente voluto una personalità italiana come Draghi.
La retorica euro-scettica o no-euro non si è mai tradotta in questi trent’anni in una capacità reale dell’Italia di determinare un cambio di rotta politico dell’Unione e questo coacervo di forze di destra e populiste alla fine sono rimaste isolate persino nella solidarietà su una nuova politica per l’accoglienza dell’immigrazione.
Il voto parlamentare rivela la postura di ciascuna delle forze politiche del
Governo e dell’opposizione per scoprire che non c’è unità di vedute nel Governo e non c’è coesione politica su questioni fondamentali all’opposizione.
Questo è il nuovo scenario che si è aperto.
Oppure si può fare finta di nulla.
Bobo Craxi

il MES ucciderebbe l’Italia, va modificato, ho dato già parere negativo e lo ho motivato