Spronare l’apparato della vigilanza urbana a fare multe agli automobilisti, anziché cercare di rieducarli all’osservanza delle leggi e della convivenza civile, è fortemente immorale.
Le multe inflitte ai cittadini portano nelle casse dei Comuni 7 miliardi di euro (quattordicimila miliardi di lire). Una cifra enorme; impressionante. I bonus, che le Amministrazioni comunali possono riservare al comandante dei vigili come premio, possono arrivare fino a 20 mila euro. Sono cose assurde. Nel commentare questi dati, il primo aspetto che vogliamo mettere in evidenza, è il fatto che di vigili che presidiano le strade ce ne sono sempre meno. Evidentemente, gli addetti alla Polizia locale vengono impiegati dai sindaci in mansioni amministrative, venendo meno alla funzione primaria che dovrebbero avere i tutori dell’ordine: prevenzione, dissuasione ed educazione stradale. La visibilità dei tutori dell’ordine ha una funzione fortemente preventiva, che induce l’automobilista alla prudenza. Quando si sta per commettere un’infrazione, un divieto di svolta, ci si guarda in giro; se c’è qualcuno che può sanzionarci ci asteniamo dal fare infrazioni. La dissuasione si attua con la presenza del vigile sugli incroci importanti. La vista dell’agente fa ragionare l’automobilista, che rallenta la corsa e mantiene un comportamento teso ad osservare le norme del codice. L’educazione stradale può far comprendere che l’uso improprio dell’auto è pericoloso. La “macchina” è un mezzo con cui si rischia la vita. Far comprendere queste cose a chi guida, dovrebbe essere lo scopo primario di ogni corpo di Polizia urbana, di piccole e grandi città. Per legge, i comuni dovrebbero spendere il 50% dell’introito delle multe in sicurezza. Ma esaminando i bilanci degli enti locali, riscontriamo che i proventi delle contravvenzioni vengono spesi in vari modi, tranne per educare i cittadini. Spronare l’apparato della vigilanza urbana a fare multe agli automobilisti, anziché cercare di rieducarli all’osservanza delle leggi e della convivenza civile, è fortemente immorale. Usare queste forme subdole come gli autovelox e i T-Red per sanzionare con ammende i cittadini che, inconsapevolmente, non sanno in quali guai si vanno a cacciare, è disdicevole. Ci sono dei guidatori che tornando a casa di sera, si sono visti contestare multe che non hanno avuto la possibilità di pagare e che sono arrivate a 1000 euro, con pignoramento dello stipendio. E non è tutto: oltre l’aspetto economico, c’è la decurtazione dei punti della patente. Il tutto, a seguito della rilevazione effettuata da un’apparecchiatura elettronica. La verità è che i comuni sono allo sbando. Privati dell’autonomia di un tempo e stretti nel “cosiddetto patto di stabilità imposto dallo Stato” si attaccano a tutto, non sanno più cosa fare per procurarsi entrate di bilancio, che molte volte spendono male. In Italia, con la crisi in atto, i comuni organizzano le feste di piazza e poi negano qualche sussido alle famiglie bisognose; ma siamo impazziti? I cittadini sono tartassati in mille modi (multe comprese) e ci permettiamo ancora le feste di piazza? E’ ora di finirla con gli sprechi e di ritrovare il senso della ragione perduta.

L’italiano medio (che fa maggioranza in questo paese a prescindere dal censo o dalla scolarità) non è propenso a rispettare le norme del codice della strada e troppo spesso chi deve fare rispettare queste regole sembra cieco, altro che fare cassa. Ma chi giustamente commina la sanzione non è un maestro d’asilo incaricato di correggere condotte che violano un’etica che divrebbe essere interiorizzato. Non difendiamo l’indifendibile, il cittadino comune è il primo chiamato a rispettare la legge. Tutto il resto è demagogia