
Con il Falstaff di Verdi si chiude il cartellone operistico dell’85° Maggio musicale fiorentino, purtroppo realizzato in una versione ridimensionata rispetto al progetto originario, a causa delle difficoltà finanziarie che hanno portato al commissariamento della Fondazione. L’estremo capolavoro verdiano, composto da un musicista quasi ottuagenario, è lo spettacolo firmato da Sven-Eric Bechtolf (adesso ripreso da Stefania Grazioli), andato in scena poco più di un anno e mezzo fa con la direzione di John Eliot Gardiner. Stavolta sul podio (per la prima di venerdì 16 alle ore 19 e nelle repliche del 19, 21 e 23 giugno) figura invece Daniele Gatti, che tra l’altro sarà impegnato anche per tre concerti (22, 28 giugno e 1° luglio) dedicati all’integrale delle sinfonie di Cajkovskij.
Il cast canoro di Falstaff, in gran parte cambiato, comprende Michael Volle (Falstaff), Irina Lungu (Alice Ford), Markus Werba (Ford), Adriana Di Paola (Quickly), Rosalia Cid (Nannetta), Matthew Swensen (Fenton), Claudia Huckle (Meg Page), Christian Collia(Dr. Cajus),Oronzo D’Urso(Bardolfo)e Tigran Martirossian (Pistola).
Parlando dello spettacolo, la regista Grazioli si sofferma sul geniale nucleo che caratterizza tutta l’opera: “Trovo questa produzione un gioiello prezioso che abbiamo in casa, evocativo, poetico, divertente, nostalgico, un ingranaggio teatrale perfetto che esalta la genialità musicale verdiana e il grande talento del librettista Boito. Allestimento tradizionale, fedele in tutto e per tutto alla musica e alla drammaturgia, costumi e scene curate nel minimo dettaglio, così come la regia, che non lascia mai niente al caso”. Gatti invece sottolinea che “Falstaff è una delle due opere che potrei dirigere davvero ogni giorno della mia vita. Un’opera quasi più da recitare che da cantare: una storia in musica dove i cantanti sono parte di un progetto dove l’orchestra prende un sopravvento come raramente visto nella storia del melodramma. Rispetto a quello che spesso si pensa, Falstaff non è un’opera comica: spesso ci troviamo in situazioni buffe, ma l’opera, da un certo punto di vista, è persino cinica. Le parti dove noi ridiamo, a un occhio attento, sono quasi sempre quelle in realtà di maggior ‘sofferenza’ del protagonista; la comicità in questo caso nasce da una situazione tragica: quella della solitudine di Sir John Falstaff. Una solitudine che lo colpisce quando egli si sente ancora un uomo attivo, non giunto ancora al suo personale inverno.”
Si ricorda che, grazie alla Fondazione CR Firenze, la recita del 23 giugno (ore 18) è offerta al pubblico con uno sconto del 50% del prezzo sui biglietti di ogni settore.
Luca Summer

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